Lo spacciatore di lenti

La chicca di questa settimana per la rubrica Tori e Chicche è un capolavoro del secolo scorso. Scopriamo qual è.

Non molto lontano dai giorni nostri, abbiamo avuto un anno pieno di avvenimenti contraddittori, il 1971. Si tratta di eventi alquanto “futuristici”: viene spedito il primo messaggio e-mail e il primo e-book; si ha una serie impressionante di missioni spaziali che tentano di raggiungere Marte senza risultati positivi; il famosissimo e molto attivo militante nero americano George Jackson viene ucciso a colpi di pistola. Questi sono tutti colpi molto gravi inferti a quella voglia di vedere il presente e il futuro in modo chiaro.

non al denaro de andrè

Allora un lettore finissimo genovese della realtà del suo tempo, Fabrizio De André, volle incidere questa illusione collettiva, questo fumo che offusca gli occhi, per liberare l’uomo da questa bolla inesistente che lo perseguita. Non al denaro né all’amore né al cielo è un album ispirato all’Antologia di Spoon River di Edgar Lee Masters. Si tratta di una ipotetica raccolta di epitaffi in cui tutti i morti sepolti nel cimitero della città raccontano la loro vita guardandola con gli occhi di un morto che quindi non ha più alcun legame con la vita e non ha più motivo di illudersi.

In particolare De André estrapola dal libro nove poesie, le rielabora con Giuseppe Bentivoglio e le musica con l’apporto fondamentale di un allora semisconosciuto Nicola Piovani. Le poesie toccano due temi fondamentali: linvidia degli uomini (Un matto, Un giudice, Un blasfemo, Un malato di cuore) e laffermarsi della scienza (Un medico, Un chimico, Un ottico).

L’ottico (Un ottico), in particolare, è una delle vittime della scienza, lui vuole costruire degli occhiali che permettano a tutti di vedere un’”altra” realtà vera. Nel testo si susseguono quattro clienti, ognuno dei quali acquista un paio di lenti che gli faranno vedere cose che non avevano mai visto prima. Il fulminante esempio di chi è riuscito a morire senza rimpianti, riuscendo a superare quelle che erano le sue illusioni e i suoi ostacoli “vitali”. Inoltre bisogna considerare che questo è uni dei brani più complessi dell’album, parte con un ritmo fortemente cadenzato e già di per sé ironico, ma con la prosecuzione del testo diventa qualcosa di incomprensibile e psichedelico.

“Sia E.L. Masters che Fabrizio sono due grandi poeti, tutti e due pacifisti, tutti e due anarchici libertari, tutti e due evocatori di quelli che sono stati i nostri sogni (Fernanda Pivano) poi De André rimarrà sempre attuale, è un poeta d’immensa levatura che scavalca il tempo e lo spazio grazie agli occhiali dell’ottico.

Un ottico

Daltonici, presbiti, mendicanti di vista
il mercante di luce, il vostro oculista,
ora vuole soltanto clienti speciali
che non sanno che farne di occhi normali.

Non più ottico ma spacciatore di lenti
per improvvisare occhi contenti,
perché le pupille abituate a copiare
inventino i mondi sui quali guardare.
Seguite con me questi occhi sognare,
fuggire dall’orbita e non voler ritornare.

(Primo cliente) – Vedo che salgo a rubare il sole
per non aver più notti,
perché non cada in reti di tramonto,
l’ho chiuso nei miei occhi,
e chi avrà freddo
lungo il mio sguardo si dovrà scaldare.

(Secondo cliente) – Vedo i fiumi dentro le mie vene,
cercano il loro mare,
rompono gli argini,
trovano cieli da fotografare.
Sangue che scorre senza fantasia
porta tumori di malinconia.

(Terzo cliente) – Vedo gendarmi pascolare
donne chine sulla rugiada,
rosse le lingue al polline dei fiori
ma dov’è l’ape regina?
Forse è volata ai nidi dell’aurora,
forse volata, forse più non vola.

(Quarto cliente) – Vedo gli amici ancora sulla strada,
loro non hanno fretta,
rubano ancora al sonno l’allegria
all’alba un po’ di notte:
e poi la luce, luce che trasforma
il mondo in un giocattolo.

Faremo gli occhiali così!
Faremo gli occhiali così!

 

Articolo di Andrea Sanzari

 

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