Lei, (No) innocence: una sensuale, seppur violenta, opera di lussuria

“Innocence” è il primo lavoro di Lei, (No) innocence. Un concept sulla purezza e la solitudine. Una sensuale, seppur violenta, opera di lussuria. Abbiamo fatto due chiacchiere con una delle band italiane più interessanti e “violente” del momento…

  1. Lei, (No) innocence. Un nome evocativo e singolare per un progetto musicale, che incuriosisce già solamente per la sua forma estetica. Sembra celare qualcosa di oscuro e arcano, esattamente come la musica che designa. Da cosa nasce questo nome? Cosa significano gli elementi che lo compongono, sia presi singolarmente che nella loro interezza?

Gabriele: È una domanda che ci viene posta spesso. Risale a un po’ di anni fa. Stavo osservando un quadro realizzato da un mio amico, e mi è venuto in mente questo titolo. Così com’è, comprese parentesi e virgola. Ricordo che per non dimenticarlo l’avevo appuntato su un nastro adesivo attaccato alla cassa dell’amplificatore. In quel periodo giravo dal vivo con un altro gruppo e mi portavo quel nome dietro. Abbiamo discusso molto se fosse il caso di utilizzarlo. Di certo volevamo un nome che fosse grafico, esteticamente riconoscibile.
Junior: Abbiamo speso diversi giorni a scriverlo in varie forme per decidere se utilizzare le lettere iniziali in maiuscolo o minuscolo.
G: Io sono ancora indeciso sull’iniziale minuscola di innocence… Credo comunque sia un nome perfetto per un gruppo hardcore.

  1. Voi stessi vi definite dark ambient, ma tra i brani di “Innocence” spiccano le influenze più variegate. Dalle sonorità gotiche di Prayer, a quelle industrial di Purple e passando per l’elettronica di Almost, l’album rivela un background multisfaccettato e ricercato. Quali sono le vostre principali fonti d’ispirazione sonora, i generi ai quali siete più legati? In cosa affonda le sue radici il progetto Lei, (No) Innocence?

G: Il disco si nutre soprattutto di suggestioni letterarie e cinematografiche. Musicalmente non ci siamo imposti dei riferimenti precisi. Perciò l’attenzione era tutta riposta nel rendere l’opera concettualmente coesa. Mentre rispondo alle tue domande sto ascoltando Mieczysław Weinberg, la sinfonia n. 14, Op. 117. Poi durante la lavorazione tendevamo ad ascoltare poca musica. Ci interessa la classica, contemporanea e non. Poi techno, sperimentale, il minimalismo.

lei no innocence

  1. Il concept album “Innocence, da voi descritto come “Una sensuale, seppur violenta, opera di lussuria”, è un lavoro di destrutturazione sonora e visiva. L’accostamento digitale/analogico percepibile sia nei singoli brani che lo compongono che nelle clip video denotano una volontà di rielaborare gli intriganti linguaggi del passato rendendoli in chiave moderna senza però privarli del loro fascino vintage. Il risultato sono delle dissonanze profondamente armoniche, suoni sporchi che vanno a braccetto con toni angelici e voci sensuali. So che vi servite di field recordings per le vostre produzioni. Che altri strumenti utilizzate? Qual è l’obiettivo che intendete perseguire?

G: Field recordings, si, ma in percentuale minima rispetto al resto. Principalmente chitarre, synth e campionatori. Poi sono presenti diverse altre fonti di natura analogica, anche se rielaborate digitalmente. Abbiamo centinaia di ore di materiale registrato e non utilizzato per questo disco.
Jr: Volevamo dare priorità a una dimensione sensoriale, viscerale. Piuttosto che inseguire con razionalità un obiettivo in maniera lineare, ci siamo ritrovati a gravitare intorno ad un’idea suggerita, una suggestione. Nel lavoro credo siano presenti diverse zone di chiaroscuro, immagini percepite con la coda dell’occhio piuttosto che nitide fotografie.

  1. La scelta dell’iconografia, dei colori e del concetto grafico del vostro progetto è molto emblematica, quasi quanto la musica stessa. Contorni sfocati, contrasti marcati e persone irriconoscibili sembrano rispecchiare a pieno le caratteristiche dei vostri brani. Su cosa si basa questa scelta? È una sorta di filosofia?

Jr: Tutto il lavoro dietro gli artwork è avvenuto contemporaneamente alle fasi di scrittura e composizione del disco, quindi ne condivide sia intenti che metodologie artistiche. Le immagini tendono a suggerire un’estetica fatta di ombre e contrasti, aspetti di familiarità e distanza al tempo stesso, che interagiscono entrando in contrapposizione o confondendosi fra loro.
G: A me piace il viola.

  1. I video promozionali che accompagnano i singoli Windblown e Otherwise sono stati oggetto di censura da parte di YouTube e Vimeo, e ora sono disponibili in streaming esclusivamente su PornHub, l’unica piattaforma disposta a ospitarli. Essi contengono infatti immagini classificate come pornografiche secondo le norme che regolamentano i contenuti in rete, nonostante appaiano meno espliciti di molti spot pubblicitari in onda in TV nella fascia pomeridiana. Che effetto fa essere censurati? La scelta di utilizzare immagini erotiche per i vostri video voleva essere una provocazione o semplicemente una dichiarazione d’intenti?

G: Non crediamo di essere stati censurati. Quei canali hanno dei regolamenti molto chiari in materia, quindi c’era da aspettarselo. Anche se Vimeo, teoricamente, permette l’upload di contenuti sessuali se hanno come fine un “chiaro intento creativo, artistico, estetico o narrativo”. Quindi non ci spieghiamo la scelta di chiudere il canale, ma fuck them. Per il resto, no, nessuna provocazione. Il video di Windblown è molto esplicito, e non si fa mancare nulla. Ci sono eiaculazioni in primo piano con flash strobo, orge, blowjob, bdsm, particolari anatomici. Ma non risulta volgare. Trovo più perverso il lavoro di montaggio che c’è dietro, che le immagini in sé.
Diverse ore di lavoro sono state spese nel cercare di infondere dolcezza e il materiale di partenza non aiutava in questo senso.

  1. Lei, (No) Innocence è un duo composto da due uomini, Gabriele Chinè Milleri e Giuseppe Cassano, ma la voce che accompagna le tracce dell’album sembra quella di una donna. Di chi è in realtà? E cosa dice? In sostanza, di cosa parlano i vostri brani?

G: La voce è mia. Ma spesso mi scambiano per donna. Per varie scelte interpretative, oltre che di mix, le voci sono appena intellegibili. I testi sono in linea con il concept del disco e ci piacciono molto. Mi piacerebbe condividerli, ma non abbiamo ancora deciso nulla in merito. E poi credo fermamente che siano percepibili a livello inconscio le sensazioni che vogliono evocare. A un certo punto (non dirò dove) è presente una citazione di Nabokov, che poi è anche il sottotitolo di questo disco: “Solitude is the playfield of Satan”.
Jr: Riguardo al sottotitolo, ci piace fare confusione e sparpagliare gli indizi. Non è specificato da nessuna parte, ma è effettivamente il sottotitolo o titolo alternativo. Su www.leinoinnocence.it vi è un accenno. Anche sul nostro Soundcloud.

  1. Immagino che proiettiate dei video durante i vostri live. Come si svolgono esattamente? C’è un concerto in particolare che vorreste descrivere, uno di cui siete rimasti particolarmente compiaciuti e che ha assunto la funzione di modello per quelli a venire? Quali sono le prossime date in programma?

G: Stiamo preparando il live. Le prime date intorno ad aprile/maggio. I visual saranno espliciti, esclusi i live open air, per chiari motivi. Dal vivo abbiamo un approccio più violento. Il volume è una componente fondamentale, per quanto non sempre sia possibile. Il resto lo stiamo definendo in questi giorni.

lei no innocence

  1. Innocenceè stato pubblicato a dicembre del 2018, e si tratta di una produzione indipendente. Qual è la motivazione alla base di questa scelta? Come immaginate il futuro di questo progetto? Su cosa state lavorando al momento?

G: Abbiamo curato noi stessi ogni aspetto della produzione. Anche dal punto di vista grafico e visivo. Per il resto abbiamo diverse sonorizzazioni in cantiere. Ed un nuovo disco.
In questi giorni abbiamo rilasciato un comunicato sulle implicazioni derivanti dall’uso dei social in relazione ai progetti artistici. Pochi giorni prima che fosse pubblicato, caso vuole che Nils Frahm abbia annunciato la sua uscita da Facebook e dai social in generale. Condividiamo appieno il suo messaggio. Ci dispiace la cosa non abbia avuto alcuna eco, nonostante si tratti di un artista più o meno noto. La stampa internazionale ha quasi unanimemente, e colpevolmente, ignorato. Per questo motivo ci rivolgiamo a tutti gli artisti della scena indipendente (quella vera, non la moda indie del momento). Sarebbe opportuno aprire un dialogo su certi temi.
Come progetti futuri stiamo pensando a un porno insieme alla regista Olivia Blur. Ne abbiamo già parlato e credo inizieremo a girarlo in estate.
PS: non perderti questi 12 porn silent movies

 

Intervista di Ambra Cavallaro

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