Ariano Folk Festival: non saremo mai una periferia abbandonata!

Abbiamo intervistato Francesco Fodarella, uno dei fondatori dell’Ariano Folk Festival, per scoprire qualche dettaglio in più sul festival più ribelle d’Italia e sulla ventiquattresima edizione che si terrà ad Ariano Irpino dal 14 al 18 agosto 2019. Non perdertela, perché anche quest’anno l’AFF non offrirà solo musica, ma qualcosa di più forte che va oltre il concetto di festival.

  1. Come e quando nasce l’AFF? Al tavolo con amici? A un concerto? Come?

L’AFF nasce per caso, come spesso capita, durante una vacanza nella vecchia Cecoslovacchia, durante un torneo di calcio. Al ritorno, dopo lunghe passeggiate nel cuore della notte nei vicoli di Ariano, eravamo al belvedere dei Tranesi, storico catino dell’AFF, e iniziammo a fantasticare. Fantasticammo così tanto che la fantasia da lì a 4 mesi si trasformò in realtà.

2. Che cosa custodisci con gelosia dopo 23 anni anni di attività e di successo? Che cosa porterai per sempre nel cuore?

Porterei sempre tutto dell’AFF, ma l’atmosfera che si è vissuta nell’organizzazione dei primi anni e i sorrisi spassionati e sinceri, in quella zona franca denominata Tranesi, difficilmente si cancellano.

3. Perché l’AFF è un festival da non perdere?

L’AFF è un festival da non perdere perché è coraggioso, perché cerca di restare fuori dal mainstream commerciale, dal facile sbigliettamento, da cui la massa è tanto attratta, e che con facilità potrebbe cancellare, anzi subito cancella. L’AFF ha una sua identità che si basa sostanzialmente sulla ricerca trasversale della musica di qualità. Il nostro pubblico è ormai fedele alla linea, soprattutto perché non conosce i nomi della line-up, si fida del marchio e questo ci inorgoglisce tantissimo e ci responsabilizza a fare sempre meglio. E poi è un festival basato sull’accoglienza, sull’ospitalità, sulle contaminazioni, e quindi emana calore umano… E gli aficionados non possono farne a meno.

ariano folk

4. Quali sono gli artisti da non perdere in questa edizione e qual è l’esibizione che in passato ti ha letteralmente fatto venire la pelle d’oca?

Gli artisti sono tutti ricercati con cura e onestamente non mi va di segnalarne. Vanno rispettati e soprattutto ascoltati con curiosità e passione. Del passato segnalo concerti come i Gogol Bordello nel 2007, Instituto Mexicano del Sonido nel 2009, Tony Allen nel 2010, Roy Paci e Aretuska nel 2000, Amparanoia nel 2003, Antonio Infantino e i tarantolati di tricarico nel 1997, Calexico nel 2015, Chico Trujillo nel 2016. Insomma quelli più eclatanti, ma ce ne sono stati tantissimi che hanno fatto venire la pelle d’oca al popolo AFF: Lura, Bonga, Teofilo Chandre, Capossela, Chinese Man, ecc.

5. Qual è l’artista che può essere definito il padrino dell’AFF?

Chi ci ha regalato un vero e proprio upgrade mentale è Antonio Infantino, e a lui va il nostro maggiore ringraziamento. Già nel 1997, con i suoi discorsi, consigli e riflessioni ci ha agevolato tantissimo nel compito, un visionario nel vero senso della parola.

6. Ci parli un po’ delle iniziative collaterali del festival? E poi, che cos’è il Castle Stage di quest’anno?

Le aree collaterali sono il valore aggiunto dell’AFF. Si tratta di associazioni e privati che organizzano un contorno culturale. Vanno premiati moralmente da tutto il territorio. Senza il loro contributo l’AFF non potrebbe essere definito un festival, ma una semplice rassegna musicale. Il Castle Stage è il secondo palco dell’AFF, quest’anno sarà ubicato davanti al castello normanno nel prato della meravigliosa Villa comunale, che è un autentico patrimonio naturale dell’intera regione.

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7. L’AFF si tiene in una delle regioni (per non dire aree) più svantaggiate d’Italia. Come avete fatto a ritagliarvi un ruolo da protagonisti nel panorama musicale italiano e quali sono i pro e i contro di una scelta simile?

L’Irpinia è un bel posto, da vivere e frequentare, magari è fuori dai circuiti commerciali, ma questo deve essere per noi un motivo per rilanciarla con eventi culturali che si differenziano dai grandi eventi di massa. Bisogna puntare sulla qualità e fare una ricerca certosina per attrarre il meglio e soddisfare i palati più fini. Solo in questo modo non saremo mai una periferia abbandonata. Se pensiamo di imitare i grossi agglomerati urbani, con effetti speciali, siamo fuori rotta, deraglieremmo inevitabilmente.

8. Ricevete una sorta di sostegno/finanziamento dalla politica, dalle associazioni o da qualsiasi ente interessato al vostro progetto?

L’AFF quest’anno metterà in piedi la sua edizione n. 24. Da 3 anni ci hanno riconosciuto finanziamenti POR europei. Prima potevamo contare solo su contributi comunali e sponsorizzazioni dei privati.

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9. Oltrepassando i confini musicali in senso stretto, l’AFF prevede progetti a favore della collettività e della comunità locale?

In passato abbiamo svolto attività di beneficenza. Purtroppo e per fortuna tutti i soci hanno un lavoro autonomo che con il passar del tempo non ci consente di dedicarci solo ed esclusivamente al festival, e questo non ci soddisfa al 100%.

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10. Esiste un frequentatore assiduo del festival? Uno di quelli che collezionano i braccialetti di ingresso a ogni edizione?

Penso e spero di sì, onestamente non lo conosco, ma sono curioso anche io.

11. Salutiamoci con una canzone…

Intervista a Francesco Fodarella (Ariano Folk Festival)

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