La nuova normalità del Primavera Sound: che cosa ne pensa il pubblico?

Manca sempre meno alla nuova edizione del Primavera Sound. Il 2019 è l’anno della “nuova normalità”, ma come viene vista questa scelta? Come una esemplare apertura di vedute o una semplice questione di marketing? Un rinnovamento necessario o un alto tradimento?
Per capirlo abbiamo fatto due chiacchiere con veterani ed esperti del PS. Tra le tante risposte pervenute, abbiamo selezionato quelle che più di tutte esemplificano i pareri dominanti. Spacebar non ha la pretesa di affermare che le risposte pubblicate dimostrano quale sia l’opinione globale del pubblico del PS, ma vuole soltanto mettere in mostra il sentimento diffuso di una fetta del pubblico italiano che ama il festival e lo conosce bene per motivi diversi. Le due domande sono:

1) “Il fatto che in un cartellone ci sia parità tra artiste donne e artisti uomini dovrebbe essere normale. Se metà del nostro pubblico è femminile, perché non dovrebbe esserlo anche metà del nostro cartellone?”.
Questo è l’incipit con cui il cartellone del Primavera Sound 2019 ha fatto irruzione nelle nostre vite.
Tu che cosa ne pensi di questa scelta del festival?

2) “Reggaeton? Sì, reggaeton. Basta con la dittatura di cosa è corretto. Il mondo si sta affacciando sui ritmi latini ed è il momento giusto per aprirsi a un festival senza dogmi, un festival più libero e più vario. Da qui la presenza di J Balvin, una figura fondamentale per capire l’importanza dell’espansione mondiale del reggaeton”.
Che cosa ne pensi di questa scelta stilistica?

Ecco le risposte:

STEFI, veterana con 10 partecipazioni all’attivo.
1) Penso che sia una motivazione poco convincente. La pretesa di avere molte donne al festival equivale a invitare molte band femminili? È un ragionamento semplicistico. Tuttavia, lo scorso anno è stato particolarmente importante per quanto riguarda le donne: maggiore attenzione alla violenza psicologica e fisica che purtroppo molte di noi subiscono. L’hashtag #metoo ha fatto il giro del mondo ed è stato un motore per tornare a discutere di un problema che passa ancora troppo inosservato. Il mondo dello spettacolo non ha voluto mostrarsi indifferente davanti a queste tematiche. Forse anche il Primavera Sound ha voluto avere un occhio di riguardo per il mondo musicale femminile. Detto ciò, personalmente la trovo una scelta banale. È un festival: voglio ascoltare buona musica, indipendentemente dal sesso dell’artista. Sembra una scelta che persegue la via del finto femminismo, come se anche a un festival dovessero esserci le assurde quote rosa. Imbarazzante. E lo dico da donna.

2) Con questa domanda mi tocchi veramente in un punto doloroso. Ora, io sono solo una fruitrice della musica. Non capisco e non so nulla del mercato musicale. Ma vado (e andrò anche quest’anno) da 10 anni al Primavera. Sono andata a mille concerti nella mia vita e ad altri festival. Ma il PS resta (o restava) il migliore. Perché Barcellona è magica, i prezzi erano alla portata di tutti, c’è il mare e il clima è perfetto. Ma soprattutto perché il PS è un festival indipendente che ha una proposta artistica che abbraccia vari generi, ma sempre di altissima qualità.
Era un festival indie rock che proponeva un format, un concept, un modo di intendere la musica che ha poco a che vedere con i nomi alla moda o gli headliner in voga. Andare al Primavera significa scoprire band che l’anno successivo saranno sulla bocca di tutti. Ascoltare artisti che probabilmente vedrai solo lì. Negli anni il festival è cresciuto a dismisura, si è diversificato senza perdere la sua identità.
Ora, qualcuno mi spieghi che cazzo c’entra J. Balvin. Io manco sapevo chi fosse. Poi ho ascoltato, non solo lui ma molti altri artisti del genere scritti più o meno in grande nel cartellone. E non ho capito. Non ho assolutamente capito questa scelta. Immagino sia difficile sopravvivere come festival indipendente, e che la volontà sia di aprirsi a un pubblico sempre più ampio. Ma in questo modo viene rinnegato lo spirito del Primavera. C’è tantissima musica bella al mondo. Qui non si parla di un genere che può piacere o meno, ma di musica di bassa qualità.
Quindi in realtà a questa domanda non so rispondere veramente. Certo è che quest’anno mi sento tradita,sento che lo spirito di un festival meraviglioso si sta perdendo ogni anno di più. Sembra che lo spazio “alternativo” e veramente indipendente si stia riducendo sempre più. Insomma,chi vede la musica come me,si sente sempre più solo.

OSCAR, veterano e musicista.
1) Credo che sia una scelta assolutamente condivisibile. È assolutamente in tendenza con alcune delle istanze che maggiormente stanno facendosi spazio nella nostra società, per questo credo sia una decisione più che corretta. Aprire il cartellone a un maggior numero di artiste femminili non può che portare a una nuova consapevolezza in fatto di ascolti. Poi ognuno deciderà cosa gli è piaciuto e cosa no, intanto però si dà spazio a chi troppo spesso deve faticare il doppio per imporsi.

2) Non mi fa impazzire, non sono un amante del genere e credo che per quanto il festival debba fare incassi e quindi seguire dei trend che possono portare “nuovo pubblico” sotto i palchi, abbia anche una più grande responsabilità stilistica. Sinceramente non mi fa impazzire l’idea.

CARLO, di Piadina Music e social media manager in ambito musicale.
1) Guarda, per me non è nemmeno un argomento da affrontare nel 2019. Potrebbero essere anche solo donne a esibirsi e se fossero artisti che mi interessano mi recherei al Primavera come faccio ogni anno.

2) Qui mi vengono in mente tantissime cose da dire tutte assieme, spero di formulare almeno un concetto sensato. Questa è una scelta artistica. Io credo che il reggaeton sia già abbondantemente fruibile sia sui network di maggiore portata (radio e TV) sia a livello di esibizioni live e che non necessiti di altri luoghi per poter essere “sdoganato”.
Quindi più che pensare che sia “scorretto” ospitare il reggaeton al Primavera, lo vedo come una mossa per tenere in piedi il festival che ogni anno è sempre più schiacciato da altri festival estivi non indipendenti.
Insomma, qualche artista trap e reggaeton per fare cassa e il resto per fare quello che ci pare. Non è una mossa “originale” eh, guardiamo l’Umbria Jazz, sono anni che ospita artisti quali Mika o Lady Gaga.
Questa cosa suscita però in me svariate sensazioni. La prima è che inizio a credere che artisti quali Apparat, Modeselektor, ma anche Aphex Twin, Massive Attack eccetera inizino a essere “musica per vecchi”. Cioè quella musica che tuo papà ti fa ascoltare mentre sei in salotto a giocare coi lego.
Questo mi rende un po’ triste perché mi fa sentire anziano, ma ci sta. Io però sono molto appassionato a questo genere e pur lavorando sia con dei trapper che con degli artisti prettamente mainstream, se dovessi comprare un disco lo comprerei di Apparat.
L’altra cosa che mi suscita questa mossa del Primavera è che a questo punto il biglietto d’entrata non valga più i soldi richiesti, almeno per me. Certo, il cartellone 2019 è davvero molto affascinante, ma facendo due conti io non avrei visto nemmeno una delle esibizioni sui main stage.
C’è chi dice “meglio così, ti vedi i concerti piccoli, più intimi e lasci il gruppone a sgomitare sotto l’Heineken Stage” (altro pensiero da anziano secondo me).
Io sono abbastanza d’accordo con questa visione, non fraintendetemi. Adoro andare ai palchi più piccoli dove l’anno scorso ho potuto vedere Ross From Friends, Jon Hopkins, i Public Service Broadcasting e tanti altri, però insomma pago uguale a tutti quelli che hanno visto Lorde.
Cosa voglio dire in concreto? Che se facessero un “Abono no main stage”, lo comprerei subito. Per il momento però la mia presenza al Primavera 2019 non è confermata e un po’ mi dispiace. Forse ne approfitterò per andare finalmente al Flow Festival che è da parecchio che voglio visitare.

UMBERTO, veterano ed esperto del settore.
1) Non ho un’idea precisa, sono un femminista convinto ma non so se la scelta possa essere intesa come una scelta femminista. Anche perché trovo che un grande passo a fronte di questo problema sarebbe che certe cose non venissero sponsorizzate, ma fatte passare per la normalità. Ben venga comunque che alle donne sia data l’opportunità di esibirsi, avrei solo preferito venisse fatto non per partito preso ma a fronte di scelte qualitative reali. Infine, come più di qualcuno ha fatto notare, questa svolta verso la parità di genere nel cartellone cozza un po’ con la forte apertura verso artisti che fanno spesso della misoginia un cavallo di battaglia dei propri testi.

2) Quando si entra in questi terreni si finisce sempre a parlare di gusti personali, inevitabilmente. Di base sono favorevole alla differenziazione, d’altra parte stiamo parlando di una musica estremamente lontana dal mio background, per quanto provi a renderlo più ampio possibile, ma soprattutto di un genere musicale distante anni luce dallo spirito che ha sempre animato il Primavera Sound. I miei dubbi sono soprattutto sulla convivenza tra i diversi tipi di pubblico, all’interno di un festival in cui l’atmosfera di armonia che si respira ha sempre fatto la differenza. Non so precisamente da dove venga l’esigenza di aprirsi a questi generi musicali che semplicemente vengono imposti al grande pubblico intasando le frequenze radiofoniche, televisive e i canali web e social, probabilmente c’è la volontà di svecchiare la platea del festival in ottica futura, il che per un vecchio come me può essere preoccupante. Per rispondere alla tua domanda dopo tutto questo panegirico: ne avrei fatto volentieri a meno.

PELLEGRINO, veterano e manager musicale.
1) Coraggiosa, necessaria ma un po’ forzata. A leggere la line-up, alcune artiste sembrano che stiano li per “quota” e non per merito. I loro live potranno smentirmi, ma la scelta mi sembra abbia fatto pendere su alcune sonorità il festival. Piuttosto mi sono chiesto “era più giusto farlo e non dirlo, perché cosi sembra una paraculata” oppure “hanno fatto bene a farlo notare, così possono fungere da esempio per gli altri”?

2) Che non bisogna avere paura di niente. Che se si giudica una persona (o un direttore artistico) a partire dalla musica che ascolta, si è altezzosi, elitari e un po’ stronzi. Il Primavera ha creato la sua immagine, scegliendo non per la fama delle band, ma selezionando i migliori di ogni genere. In questa ottica può starci allargare a un nuovo genere, fiducioso che avranno scelto i migliori anche stavolta. Mi incuriosisce molto invece capire cosa succederà a livello di pubblico. Arriveranno dei fan solo per quel genere? Come si mescoleranno a quelli che al Primavera Sound ci sono sempre andati? E quest’ultimi snobberanno i concerti o proveranno a esplorare qualcosa di nuovo?

MARIA, veterana con 15 partecipazioni all’attivo.
1) Credo sia una scelta importante e differenziante, ma speriamo che duri e non sia solo una questione di marketing.

2) Vado al PS praticamente da sempre. Certo, faccio parte del vecchio pubblico, quello che senza le chitarre proprio non ci sa stare. Negli anni avevo notato una certa tendenza al cambiamento, ma la scelta del reggaeton proprio non mi scende giù, così come l’ampio spazio dato a hip hop e pop. Compro il biglietto prima ancora di conoscere la line-up, per questioni di prezzo ma anche perché voglio esserci ogni anno. Purtroppo per la prima volta nella mia vita l’ho già rimesso in vendita…

ALESSIA, veterana e musicista.

1) Sono convinta che l’obbligo di una quota rosa, all’interno di qualsiasi contesto, sociale, culturale, vada contro un ben più importante diritto, quello della effettiva EGUAGLIANZA, che in questo caso si traduce nell’accesso meritocratico. In un festival la scelta deve contemplare, per definizione, il talento e qualità della proposta musicale e artistica, non il genere e/o l’orientamento sessuale del musicista.

2) Ritengo che la scelta multi-stilistica sia il punto di forza del festival. Peraltro, la simultaneità degli eventi è proprio ciò che permette al pubblico di ritrovare le proprie preferenze. Penso inoltre che sia anche corretto che un festival come il Primavera assecondi il gusto e le tendenze musicali della contemporaneità.

 

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