La sinestesia musicale di RRUCCULLA

Si fa chiamare RRUCCULLA, ma il suo vero nome è Izaskun González. Classe ’95, la giovane produttrice e batterista basca ha una visione artistica densa, poliedrica e in constante stato di ebollizione.

La sua musica non è facile, né facilmente identificabile. Sembra voler rappresentare una generazione iperconnessa e iperstimolata, con un discorso completamente imprevedibile che spazia dal free jazz all’elettronica, avvicinandosi alla schizofrenia digitale.

Dopo essere uscita dalla tana, come le piace dire, nel 2016 e aver vinto diversi premi nazionali, ha partecipato a festival del calibro di SXSW, Primavera Sound, BBK Live, e aperto concerti di importanti artisti internazionali come American Football, Iglooghost e Superorganism.

Abbiamo fatto due chiacchiere con Izaskun sul suo caos sonoro ben strutturato e sulla sua visione sinestetica della musica.

Noi di Spacebar siamo stanchi di novità. Iniziamo dalla domanda più ovvia: perché il nome RRUCCULLA?

RRUCCULLA suona bene, è cool. Mi è sempre sembrata una parola con sonorità piacevoli. Però, raddoppiando le consonanti e usando le maiuscole è ancora più figa.

Cosa pensi dei Paesi Baschi, la tua terra di origine?

Per me non c’è posto migliore.

Courbe Dominante: in un’intervista a El País, hai dichiarato che questo quadro di Kandinsky rappresenta un po’ il tuo modo di fare musica. Puoi spiegarci il perché?

Nelle opere di Kandinsky noto che in una sola immagine accadono più cose allo stesso tempo. È possibile selezionarne una parte e godere solo di quella, come se fosse un mondo a parte. Con la mia musica accade qualcosa di simile, ci sono molti colori, dettagli e forme che danno vita a una storia intera.

E se ti chiedessi un parallelismo tra le tue canzoni e il cinema o la letteratura?

Mi hanno ispirato tantissimo il film e il libro Under the Skin. Il film è quasi muto, ma la fotografía e l’ambientazione in cui ti immerge dicono molte cose. La mia musica è qualcosa di simile, bisogna rimanere in silenzio, stare attenti a quello che succede e lasciarsi avvolgere dalle vibrazioni.

Sei molto giovane e hai già tanti album alle spalle. Che cosa pensi della tendenza della musica di oggi a non produrre album e preferire canzoni uniche e a volte molto diverse tra loro?

In questo senso mi sono sempre sentita come una vecchia signora, perché non condivido questa modalità di consumare musica. È davvero triste pensare che il formato lungo (gli album) sia prossimo alla fine, perché in questo modo non è possibile valutare il lavoro nella sua completezza, ma qualcosa di breve per una moda del momento. Devo ammettere che ci sono artisti di cui ascolto solo qualche brano, ma poi il tutto diventa ripetitivo e stancante. Suppongo che in questo risieda il problema.

Qual è il segreto della tua produttività?

Il segreto non ve lo dico, ma la conseguenza diretta è avere una vita sociale quasi pari a zero.

rrucculla

Suonerai al Primavera Sound 2019 (sei ormai alla tua seconda partecipazione). Questo è l’anno delle donne e del “New Normal”: entrano a far parte del festival quei generi che fino all’edizione scorsa erano una specie di tabù. Tu, in quanto donna, che cosa ne pensi di questa scelta orientata a un genere sessuale e della nuova normalità del festival?

È curioso, si parlava da tempo di fare un festival 50/50, però il Primavera Sound è stato il primo (credo) della sua portata a correre il rischio, e mi fa davvero piacere perché il livello della selezione che hanno fatto è molto alto quest’anno. Magari si arrivi al punto che questa sia la normalità, che non debba fare notizia o che debba essere qualcosa di “speciale”.

Questa intervista è rivolta a un pubblico italiano. Come ti presenteresti ai più grandi amanti della pizza e della pasta?

Se mi si accoglie con una pizza, pasta e gelato sono sicura che farò un concerto strepitoso ahahah
Per quello che conosco dell’Italia e della sua gente, mi attira molto e mi piacerebbe confrontarmi con un pubblico del genere per vedere come va.

Hai punti di riferimento musicali italiani?

Non conosco molto, però ultimamente ho ascoltato “Sei note in logica” di Roberto Cacciapaglia e mi è sembrato meraviglioso. Mi piace molto anche il grupo Goblin, che crea le colonne sonore per i film di Dario Argento, e Le quattro stagioni di Vivaldi sono sempre fighe.

Nei tuoi album c’è di tutto: jazz, elettronica, math rock, hip-hop… In Istripuak suoni solo la batteria… Sembra quasi che tu non voglia rinchiuderti in confini definiti, che tu voglia aprire le frontiere della tua musica a tutte le sue infinite possibilità. È così o sto dicendo una marea di cazzate?

Sarebbe davvero molto noioso dedicarmi a un solo suono. Mi piace esplorare, sperimentare e vedere fin dove posso arrivare.

Quale brano pensi ti rappresenti di più?

Forse Vestido de Párpados, che ha tutti gli elementi che mi piacciono. È come un grande disegno o una mappa concettuale che esemplifica la mia testa.


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