La Sirena ha un’arma ancora più terribile del silenzio: il canto!

Muovendo i primi passi tra i vicoli uno pensa a un equivoco, una bufala, un fake figlio dei giorni nostri. Almeno io ho avuto queste sensazioni. Una cospicua frazione dell’aristocrazia rock indipendente in concerto per 4 giorni in un piccolo centro balneare che non fa nemmeno capoluogo di provincia, Vasto (Abruzzo), e mica stiamo parlando di Roma o Milano. Parola di chi vi scrive, che a quella cerimonia era presente, con il corpo oltre che lo spirito, il Siren Festival trasmette un messaggio ben chiaro: finché c’è musica c’è speranza.

Il Siren Festival nasce nel 2014 con l’ambizione di portare in Italia il format dei maggiori festival internazionali, senza dimenticarsi di quella vena di italianità completamente nostrana. Il Siren non si ferma ai vari palchi dove si svolgono i concerti, cura anche altri aspetti, dalle letture e il cibo fino ad arrivare a una vera e propria rassegna cinematografica (Siren Film Festival), che mirano a migliorare questa esperienza, i rapporti con la città e le attività locali.
La Sirena abruzzese intende creare un rapporto stabile tra gli organizzatori del settore e portare una realtà minuscola, come quella di Vasto, nei circuiti europei di fruizione della musica.

Andare al Siren Festival vuol dire prendersi un weekend di pausa, farsi tanti chilometri, godersi un’esperienza unica. Se arrivi fino a Vasto per sentire il concerto di un solo artista forse qualcosa non quadra, gli organizzatori vogliono evitare in tutti i modi questo approccio.

Siren Festival 2018

Innanzitutto, la quinta edizione si è svolta su quattro palchi: il principale era in Piazza del Popolo, uno dei luoghi centrali di Vasto, direttamente con vista mare. Poi altri due secondari, il cortile di Palazzo d’Avalos e i Giardini d’Avalos, con quest’ultimo che ci ha probabilmente regalato lo scorcio più suggestivo di tutto il festival. Infine vi era anche un palco a Porta San Pietro, al di fuori della zona transennata, in modo tale che anche chi non aveva acquistato il biglietto potesse godere di qualche esibizione. Purtroppo erano inevitabili, visto i tanti nomi del cartellone, che ci fossero delle sovrapposizioni.

slowdive siren

Partiamo dalle esibizioni. I due momenti più frizzanti della prima serata sono stati delineati da Slowdive e Mouse on Mars. A caratterizzare il suono degli Slowdive è quel misto di ruvido e dolce, di etereo e sostanzioso che si può avere da accompagnamento in locus amoenus gotico e soave ma sempre pronto a volatilizzarsi. Un’esibizione che spazia tra le voci ipnotiche e il fragore chitarristico a non finire, assoli e improvvisazioni, che si uniscono in un’atmosfera noise resa ancor più magica dall’eclissi di luna.

I Mouse on Mars hanno confermato i pronostici. Chi li conosce come live band lo sa bene, il duo tedesco le macchine le fa suonare nel senso più fisico del termine e i loro show sono molto apprezzati perché appaiono come vere e proprie feste da club che non si limitano a sottolineare e sbandierare i pilastri dell’ortodossia elettronica.

Inoltre è da aggiungere che non è passata inosservata l’esibizione dell’italianissimo Cosmo, che ha scelto di inserire una sberla di dj set techno durante tutto il concerto che ha condotto il pubblico in luoghi elettronici asprissimi. Le sue due anime, quella di cantante e quella di clubber, hanno l’intenzione di voler creare diversi mondi e diverse emozioni che possano coesistere senza forzature e in lui questa concezione è spinta all’estremo.

Incredibile è stata anche l’esibizione dei Lali Puna, che hanno presentato uno show di elettronica minimale, atmosfere lounge ma mai troppo rilassate. Il loro show risulta intimista ma a tratti anche vibrante e coinvolgente, merito anche di una parte suonata piuttosto consistente.

deus siren

Per quanto riguarda la seconda giornata del Siren i momenti più eclatanti sono stati gli shows di dEUS e Bud Spencer Blues Explosion. La band belga, dopo il famoso periodo di transizione segnato da litigi e addii, ha fatto ancora parlare di sé come punta di diamante della scena indie europea e lo show brillava di quella lucentezza, armonia e compattezza caratteristica delle pietre preziose. Tom Barman e Co. hanno alzato un muro del suono difficilmente definibile e che pesca in egual modo dal passato e dal presente, un sound spiazzante e assolutamente personale. Lo show è caratterizzato dalle linee travolgenti dell’ipnotico violino e dai ritornelli che si mischiano a brevi intermezzi divertenti, a follie blues, struggenti ballate dall’impronta jazz che alla fine sfociano in un’esibizione senza discontinuità e senza cadute.

bsbe siren

I BSBE si sono imposti, senza troppe fatiche e sudore, fra le novità più elettrizzanti del circuito indipendente italiano e non. Il duo romano ha consolidato il suo rock, innestando certi suoni di matrice grunge e seventies rock nel blues delle radici. Adriano Viterbini e Cesare Petulicchio sono due ragazzi dotati di capacità decisamente fuori dal comune, un drumming portentoso e una chitarra-voce virtuosa sono tutto ciò che serve per generare una micidiale macchina da guerra. Un’unione perfetta che facilita la comunicazione musicale, basta un’occhiata, uno sguardo fugace, e via, senza bisogno di troppi convenevoli che lo show ti asfalta senza che tu te ne accorga.

Purtroppo non tutte le esibizioni possono essere rose e fiori e rimanere delusi da una delle band da cui ti aspetti uno degli show più originali e spettacolari, ti fa capire come il mondo della musica sia imprevedibile, stiamo parlando dei PiL. La band post-punk di John Lydon (ex cantante dei Sex Pistols) non è riuscita ad alzare l’asticella anche se a livello strumentale era preparatissima e coesa ma dal punto di vista vocale è caduta molto in basso come se non riuscisse più a cacciare quella vena, cattiveria e attitudine punk dei primi anni, che per il pubblico risultava travolgente e spaccaossa. Ma a noi piace immaginare e pensare che questa disfatta sia dovuta all’immenso peso che portano sulle spalle e non vuole assolutamente che passi per una giustificazione.

Per concludere il festival, gli organizzatori e i direttori artistici hanno voluto piazzare come testa di coda gli Ivreatronic. L’armata elettronica capitanata da Cosmo si è presentata come una testa di ariete che ha sfondato il portone della fortezza dell’elettronica. A notte fonda le parole sono di troppo e le uniche cose che si percepivano per certo erano un’innegabile energia, un’urgenza e una sinergia che risultavano come infinite scintille nel buio. Il suono di Ivrea è abbastanza roseo che alla fine di tutto azzarderei a dire può assumere le sembianze di un Umberto Boccioni in un nuovo futurismo dell’elettronica italiana.

vanarin siren

Infine non sono da sottovalutare le esibizioni delle band emergenti italiane che si sono alternate sui vari palchi tra le due serate. Molto interessanti sono risultati Vanarin, Any Other, Mèsa e Margherita Vicario che hanno chiaramente trasmesso con le loro qualità un messaggio ben chiaro: la musica italiana non è affatto perduta (e loro ci lasciano sperare).

Grazie al Siren Festival che da cinque anni a questa parte ci delizia con un’offerta musicale e professionale, anche in Italia riusciamo ad avere un festival che offre l’opportunità di fruire musica di un certo livello e di vivere una realtà più legata ai circuiti internazionali che ai soliti canoni musicali italiani.

mesa siren

Articolo e foto di Andrea Sanzari

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