Guida galattica per Primavera Sounders

Quali saranno le piacevoli scoperte del Primavera Sound 2018? Che cosa ne pensiamo noi di Spacebar dei grandi nomi di questa edizione? Da dove provengono le band del PS 2018? In questo articolo cercheremo di rispondere a queste e ad altre domande e proporremo un percorso sonoro da seguire nei giorni del festival. Ovviamente la musica è un fatto personale e i gusti musicali cambiano da persona a persona e sono fortemente influenzati dall’umore di un determinato momento.

Pertanto, se hai intenzione di continuare a leggere questo articolo, sappi che lo sguardo dell’autore non è obiettivo ma si rifà ai suoi gusti musicali: adolescenza plasmata dalla potenza dei RATM, dei Fugazi e dei Tool, dalla poesia dei Massimo Volume e degli Offlaga Disco Pax, dalla magia dei Massive Attack, il tutto condito da una lenta immersione nel mondo dell’elettronica. Negli ultimi mesi ha ascoltato ripetutamente l’ultimo album dei The Soft Moon, Open eye signal di Jon Hopkins, Amor de madre dei The Suicide of Western Culture e mentre scrive il presente articolo si lascia ispirare da Nils Frahm.
Detto questo, se non ti piace nessuno degli artisti appena nominati, forse non vale la pena leggere l’articolo o quanto meno seguirne le indicazioni musicali per il prossimo Primavera Sound.

I big…

Per quanto detto poc’anzi, tra i grandi nomi del PS 2018, molto probabilmente assisteremo solo alle performance di Nick Cave and The Bad Seeds e di Björk. Entrambi hanno un talento indiscusso, non capita spesso di poter assistere a un loro concerto, ma molto dipenderà anche dall’orario in cui suoneranno: dalle 23:00 in poi la musica noiosa inizia a dare veramente fastidio. Ciononostante, la scelta di farli esibire nella stessa giornata di concerti (il giovedì) potrebbe far optare per una serata tranquilla di preparazione al rumore del fine settimana.
Per quanto riguarda tutti gli altri (The National, Lorde, Migos, A$AP Rocky, Jane Birkin, The war on drugs, Vince Staples, Chvrches, Tyler the creator, Haim, Charlotte Gainsbourg, Father John Misty, The Internet, Lykke Li) a noi semplicemente non piacciono e non andremo a sentirli. Abbiamo provato ad ascoltarli in questi giorni, ma proprio non ci entrano in testa. In una recente intervista, Gabi Ruiz, fondatore del festival, ha dichiarato che la presenza di numerose band trap, rap e indie-pop nella line-up di quest’anno è giustificata da una sorta di apertura mentale verso i generi percorsi dal panorama musicale contemporaneo, definendo queste band “i Sonic Youth del momento”. Saremo vecchi, ottusi e poco aperti alle possibilità offerte dalla musica, ma noi i Sonic Youth del 2018 ce li perdiamo con piacere!

Un Cartel mondiale

Nel comunicato pubblicato il 28 gennaio scorso, la direzione artistica ha definito quello del Primavera Sound un cartel “stellare” per i grandi nomi invitati, “trasversale” per la presenza di quasi tutti i generi musicali, “al femminile” per le tantissime donne che si esibiranno, “nero” per i numerosi artisti hip hop, rap e trap, “attuale” per la capacità di restare a passo coi tempi, “fedele” per i numerosi fedelissimi che suoneranno (vedi Shellac, Talabot, Mogwai e Dj Coco), “sorprendente” per le grandi sorprese che ci saranno, “ballerino” perché divertente e “aperto alla città” (per la prima volta infatti sono previsti sconti per gli abitanti di Barcellona). Qualcosa manca però. I membri della direzione artistica non hanno scritto che quello del 2018 è un cartel “mondiale”! Basta dare una rapida occhiata alla provenienza dei vari artisti per rendersi conto che sui palchi del festival si esibiranno band di tutto il mondo:

primavera sound 2018

I continenti ci sono proprio tutti. Per l’ennesima volta, il Primavera Sound dimostra che il festival è innanzitutto una festa della musica, con culture, umori e colori provenienti da tutti gli angoli del nostro pianeta. Naturalmente, così come avviene in altri settori dell’arte, il predominio è dei paesi anglofoni, ma l’Europa, e in particolare la Spagna, hanno una rappresentanza non indifferente. Le tante band spagnole dimostrano quanto ci tenga l’organizzazione alla musica locale, ma anche che in Spagna c’è tanto fermento e terreno fertile per la musica.

Consigli per gli ascolti

Come ogni anno, il Primavera Sound ci sorprende grazie alle performance di artisti che senza il festival forse nemmeno conosceremmo. A piacerci non sono mai stati i grandi nomi, né i main stage, che sicuramente sono di livello mondiale. A noi piace ascoltare e vivere l’ebbrezza dei concerti minori, dove non è necessario portare il miglior binocolo dell’anno per capire che sul palco c’è davvero qualcuno che si sta esibendo. Ci piacciono i concerti delle quattro del mattino, quelli con pochi ma accanitissimi fan. Ecco, a tal fine proponiamo un vademecum con gli artisti che noi di Spacebar non vogliamo assolutamente perderci. Abbiamo preparato una playlist su YouTube, oppure puoi ascoltare una canzone singola facendo clic sul link del titolo dei brani. Ci sono nomi noti e volti meno noti, ma tutti meritano la valutazione più alta della nostra redazione.

Carpenter Brut: Wake up the president
Doble capa: Vas de guays con la ropa rota
Essaie pas: Futur parlé
Fever Ray: To the moon and back
Flat Worms: Motorbike
Floating Points: Nuits Sonores
Four Tet: Lush
Here Lies Man: When I come to
Idles: Mother
James Holden and The Animal Spirits: Each moment like the first
Jlin: Black origami
Jon Hopkins: Open eye signal
Kedr Livanskiy: Ariadna
Kyle Dixon e Michael Stein performing the music of Stranger Things
The men: Maybe I’m crazy
Mount Kimbie: Made to stray
Nils Frahm: Says
Oblivians: Call the police
Oneohthrix Point Never: The knuckleheads
Playback Maracas: Welcome Latino Alien
Public Service Broadcasting: Go!
Rolling Blackouts Coastal Fever: Julie’s place
Slowdive: Souvlaki
Starcrawler: I love LA
Texxcoco: Cinnamon
Ty Segall and The Freedom Band: Every 1’s a winner
Unknown mortal orchestra: American Guilt
The Blaze: Territory
In termini di programmazione, in caso di sovrapposizione con altre band o di vuoto, altri nomi interessanti sono Anna von Hausswolff, The Black Madonna, Daphni, Dolorean, Deerhunter, Dead Cross, Dekmantel Soundsystem, El ultimo vecino, Eva Geist, F/E/A, Fermin Muguruza eta The Suicide of Western Culture, Hinds, Holy Bouncer, John Maus, Karen Gwyer, Dj Koze, La banda trapera del rio, Lindstrom, Mujeres, Palmbomen II, Sparks, Superorganism, Vagabon, Warpaint e per chi non li avesse mai sentiti al PS i Mogwai (cosa alquanto rara).

Per noi anche quest’anno vale la pena andare, soprattutto per gli artisti meno noti appena elencati, per l’atmosfera complessiva che si respira in città e per eventuali sorprese che saranno annunciate prima e durante il festival.
Con questo articolo vogliamo anche ricordare la scomparsa del talentuoso Jóhann Jóhannsson, che avrebbe dovuto esibirsi in questa diciottesima e imperdibile edizione del Primavera Sound.

Articolo di Stefano Iuliani

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