Stranger Things: un mondo senza selfie

Il 27 ottobre 2017, su Netlfix va in onda la seconda stagione di Stranger Things. Stranger Things è una serie TV da binge watching. Ti tiene con gli occhi aperti, curiosi e incollati allo schermo, facendoti somigliare ad Alex di Arancia Meccanica nella scena in cui, sulla sedia di tortura, viene sottoposto al cosiddetto Trattamento Ludovico. In occasione dell’inizio della seconda stagione, vogliamo celebrare la serie con questo articolo, cercando anche di capire quali sono gli elementi che la rendono una serie mozzafiato.

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Gli anni ’80 e i walkie-talkie

Perché gli autori hanno scelto di ambientare Stranger Things nel 1983? La risposta è semplice. Perché non c’era tutta questa merda tecnologica che ci circonda oggi. Zero smartphone, zero smartwatch, niente! La vita si riduceva a una semplice avventura. Uscire di casa significava uscire di casa, non avere un piccolo assaggio di realtà. Gli anni ’80 fungono da escamotage narrativo per raccontare la vita di persone non ancora travolte dall’ubiquità tecnologica dei giorni nostri, che ti fa stare un po’ qui e un po’ là, ma in nessun luogo veramente.

In Stranger Things tecnologia vuol dire walkie-talkie, un oggetto che fonde le parole “camminare” e “parlare”, rivale del telefono, oggetto romantico e precursore dei recenti cellulari. Il flusso di informazioni e la comunicazione negli anni ’80 scorrevano in maniera più rilassata, lenta, senza l’attuale necessità di dover per forza visualizzare e rispondere a una cazzo di notifica, mentre si è per strada e si calpesta una cacca di cane magari. A proposito, che fine hanno fatto i walkie-talkie? Gli hipster non li hanno ancora rilanciati.

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Steven Spielberg e Stephen King

Gli autori di Stranger Things, Matt e Ross Duffer, hanno più volte affermato che la serie è un omaggio ai classici del cinema e della letteratura fantastica degli anni ’80, su tutti Spielberg e King. Stranger Things appare come il sequel spirituale di E.T., il fratellino di The Goonies, ma anche di La Cosa (Carpenter) e Nightmare – Dal profondo della notte (Craven). Le biciclette, i boschi, le tenebre, gli spiriti misteriosi che comunicano tramite le linee telefoniche, le pareti elastiche da cui spuntano mani e volti urlanti, Dungeons and Dragons, sono questi gli elementi fondanti della serie, in un DJ set sulla cultura anni ottanta che non ha precedenti nella storia della serialità.

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Nerd, Guerra Fredda e Progetto MKULTRA

L’origine della parola nerd viene fatta risalire agli anni cinquanta, ma per molti l’avvento di questa massa simpatica di individui diventa celebre con la filmografia americana anni ottanta. L’immagine del nerd si assimila a quella dell’emarginato in sé, a prescindere dal rendimento, per un comportamento e uno stile di vita poco in linea con la maggioranza dei coetanei. Detto questo, appare evidente come i quattro ragazzini protagonisti della serie possano essere considerati gli antesignani del fenomeno nerd che stava prendendo piede in quegli anni.

Inoltre, ci troviamo in piena Guerra Fredda, in un clima di tensione e sperimentazioni. In particolare, pare che gli autori abbiano utilizzato il celebre Progetto MKULTRA per la caratterizzazione di Undici e del laboratorio in cui viene educata. Come si legge da Wikipedia, il Progetto MKULTRA è “il nome in codice dato a un programma illegale e clandestino di esperimenti sugli esseri umani studiato dalla CIA che aveva come scopo quello di identificare droghe e procedure che, integrando altre tecniche di tortura, facevano confessare le persone che vi venivano sottoposte. […] Durante i 20 anni ebbe anche come scopo quello di contrastare in piena guerra fredda gli studi russi, cinesi e coreani sul cosiddetto controllo mentale (mind control) ovvero sulla manipolazione della psiche delle persone. Le scoperte avrebbero dovuto portare numerosi vantaggi, come ad esempio la creazione di assassini inconsapevoli o il controllo di leader stranieri scomodi”.

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Undici

Undici è sicuramente il personaggio femminile più interessante delle serie TV realizzate negli ultimi anni. È l’unico personaggio fuori tempo, proveniente da un’altra dimensione ed epoca. Un po’ cyborg di Blade Runner, un po’ Jessica Hyde, un po’ Sinéad O’Connor, Undici è un concentrato di bellezza e poesia, tristezza e forza, sacrificio e sofferenza. Senza Undici, Stranger Things sarebbe come Breaking Bad senza Walter White o Mr Robot senza Elliot Alderson, è il fulcro intorno a cui ruota tutta la serie, la ciliegina sulla torta, è il personaggio che ci attira maggiormente e che ci tiene legati allo schermo.

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Colonna sonora, sigla e videogioco

Stranger Things si distingue anche per la sigla realizzata da Imaginary Forces. Si ispira ai lavori di Richard Greenberg, disegnatore delle grafiche dei titoli di testa per vari film classici, tra cui AlienStati di allucinazioneSuperman e I GooniesGreenberg è infatti noto per l’uso delle lettere che compongono il titolo di un film per creare ipnotiche combinazioni di movimenti, colori e ombre. In particolare, si scelse di ricalcare lo stile dei titoli delle copertine dei libri di Stephen King, aggiungendo dopo la sigla anche titoli di “capitoli” in ogni episodio proprio per dare la sensazione allo spettatore di visionare un’opera letteraria del noto scrittore.

Le musiche originali della colonna sonora sono composte da Michael Stein e Kyle Dixon, ex membri di una band synth chiamata SurviveI fratelli Duffer spiegarono di aver deciso sin dall’inizio di usare musica elettronica, che rievoca bene la musica degli anni ottanta, e di aver testato l’idea producendo un finto trailer con scene estratte da 25 film classici, tra cui E.T., rimontate con musiche da film di John Carpenter come The Fog e 1997: Fuga da New YorkIncoraggiati dal risultato scelsero di provare lo stesso trailer con i brani synth che avevano udito nel film The Guest: non molto tempo dopo contattorono Stein e Dixon e affidarono loro la colonna sonora, usando la loro musica anche durante le audizioni del cast. I due musicisti usarono principalmente un sintetizzatore Prophet-6, ispirandosi allo stile di Carpenter e alle produzioni del gruppo tedesco Tangerine Dream. Tra i brani non originali compare più volte Should I stay or should I go dei The Clash, i Jefferson Airplane, i Joy Division e i New Order.

Infine, da non perdere il videogioco lanciato qualche settimana fa e che una volta terminato regala il trailer della nuova stagione. Il videogioco spacca, ricorda The Legend of Zelda (1986) e vale la pena scaricarlo (gratis).

Per dirla alla Dustin: buona Feconda Ftagione!

 

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