La vena folk di Roma, tra passato e presente.

Nei primi anni ’60 del secolo scorso, tra le strade e i vicoli del Rione Trastevere di Roma, spuntò il primo germoglio di quello che sarebbe diventato il locale più importante per la musica cantautorale italiana e non solo. Questo germoglio nacque davanti a una cantina ubicata in via Garibaldi 59, che inizialmente era lo studio del pittore e musicista afroamericano Harold Bradley e dove si riuniva con altri artisti. Successivamente, per problemi legati al disturbo della quiete pubblica, fu istituito un circolo culturale, che nel tempo divenne un vero e proprio locale per ascoltare musica di matrice principalmente americana, diventato famoso sotto il nome di Folkstudio. Il nome fu scelto proprio per richiamare il genere folk americano, per salire sul palco imbracciando la chitarra e mettere a nudo i propri sentimenti e stati d’animo.

Nel 1967 ci fu la svolta. Bradley tornò in America e la gestione passò nelle mani del chimico Giancarlo Cesaroni, grazie al quale il locale divenne un reale trampolino di lancio per le nuove proposte musicali italiane. La location era una cantina umida e puzzolente, le pareti erano insonorizzate con sacchi di juta, in un angolo c’era un piccolo bar e in un altro una pedana alta appena dieci centimetri: il palco. In questo spazio, che versava in condizioni simili al peggior bar di Caracas, è nata gran parte della canzone d’autore italiana. Venivano trattati vari generi musicali, dalla musica popolare italiana alla musica sudamericana, irlandese e africana, passando per il jazz e la canzone d’autore.

Vi hanno suonato negli anni artisti del calibro di un allora sconosciuto Bob Dylan, l’americano Dave Van Ronk, il cantautore brasiliano Irio De Paula, il jazzista Mario Schiano e i cantautori Francesco De Gregori, Francesco Guccini, Antonello Venditti, Giorgio Lo Cascio, Ernesto Bassignano, Rino Gaetano, Giovanna Marinuzzi, Gianni Togni e molti altri.

 

folkstudio

Proprio Gianni Togni, nel 2016, ha avuto l’idea di riportare la musica d’autore a un livello dignitoso, riproponendo le dinamiche e gli obiettivi del Folkstudio trasteverino del secolo scorso, dando l’opportunità ad artisti emergenti di trasmettere la propria musica, di dar voce alle parole che molto spesso vengono riposte in qualche credenza marcia delle cantine dei nonni. “L’uomo che guarda il mondo da un oblò” è riuscito a ricreare, grazie alla collaborazione con l’originale libreria Altroquando, la location perfetta per (ri)avviare il progetto. L’AltroquandoFolkstudio prende forma nel nascosto piano inferiore della “tana dei libri”, una stanzetta molto accogliente ma calda, una temperatura elevata che fa fuoriuscire ogni goccia di sudore imbevuta della propria vena artistica, un ambiente per quei pochi che dimostrano un reale interesse per questo mondo musicale intenso. In poche parole, queste quattro mura di pietra non accettano “la caciara” e il disinteresse perché la musica è fatica, sofferenza e sudore.

 

giulio ronzoni

Ovviamente, sul palcoscenico romano sono presenti varie piazze, che danno la possibilità agli artisti emergenti di esprimersi ma con un’attitudine molto più “scialla”, senza sottovalutare e togliere la qualità e l’impegno che scorre dietro queste realtà.

Abbiamo tutte le domeniche al “Marmo”, nuovo locale di punta del quartiere San Lorenzo, “Spaghetti Unplugged: il saloon romano della canzone”, un evento che dà visibilità e condivisione in un clima di scambio musicale. Si tratta di un OpenMic dove chiunque si può mettere in lista ed esibirsi liberamente con due o tre canzoni “homemade”. È una sorta di palestra dove scolpire i muscoli e rafforzare le ossa. Negli ultimi anni nel salotto di Spaghetti Unplugged sono passati artisti del calibro di Riccardo Sinigallia, Niccolò Fabi, Daniele Silvestri, Max Gazzè, che sono sempre il frutto di un altro significativo cenacolo romano musicale del passato, il “Locale”. Non possono mancare all’appello del registro del Marmo i tanti nomi del panorama musicale romano contemporaneo già apprezzati a livello nazionale: i TheGiornalisti, i Kutso, Margherita Vicario, Ilaria Graziano.

Altra caratteristica del format del salotto romano è che ogni sera, a tarda notte, gli spaghetti si materializzano: pasta per tutti. Non c’è di meglio che tornare a casa con la pancia piena di buona pasta e buona musica!

 

spaghetti unplugged

Ascolti suggeriti degli artisti emergenti:

Giulio Ronzoni – Metadone

 

Mèsa – La colpa

 

La Scala Shepard – Banalmente non ho sonno

 

Rosso Petrolio – Dall’altra parte dell’oceano

 

Danilo Ruggero – È una questione di scelta

 

Lorenzo Lepore – Notti

 

Alice Caronna – Buongiorno

 

Marco Foscari – La tempesta

 

Keet & More – Moody Mama

 

So Does Your Mother – Modern Seducer

Articolo di Andrea Sanzari

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