Bombay: io ho sempre fatto di testa mia, perciò fatelo anche voi

Oggi scomettiamo su Bombay. Si tratta di una delle interviste più interessanti realizzate fin qui. Probabilmente anche una delle più sentite. E per questo motivo, non vogliamo annoiarvi con inutili presentazioni. Avrete tante cose belle da leggere. Bando alle ciance e buona lettura!

bombay intervista

1) Quali sono le tue origini e in che modo influenzano la tua musica?

Sono nato e cresciuto in provincia di Roma e poi sono arrivato nella capitale per fare l’università; ho vissuto molti anni a Torpignattara che è un quartiere strano, bello e bruttissimo allo stesso tempo. È un ghetto abbandonato da tutti. Solo i comitati di quartiere e l’impegno in prima persona dei residenti riescono a tenerlo in piedi ma dove, effettivamente, è difficile trovare del bello in senso classico. Io comunque ci sono stato benissimo e lo porto nel cuore perché mi ha insegnato tanto. All’epoca abitavo in una casa grande e un po’ sgangherata, in cui sono passate tantissime persone diverse che venivano da tutte le parti del mondo e così ho imparato tanto da ognuno di loro: la cucina cinese, i problemi dell’Etiopia, come lavano casa gli americani, la passione per il vermut degli spagnoli e per il pastisse dei belgi. Ho sempre avuto una mentalità molto aperta e sono sempre stato molto curioso.

2) Perché questo nome? Da quale esperienza nasce?

Mi viene da ridere perché me lo chiedono tutti ma in realtà non è importante; è un nome che suona bene, viene dal gin Bombay che bevevo con la tonica qualche anno fa. Adesso sono passato a drink un po’ più raffinati come il whisky sour o il Negroni, anche se continuo a bere parecchi spritz: ho avuto una storia lunga con il Campari a cui ho dedicato anche un brano.

 

3) A proposito di radici, quali sono invece le tue radici musicali? Tutti tendono a risponderci: “non ne abbiamo, siamo una band unica”, ma noi lo troviamo impossibile, tutti abbiamo dei punti di riferimento consapevoli o inconsapevoli che siano. Ecco, se ti va, diccene qualcuno.

Ho sempre fatto musica da quando sono adolescente. La mia formazione è il punk, più come attitudine che come estetica. Sono un fautore del diy, ovvero rimboccati le maniche e sbattiti in prima persona. Poi per tanti anni ho suonato techno e house ma quando ho spento i synth e ripreso la chitarra per scrivere canzoni è nato per magia Bombay. Per me la musica è soprattutto attitudine e impegno personale. Non esistono scorciatoie e non esiste che qualcuno si occupi di quello che faccio al posto mio, voglio sempre sapere con chi ho a che fare e se una situazione non mi piace o non mi convince non partecipo e non ci suono. Mi piace il rapporto personale e conoscere le persone prima di tutto. La cosa bella di suonare è quella di entrare in una specie di club di gente speciale che crea cose bellissime. Beh, io cerco queste persone.

3) ALBUM è il tuo quarto album. Lo troviamo originale (come il titolo d’altronde), divertente, uno di quelli che fa piacere ascoltare in macchina in estate. Com’è nato e come differisce dagli altri?

Ti ringrazio davvero. È diverso da tutti gli altri perché è il primo disco registrato con una band mentre in passato ho sempre pubblicato dischi solo chitarra e voce. Ho deciso di registrare con la band e di arrangiare le canzoni in maniera più complessa, fare un passo in avanti nell’evoluzione di Bombay anche per esaudire le richieste degli amici e degli addetti ai lavori che mi hanno sempre spronato a fare qualcosa di più con la mia musica. Nella produzione mi sono fatto guidare da Edoardo Petretti che è una stellina dell’underground romano, lui suona il piano e la fisarmonica e ha curato la produzione artistica del disco, ha contattato lo studio, i musicisti, l’estetista, il meccanico, lo spacciatore… Ha fatto tutto, è stato il vero regista del lavoro. Ci siamo trovati in sintonia su quasi tutto e, se magari su alcune cose non ero convinto, ho fatto lo sforzo di (af)fidarmi perché volevo davvero vedere quale sarebbe stato il risultato finale. Devo dire la verità, Edoardo ha fatto un bellissimo lavoro, ancora adesso mi stupisco quando ascolto le canzoni. Ovviamente le scelte erano condivise ma io so molto poco di accordi, di tonalità e tutto il resto, perciò quando i musicisti parlavano tra di loro in musichese io annuivo come un deficiente e il più delle volte non sapevo neanche di cosa stessero parlando. È stata una scommessa fidarmi di Edoardo; ho sempre deciso autonomamente le cose di Bombay, ma quando lui mi guardava con gli occhi che brillavano ero contento e sapevo che stavamo facendo una cosa bella.
Tutto il processo di scrittura e registrazione è stato un viaggio emozionante e bellissimo.

4) Dal punto di vista prettamente musicale, riesci a definire la tua musica?

Potrei dire cantautorale, amatoriale, da cameretta e abbastanza da sfigato. Poi aggiungo indie come attitudine e folk come idea di base, quella di raccontare la quotidianità, quello che mi succede o succede a chi mi sta intorno.

5) “Stare con te non è mai stato facile, è tanto che non ti si vede in giro, da quando stai con quel poliziotto” (dal brano ACAB). Che cosa esprimi in questo brano? Odi gli sbirri?

Sì! odio gli sbirri e le guardie. Da sempre. Anzi ti dirò di più: li temo, ho proprio paura quando li incrocio per strada. Nella canzone ovviamente il ritornello è la cifra comica, nel senso che è riferito a quello che si è messo con la mia ex, ma non provo empatia verso le forze dell’ordine. È un discorso lungo e complicato ma lo riassumo dicendo che a uno stato di polizia io preferisco uno stato inclusivo che dà a tutti le stesse possibilità.

6) Se ti chiedessi: “Vasco od Offlaga Disco Pax?”, cosa risponderesti?

Offlaga senza dubbio, che adoro e conservo nel cuore. Credo siano tra le cose più interessanti che ho ascoltato in Italia da tanti anni. Vasco Rossi purtroppo non lo sopporto. Non è tanto la parte musicale delle sue canzoni che mi disturba, ma i testi, l’estetica; il personaggio proprio non fa per me. Fa parte di quel machismo da bar che mi deprime.

bombay spacebar

7) In questo momento il settore della musica è praticamente paralizzato. Come vivi questa cosa e come hai convissuto con la quarantena e il coronavirus?

Io l’ho vissuta bene, sono finalmente stato a casa e ho avuto tanto tempo da dedicare a mia figlia e mia moglie come non era mai successo. Dovrebbe essere sempre così, non è normale che un padre di famiglia debba uscire la mattina alle 7.30 e tornare la sera alle 18.30 per guadagnare uno stipendio al limite della sopravvivenza. Lo smart working era qualcosa che invocavamo da anni ma che sembrava impossibile da ottenere e invece, con la pandemia, è stato attuato nel giro di pochissimi giorni. Così ho ripreso in mano la mia vita, ho dormito, giocato e vissuto a stretto contatto con i miei cari e sono molto contento di questo. Ho anche scritto tante canzoni, come sempre.

Per quanto riguarda la crisi del settore musicale, confesso che è un argomento più grande di me, ho provato a seguire il dibattito ma purtroppo, per un mio limite, non riesco ad appassionarmi. Io sono per le cose piccole e locali, per la gestione umana dei problemi e allora, quando si parla di business musicale, delle multinazionali o di artisti enormi, non mi ci ritrovo più. Spero solamente che da tutto questo casino si riparta dal basso con più empatia e umanità. C’è da dire che la musica in Italia è principalmente un mercato sommerso, tutto in nero, senza fatture e cose così, per cui è complicato parlarne in termini di sussidi ai lavoratori, contributi, eccetera. Bisognerebbe riformare davvero il settore ma nessuno ha interesse a farlo, in primis i tecnici e gli operai e i gestori dei locali.

Il 2020 ha distrutto molti aspetti del business musicale, anche se secondo me erano in crisi da prima della pandemia: i concerti, i tour, le feste e tutto questo succede perché da tempo la musica è terreno di conquista facile da parte delle multinazionali, dei behemot dei live e delle major discografiche. Se poi ci metti le piattaforme di streaming che guadagnano miliardi per poi pagare spiccioli agli artisti, allora ti accorgi che la crisi c’era anche prima. Ci sono dei paradossi che purtroppo ci portiamo dietro da troppo tempo. Te ne dico un paio: le grandi piattaforme di streaming che guadagnano miliardi grazie alla musica di quegli artisti che vengono pagati una miseria, parliamo di frazioni di centesimi per ascolto. O i superstar dj che vanno in tour mondiale con cachet da capogiro suonando le tracce di producers che fanno la fame e che non vengono neanche riconosciuti.

Però non voglio farmi terra bruciata intorno e voglio mantenere un’attitudine positiva, diciamo che spero davvero che si inizino ad usare piattaforme alternative come Bandcamp e seguire gli artisti che ci piacciono direttamente attraverso i loro canali social e riscoprire il gusto di ascoltare musica di nicchia. Ora che si ricomincerà a fare live, e gli unici che potranno suonare per pochi soldi sono gli artisti minori, è un ottimo momento per uscire di casa con le orecchie pulite e farsi trascinare dalla musica e non dall’hype. Poi ognuno fa quello che vuole; io ho sempre fatto di testa mia, perciò fatelo anche voi.

bombay musica

8) Sei un artista emergente… In Italia è ancora più complicato emergere, soprattutto se non scegli di partecipare a reality televisivi e altre stronzate simili. Tu come speri di emergere in questo oceano in tempesta?

Non ho alcuna velleità di emergere o di essere famoso, faccio la musica e sono felice, del resto non mi preoccupo perché mi fa stare bene. Ho un’unica paura, quella che quando non ci sarò più diranno di me “meritava più di quello che ha raccolto” e allora cerco di seminare il più possibile. Ma non sono attratto dalla fama e preferisco rimanere autentico e fare piccoli passi alla volta cercando di evolvere in maniera organica. Anche perché sono ancora acerbo e ci vuole molta esperienza per fare le cose fatte bene.

7) Lasciaci con un libro, una canzone e un film o serie TV che ti appassionano.

La scelta del libro non è facile, leggo tanto e di tutto. Voglio consigliarvi Brindando con i demoni, di Fiumani. Per chi lo conosce (è il cantante dei Diaframma) sarà una lettura godibile che svela lati particolari del carattere di Fiumani e per chi non lo conosce è comunque un bel libro che parla di musica italiana e ci sono tanti aneddoti divertenti. Per quanto riguarda la canzone, visto che ci siamo direi Fiore non sentirti sola dei Diaframma. La serie televisiva che vi consiglio Ash Vs Evil Dead, serie horror comica scritta e diretta da Sam Raimi che racconta le vicende successive alla saga de La Casa (Evil Dead) con il solito Bruce Cambpell nei panni di Ash Williams alle prese col Necronomicon. Si ride parecchio.

Puoi trovare Bombay su:
Bandcamp
Spotify
Facebook
Instagram
E-mail: lapostadibombay@gmail.com

Leave a Reply

Your email address will not be published. Required fields are marked *