Quel giorno d’estate: un film che parla di morte ma guarda alla vita

La Francia ha subito dodici attentati terroristici negli ultimi tre anni. Attentati in cui più di duecentocinquanta francesi hanno trovato la morte. Tra questi c’è Quel giorno d’estate.
Come spesso accade, il cinema cattura il dolore, l’assurdità di azioni dis-umane, la perdita e rielabora tutto in pellicola. A volte ci riesce, altre no.
Mikhael Hers ci prova. Ci riesce? Probabilmente sì.

Il regista francese prende un giovane ventiquattrenne, lo mette quasi sempre in bicicletta mentre corre da un lavoretto a un altro, una bella pianista che suscita interesse in questo ragazzo, una giovane mamma single e sua figlia Amanda. Ed è proprio Amanda, questa bambina bionda e paffuta, che dà il titolo al film che in Italia è stato tradotto in Quel giorno d’estate, film presentato nella sezione Orizzonti della 75ª Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia. Perché si parla di un giorno in particolare? Perché è proprio quel giorno dell’intera estate parigina a fare la differenza?

amanda quel giorno
Andiamo per gradi.
Siamo in una Parigi estiva e contemporanea, David (Vincent Lacoste), il giovane ventiquattrenne di cui si parlava qualche riga più su, è un ragazzo che si muove con una certa leggerezza e distrazione nella sua vita, cammina sul perimetro del “mondo dei grandi”, stando attento a non caderci definitivamente dentro. David incontra, in uno dei suoi appuntamenti di lavoro, Lena (una Stacy Martin languida ed elegante) e inizia a pensare che può nascere qualcosa di bello tra di loro.

David ha una sorella, Sandrine (Ophélia Kolb) e una nipote, Amanda (Isaure Multrier). Insieme formano un trio strambo ma bello da vedere.
David e Sandrine sono orfani di padre e da piccoli hanno subito l’abbandono da parte della madre Alison (Greta Scacchi), lo stesso abbandono che Amanda subisce dal padre e che rende Sandrine mamma single che però non si chiude a nuove conoscenze. Infatti, in un momento di ilarità, parla a suo fratello di un uomo con cui sta uscendo.
I tre conducono una vita movimentata, ma sostanzialmente serena e si apre la possibilità che anche Lena entri in questo movimento familiare fatto di danze, sorrisi, corse in bici e colori, perché questo è un film “colorato” e lo è partendo dalla scelta dei costumi dove primeggia il giallo.

david amanda quel giorno
Arriva quel giorno che prende ad essere uno spartiacque tra un prima e un dopo e in quel dopo nulla sarà più come prima.
Quel giorno avrebbe dovuto essere gioioso, Sandrine ha preso la patente, si corre al parco a festeggiare, ma suo fratello è in ritardo, lui, preso dalla corsa continua della sua vita.
David, quel giorno, è in bici, attraversa la città pedalando veloce e una musica solenne lo accompagna. Pedalata dopo pedalata si apre un silenzio strano, un silenzio che avvisa lo spettatore, il quale ha passato la prima mezz’ora ad alleggerirsi con sorrisi, gare allegre in bici e improvvisi balli casalinghi, che qualcosa sta mutando. Poi la scena del parco.

Bisogna spendere due parole per questa scena, che è lo snodo centrale del film, è il “famoso” giorno che ritroviamo nel titolo. Hers sceglie di mettere in pausa la cinepresa, mostra un prima indaffarato e allegro e un dopo devastante e stagnante, ma non il durante: l’attentato. Ci mostra le conseguenze di quella violenza, ma non la violenza. Perché? Perché il suo film parla di morte, ma guarda alla vita, a quello che resta nella vita di chi è stato toccato dalla morte. E cosa resta? Sangue, stordimento e silenzio assordante, ma anche la speranza.
Dopo questa scena domina il vuoto e il silenzio. Le strade della bella Parigi, ben lontana da quella favolosa di Amélie (2002), sono state svuotate delle voci, dei corpi, della vita. Anche casa di Amanda è vuota e silenziosa, “Elvis-Sandrine has left the building”.

amanda giorno estate
Tutto quello che segue è confusione, improvvisazione e ricerca di una ricostruzione. Quello che arriva è soprattutto lo smarrimento di una vita interrotta, il ricalcolo di un percorso dopo una frana emotiva.
Cosa si fa? David si pone questa domanda e non sa dove cercare la risposta. Sa solo che camminava sul perimetro del mondo dei grandi e, senza alcun preavviso, ci è stato buttato dentro con violenza. Lui, un non ancora adulto che deve diventarlo in fretta perché Amanda ne ha bisogno.
Questa incertezza viene interpretata benissimo da Lacoste e narrata bene da Hers.

attentato giorno estate

Parigi, nei giorni immediatamente successivi all’attentato, avvolge i corpi inermi di David e Amanda, quasi veglia su di loro come una figura materna, quella che oramai manca a entrambi (anche se sul finale si apre la possibilità di un riavvicinamento tra David e sua madre), riportandoci alla memoria quella Parigi che seguiva attenta l’Antoine Doinel truffautniano de I 400 colpi (1959).
C’è una scena bellissima, sia dal punto di vista estetico che contenutistico, quella in cui David tiene in braccio Amanda, la cinepresa guarda i loro profili e segue il movimento rettilineo originato da lui, lei ha il corpo nella direzione opposta a lui e questa posizione genera unione, ma anche un leggerissimo stordimento nello spettatore che guarda e si chiede “si va verso destra o sinistra?”. Un effetto ottico che crea disorientamento, lo stesso che ritroviamo nelle vite dei due corpi che si abbracciano.

destra o sinistra giorno estate
Parigi si ripopola, le sue strade ritornano ad essere brulicanti di corpi, voci e vita. È andata avanti, ma ospita anche chi è rimasto fermo a quel giorno d’estate.
Quel giorno d’estate non è solo il film della ripresa da un urto tremendo, ma è anche il film dell’imprevedibilità, della riflessione su certe dinamiche che ci portano a essere una pedina in un sistema molto più grande. Basta sbagliare tempi e luoghi e tutto viene messo in discussione: la possibilità di un amore, il recupero di un rapporto familiare, la vita stessa.

Il film termina con una serie di domande aperte: il recupero del rapporto tra David e sua madre, il rapporto tra Lena e David messo in stand-by nell’attesa che questi si ricostruiscano prima come individui e poi pensare a una coppia, la possibilità di un incontro tra David e la persona che stava frequentando sua sorella, il futuro che si apre con il duo zio-nipote.
La vita va avanti, ma bisogna prendersi i giusti tempi per ricostruirla, per ricostruirsi.

 

Articolo di Giusy di Nuzzo

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