Il fascino dei “principianti”

Quanti bei film vivono in un limbo di semivisibilità? Tanti. Troppi. Beginners, scritto e diretto dall’americano Mike Mills, è uno di questi. Se in America, alla sua uscita nel 2010, è stato apprezzato dalla critica e ha riscosso molto successo nella Awards Season del 2012, con un Christopher Plummer che a 83 anni portò a casa Oscar, Golden Globe e Bafta, nel nostro “Bel Paese” la pellicola è stata direttamente indirizzata verso il mercato home video, non entrando mai in nessuna sala e, per questo, vivendo in quel limbo di semivisibilità a cui si accennava prima.

Beginners è un film che merita attenzione, non solo perché è il prodotto di qualcosa di intimamente personale dell’autore, diventando una sorta di regalo che l’uomo (che esiste ancor prima del regista) fa al pubblico, dal momento che la storia narrata nasce da una sua esperienza familiare, ma anche, e soprattutto, perché è un film di una tenerezza, un fascino e una delicatezza al di sopra della media.
Il titolo ci suggerisce un primo indizio: Beginners (Principianti). Mills, vestendo i personaggi di una certa inadeguatezza incredibilmente affascinante, ci rivela un segreto che tutti conosciamo, ma che tutti ignoriamo quando si tratta di noi stessi perché un po’ ci vergogniamo, un po’ ci sentiamo mancanti di qualcosa: ovvero che nessuno nasce avendo una chiarissima idea di quello che è, che sente di dover essere con se stesso e con l’altro e chi ostenta una certa sicurezza, in realtà, mente o decide di fermarsi in superficie. La verità è che la vita la si impara vivendola e ogni scoperta sul proprio conto avviene, molto spesso, in modo inaspettato e ci si stupisce di quello che si è e ancora di più di quello che si può essere, ci si stupisce nel riconoscersi “principianti” anche sul finire della vita. Su questa linea viaggia tutto il film di Mills.

Beginners film

La prima inquadratura fissa è su una finestra, un davanzale, un vaso con margherite bianche, solo più tardi sapremo che quello è il vaso della madre del protagonista, morta qualche anno prima, e che le margherite saranno un ritornello ricorrente in vari punti del film; escamotage, quello di riprendere alcuni dettagli per riproporli con l’aggiunta di un indizio o un parallelismo, che viene utilizzato più volte dal regista e che dona un andamento preciso e simpatico alla pellicola.
La storia è raccontata dal punto di vista di Oliver (un malinconico e meraviglioso Ewan Mc Gregor), alter ego di Mills, e attraverso ricordi vecchi, più recenti e quotidiani, il regista muove l’asticella del tempo cronologico a suo piacimento. Senza mai arrecare confusione allo spettatore, ci racconta dell’Oliver bambino, cresciuto con due genitori buoni, ma incapaci di insegnargli la curiosità, la passione, il senso di libertà e di affermazione del proprio sé; di quello degli ultimi anni con il padre (Christopher Plummer) che, dopo la morte di sua moglie, confessa a suo figlio di essere gay, di averlo sempre saputo e di voler vivere gli ultimi anni della sua vita sperimentando la sua vera sessualità e lo fa con Andy (Goran Višnjić) che gli rallegrerà le giornate con la sua freschezza di qualche anno in meno; e poi c’è Anna, interpretata da Mélanie Laurent, alla quale va un plauso speciale, bellissima e femminile nella sua vestaglia turchese a fiori, nei suoi vestiti vintage, nei suoi capelli spettinati e nelle sue espressioni facciali degne di nota. Lei rappresenta il suo presente e un futuro tremolante, che eccita, ma fa paura.

beginners recensione

Il personaggio di Oliver, un disegnatore che si propone di raffigurare “la storia della tristezza”, ci appare ruvido, iper-razionale, sempre in cerca di qualcosa che neanche lui è realmente disposto a catturare, poco propenso a mettersi in gioco, a scommettere sulla sua emotività e sull’imprevedibilità della vita. Il personaggio del padre è paragonabile a un serpente nella fase della muta, la sua figura rappresenta i rimpianti che abbandonano la Terra dell’“oramai è troppo tardi” e approdano su quella del “è tutto ancora possibile” e allora rinasce e vive intensamente: passa del tempo a dare consigli al figlio, ad amare secondo la sua natura, a comprare dischi, libri, a riscrivere la storia della morte di Cristo, privandola di un po’ di crudeltà perché quella che si conosce “è troppo violenta e abbiamo bisogno di altre storie”.
Quello della madre è il personaggio più surreale nelle movenze e nelle espressioni da teatrante, mostra nelle sue “stranezze” una certa ribellione alla società del “tutti uguali, zitti e felici” a cui lei stessa partecipa senza opporre una reale resistenza. Anna è la spontaneità, qualcosa che si presenta come una promessa di felicità fugace e poi prende una via più complessa e concreta. Lei è l’imprevisto di Oliver e Oliver il suo. Entrambi sono sempre scappati dai rapporti con facilità e ora sono alla resa.

Beginners italiano
A creare una certa magia attorno alla coppia Oliver/Anna è un composto di vari elementi: i dialoghi sapientemente ridotti al minimo, tanti sguardi “parlanti”, la coordinazione di alcuni movimenti dei due corpi, che un po’ rimanda alle danze geometriche dei corpi di Buster Keaton, ma con più morbidezza, i sorrisi timidi, gli occhi vigili che pian piano si abbandonano, un senso di profonda tenerezza che si colora di tinte rosee per poi dirigersi verso quelle più fosche quando i due amanti fanno i conti con i propri limiti.
Altro elemento, apprezzato soprattutto dai più nostalgici, è il continuo parallelismo tra la società moderna e quella degli anni ’50, gli spunti storici e chi ha fatto la Storia americana. Un richiamo vintage a un certo cinema muto con il travestimento in cui lei appare nella scena di entrata, nel bel mezzo di una festa in maschera, l’escamotage della sua laringite che non le permette di parlare, utilizzando un taccuino che pare fare il verso alle didascalie di un film ante-sonoro, l’adorabile Jack Russell che parla coi sottotitoli, le musiche che ci riportano immediatamente agli anni ’20 e alle atmosfere intime, la scena dei pattini che inevitabilmente ci fa pensare a Modern Times (1936), un certo elogio a una lentezza poetica.

beginners mills

Questa alternanza tra passato e presente la ritroveremo anche nel film successivo di Mills Le donne della mia vita (20th Century Women), dove il personaggio della madre rappresenta un nostalgico rimando alla generazione passata che guarda con diffidenza alla musica, alla cultura e alle tecniche di approccio di una generazione successiva a cui appartiene suo figlio con il quale non sa comunicare, proprio perché lo avverte estraneo a quello che conosce, di fatti chiederà aiuto a Abbie (Greta Gerwing) e Julie (Elle Fanning), che rappresentano il moderno.
Che dire… Mills è un regista che ci sa fare e Beginners merita di uscire dalla sospensione di semivisibilità in cui è stato riposto. A tutti quelli che amano un certo cinema che possiede il sapore di una felicità triste, è il film giusto per voi!

Articolo di Giusy Di Nuzzo

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *