Low Island: indietronica da Oxford

I Low Island prendono il loro nome da una minuscola isola al largo dell’Irlanda, ma il loro potenziale è tutt’altro che piccolo. In Inghilterra hanno fatto innamorare diversi conduttori radiofonici, tra cui quelli della BBC e di Radio 1, e scalato classifiche, oltre a vantare due sold out a Londra.
Questi quattro ragazzi vengono da Oxford, città che da sempre partorisce grandi band, e sono grandi fan di Arthur Russell, Grizzly Bear, Warpaint e Four Tet. Sono stati paragonati a gruppi del calibro di Radiohead e Caribou e l’accostamento non è per niente azzardato: ricordano l’esuberanza ritmica dei primi e l’effervescenza house dei secondi, tutto sapientemente mescolato con un cantato etereo e fluttuante.
Noi di Spacebar abbiamo avuto l’occasione di sentirli dal vivo al Primavera Club dell’anno scorso e ci sono subito piaciuti. Abbiamo fatto due chiacchiere con Jamie, ecco cosa ne è venuto fuori.

– Chi sono i Low island e com’è iniziata?

Siamo una band di quattro componenti e veniamo da Oxford, Inghilterra. Siamo cresciuti suonando insieme, ci conosciamo da quando avevamo 13 anni. Abbiamo fatto parte di diversi progetti e a un certo punto abbiamo deciso di mettere a frutto tutte queste esperienze per dare vita a qualcosa di nuovo. Io e Carlos stavamo componendo la colonna sonora per una nuova opera teatrale ed è stata in quell’occasione che sono venute fuori le sonorità che sono alla base della musica dei Low Island.

– Descrivete la vostra musica in tre parole

Nottate al volante.

– Scegli uno stereotipo da boyband per ognuno di voi e spiegaci il perché (buon divertimento!)

Questa è difficile! A dire il vero ho dovuto cercare gli stereotipi su Google…

Jamie (voce/chitarra/tastiere): The Glue
Non sono bravo a litigare, quindi immagino che questo mi rende il collante della band

Carlos (voce/chitarra/tastiere): The Dreamboat
Basta guardarlo, è lui il principe azzurro!

Jacob (basso): The Bad Boy
È sempre stato il ribelle del gruppo e ha la testa dura come il marmo. Meglio non litigare con lui.

Felix (batteria): The Boy Next Door
Il ragazzo della porta accanto…perché i suoi vicini lo ascoltano esercitarsi con strane percussioni tutto il giorno.

– Venite da Oxford, la fucina da dove sono venute fuori band come Radiohead, Supergrass e i Foals. Quanto è stato importante per la vostra musica?

È davvero figo venire da un posto che possiede una storia di grandi band. Siamo sempre stati affascinati dai nostri eroi locali, ma la cosa più importante è che ci motivano tantissimo: il loro esempio ci fa pensare che anche noi possiamo avere un’opportunità per sfondare.

– Vi abbiamo visto al Primavera Club a Barcellona lo scorso autunno…grande concerto! Com’è stata l’esperienza?

Quello è stato un concerto davvero speciale e indimenticabile, era il nostro primo concerto all’estero. Non avremmo mai pensato di suonare fuori dall’Inghilterra già durante il primo anno, soli e in una location così bella come quella della Sala Apolo per il Primavera Club! La notte prima abbiamo suonato al nostro primo concerto a casa, a Oxford, abbiamo messo dischi fino alle 3 di notte e poi dritti all’aeroporto per partire per Barcellona. Un weekend piuttosto folle!

low island concert

– Quali sono i vostri progetti per il 2018? Inoltre, è tempo di annunci per le line up dei festival, riusciremo a vedervi da qualche parte?

Al momento stiamo decidendo su alcuni festival europei e speriamo davvero di suonare in Italia quest’anno. Per quanto riguarda l’Inghilterra, abbiamo confermato diversi festival ma molti di questi ancora non sono stati annunciati.

– Il nome di un artista con cui vorreste collaborare

Dan Snaith. Non importa se come Caribou o Daphni, sarebbe fantastico in entrambi i casi. È un’artista per cui nutriamo una grande ammirazione.

– A proposito, vi hanno paragonato a band del calibro di Caribou e Radiohead. Niente male, no? Quali altri musicisti sono di ispirazione per voi?

Certo che non è niente male…ci lusinga e non poco! Ci è piaciuto molto l’ultimo album degli LCD Soundsystem, mi ha portato indietro nel tempo ricordandomi i Talking Heads e i Tom Tom Club.

– Se doveste scegliere l’album che significa di più per voi, quale sarebbe e perché?

Swims dei Caribou ci ha davvero cambiato la vita. È uscito l’anno in cui abbiamo compiuto 18 anni e abbiamo lasciato la scuola, quindi porta con sé dei forti ricordi per noi. È un album semplicemente stupendo e un importante momento di convergenza tra la musica elettronica e il cantautorato indie, che è centrale in quello che facciamo.

– In italiano abbiamo la parola disagio, molto usata tra i giovani, che esprime la sensazione di mancata consonanza con l’ambiente circostante. Questo spesso porta alla creatività. Quanto disagio c’è nelle vostre canzoni?

Mi sembra una parola davvero bella. Credo ci sia un sacco di disagio nelle nostre canzoni, visto che parlano tutte di esperienze reali (perlopiù difficili) che noi e i nostri amici hanno affrontato negli scorsi anni.

L’anno scorso siamo andati in una gelida e buia casetta sul picco di una montagna per scrivere un po’ di musica insieme. Si gelava ed eravamo senza wi-fi né segnale e non mi vergogno a dire che la notte me la facevo sotto dalla paura! Nonostante tutto questo disagio, in una settimana abbiamo scritto più musica che nel resto dell’anno.

– C’è qualche artista italiano che vi piace? (Altrimenti potete dirci qual è la vostra pizza preferita)

I Margot non sono niente male, è un duo di elettronica di Riccione. Oltre ai classici, la ‘nduja è assolutamente il mio ingrediente preferito per la pizza.

– Una canzone, un film o una serie che ti rappresenta in questo momento

La canzone che scelgo è Oh Baby degli LCD Soundsystem. Ha una melodia bellissima e mostra il lato più intimo di James Murphy.

Come film Tre manifesti a Ebbing, Missouri: l’abbiamo visto ultimamente e ci piaciuto davvero molto. La strana combinazione del regista tra divertente e schietto è qualcosa che ricerchiamo nella nostra musica.

Speriamo che i Low Island facciano altre capatine fuori dall’Inghilterra, intanto godetevi la loro musica e questo cortometraggio che include estratti musicali dal loro EP Just About Something.

Grazie a Jamie per l’intervista e a Iris di Real life pr per averci messo in contatto
Intervista di Gemma Capezzone

 

 

 

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