Ancora non avete visto The End Of the F***ing World?

Una domenica piovosa ed ecco che si cade nel bingewatching. Avrei potuto trascorrerci tutta la giornata, ma The End of the F***ing World purtroppo non dura neanche tre ore. Purtroppo perché il dissacrante teen drama che ci ha regalato Netflix all’inizio di questo nuovo anno, vi terrà incollati allo schermo e vorreste che non finisse così presto.

È la storia di due ragazzini che fuggono da tutto e tutti per un viaggio fuori dagli schemi. Un road trip di formazione, nulla di nuovo insomma, ma il modo in cui è raccontato ha qualcosa di sublime e macabro allo stesso tempo. Sembra una sceneggiatura scritta da Wes Anderson, ma respinta perché troppo dark. La serie è crudele e violenta, ma anche dannatamente divertente e romantica, un equilibrio che funziona anche grazie alla bellissima e nostalgica colonna sonora.

The End of the F***ing World, basata sull’omonimo fumetto di Charles S. Forsman e diretta da Jonathan Entwistle e Lucy Tcherniak, racconta la commovente e bizzarra storia d’amore tra James (Alex Lawther, apparso anche in Black Mirror), che già dalla prima scena si definisce uno psicopatico, e Alyssa (Jessica Barden), una ragazzina sboccata, ribelle e annoiata.

Lui è morbosamente ossessionato dalla voglia di uccidere e, stufo dei soliti animali domestici, si sente pronto per il passo successivo: la sua prima vittima umana. Alyssa è una ragazzina impulsiva e piena di rabbia che allontana tutti con la sua attitudine cinica verso la vita e un linguaggio scurrile: è perfetta per i piani di James.

“Con lui sto bene…mi sento quasi al sicuro” così descrive la diciassettenne la loro promettente relazione, mentre James affila il suo coltello da caccia con una strana luce negli occhi.

Insieme decidono di fuggire dalle loro noiose vite quotidiane e da complicate situazioni familiari, alla ricerca di quel sentimento di appartenenza, sempre fuori portata. E lo trovano l’uno nell’altro, alla fine. Oltre a trovare molto più.

Il viaggio on the road di James e Alyssa è ispirato da una frenesia criminale alla Bonnie e Clyde, motivata dalle circostanze, dall’inesperienza e da desideri che non comprendono fino in fondo. I rimandi a Una vita al massimo e Assassini Nati sono inequivocabili, ma con il proseguire della serie, le loro bravate e i loro che-cazzo-stiamo-facendo iniziano ad avere più senso e i due protagonisti alla fine sembrano personaggi positivi, in contrasto con quelli che incrociano sulla loro strada che, senza spoilerare troppo, rappresentano lo spettro completo delle manie umane.

È impossibile sottrarsi al fascino sinistro di questi due piccoli sociopatici. 8 puntante da vedere tutte d’un fiato tra fughe rocambolesche, omicidi, furti, cambi di look e…personaggi come Frodo. Non perdetevi The end of the f***ing world!

Articolo di Gemma Capezzone

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