LIES: un viaggio con chi ascolta per andare negli stessi posti

Siete passati per varie fasi artistiche prima di giungere all’attuale duo elettronico. Pertanto, partirei subito con una domanda complicata: come definireste il progetto LIES dal punto di vista personale?

Un’evoluzione naturale. Nel senso che io e Piero abbiamo cominciato a suonare insieme a, boh, 16/17 anni e anche i nostri ascolti sono andati di pari passo. Viviamo da anni con lo stesso gruppo di amici, ascoltiamo spesso le stesse cose e in particolare in passato organizzavamo viaggi in treno per andare ai concerti. Abbiamo attraversato fasi in cui ci piaceva l’house, il funk, ancora prima il punk e l’hardcore. LIES credo sia, almeno per ora, il punto più alto di quello che siamo riusciti a fare insieme.

Dopo aver ascoltato i vostri lavori precedenti, l’Ep DIVIDED sembra il lavoro con il sound più equilibrato e adatto per affacciarsi sulla scena internazionale, anche grazie alle importanti collaborazioni realizzate (Godblesscomputers, Death in Plains, Capibara e Rawz). Oggi, dopo quasi un anno dalla pubblicazione, come lo percepite?

L’equilibrio di questo lavoro è il risultato del tempo dedicato per produrlo, oltre a una buona dose di esperienza che ormai abbiamo accumulato. Scena internazionale? Sicuramente il nostro sound strizza l’occhio oltre le Alpi, ma dobbiamo ancora lavorarci su per raggiungere una realtà internazionale, cosa che invece artisti con cui abbiamo collaborato come Godblesscomputers o Capibara hanno ampiamente concretizzato. Ci piace il fatto che possa essere un EP e in generale un suono, il nostro, che funziona local cercando di suonare global. Vediamo come prosegue…

DIVIDED, per le mie orecchie, è strutturato su un sound ipnotico che ti catapulta lontano e ti rende inadeguato a qualsiasi cosa. Ecco, quale reazione volete/volevate provocare nell’ascoltatore con questo EP?

Eh, bella domanda. Rispondo io (Oscar) che magari Piero dice che voleva solo rimorchiarci (scherzo). Comunque abbiamo sempre dovuto lavorare a distanza, ed entrambi abbiamo in comune il piacere dell’idea del viaggio, del creare musica per riempire i momenti di vuoto. Se devo dirti la verità ci piace che la gente usi la nostra musica per auto-riflettere su se stessa. Non credo che le cose che ci sono in questo EP siano troppo party oriented, volevamo effettivamente provare a fare qualcosa che avesse un suono che andasse fuori dall’autoreferenzialità che in certi casi trovi in Italia. Sarebbe bello fosse un viaggio in comune tra noi e chi ascolta per andare negli stessi posti. Di sicuro Black Forest è un posto tropicale, poco accogliente ma esteticamente molto bello. Che ci vivi mentre piove. I want to see people l’abbiamo fatta mentre nevicava, quindi è un posto al nord del mondo in cui non puoi uscire di casa e fuori è tutto bianco.

Lavorare in due può essere faticoso, soprattutto dopo molti anni, ma con queste 4 tracce smentite di nuovo questa concezione. Com’è nata l’idea di DIVIDED? Qual è stato l’approccio al processo realizzativo?

Io Oscar (rispondo solo in parte) devo dire che Divided oltre che sui rapporti a distanza era la percezione che una storia importante stesse per finire. Piero l’aspetto realizzativo lo spiega meglio di me sicuramente.
Beh io (Piero) posso aggiungere che l’approccio a distanza funziona quando conosci bene il tuo socio e ti dedichi alla fase creativa in cui hai più dimestichezza, lasciando all’altro l’onere/onore di completarla.

Ovviamente non possiamo non parlare degli artisti con cui avete collaborato. Raccontateci come è stato lavorare e confrontarsi con loro e i loro generi musicali?

Devo dire che sono stati tutti disponibili alla collaborazione e soprattutto autentici, non rinunciando ai loro gusti musicali. Luca (Capibara) è quello che sicuramente si scostava maggiormente da noi, ma la magia esce proprio quando le dissonanze sono forti.

lies divided

Quali sono stati gli ascolti che vi hanno influenzato nella realizzazione dell’EP o in generale nel plasmare il vostro stile?

I nomi ai quali eravamo legati maggiormente fino a un paio di anni fa, cioè quando l’EP ha iniziato a prendere forma, sono sicuramente Mount Kimbie, Floating Points e Four Tet.

Quali sono i vostri progetti futuri? Ci sono artisti con cui vi piacerebbe collaborare in futuro?

Io vorrei scrivere un pezzo funk con JMSN. E speriamo di scrivere qualcosa insieme ai Golfers, che sono nostri fratelli e stanno facendo cose grandiose. Abbiamo girato insieme quando abbiamo deciso di portare LIES dal vivo con una band. Oggi stanno creando un suono magnifico e spero riusciremo a scrivere un pezzo insieme: sarebbe un bel modo per chiudere il cerchio che c’ha unito in questi anni. Poi sicuramente una tra Kali Uchis e Jorja Smith a scelta. Da Avellinese direi Ghemon, giusto per non perdere l’abitudine a ricordarci da dove veniamo.

Che cosa vi sentite di dire alle persone estremamente convinte che la musica elettronica sia una merda (per esempio quelli che ascoltano esclusivamente musica metal e non accettano la produzione di musica senza strumenti “classici”)?

Esistono ancora? Secondo me sono persone che non conoscono la bellezza di avere ascolti variegati. Se pensassimo nella stessa maniera di come quando eravamo giovanissimi, in questo momento dovremmo essere in fissa per un genere soltanto. E invece già dopo qualche anno abbiamo iniziato ad apprezzare decine e decine di generi diversi e forse ancora oggi non abbiamo un genere preferito o uno nel quale essere identificati.

Qual è la strumentazione a cui non rinuncereste mai?

Direi nessuna. Ci piace un sacco quando andiamo in giro con la formazione da band, quindi “poche” macchine ma non pochissime, batteria, chitarre e tutto il resto. Ci piace che ci sia sempre una commistione tra lato elettronico e quello più puro, classico e “reale”.

Costa state ascoltando in modalità LOOP ultimamente?

Io (Oscar): JMSN, GHEMON, Kevin Morby, Vulfpeck, MasaMasa, idontexst (Avellinese pure lui) e Oscar Jerome.
(Piero): Fatnotronic, Lorenzo BITW, !!!, Thundercat, Vince Staples, ABRA, KOKOKO!.

Un libro, una canzone e un film che vi fa piacere vi accompagnino in questa intervista.

Io sto leggendo Cromorama, un libro su come il colore ha cambiato il nostro sguardo. Non sarebbe male averlo come compagno in questo momento. Come film direi Man on the moon, perché ho da poco visto il documentario con Jim Carrey (da vedere necessariamente dopo il film) e trovo molto affascinante perdere se stessi completamente in una vita parallela, nel limbo tra realtà e fiction.

Intervista di Andrea Sanzari ai LIES (Oscar Cini e Piero Hardtopronounce)
Foto di copertina di Giacomo Spaconi

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