MOMO: il sound del Brasile (e non solo)

MOMO, nella vita reale Marcelo Frota, è un cantautore e polistrumentista brasiliano residente in Portogallo e i suoi dischi sono apprezzati da artisti della portata di Patti Smith e David Byrne. La musica di Marcelo è il risultato di molteplici influenze artistiche che ha assorbito durante lo scorrere della sua vita e le esperienze vissute da bambino e adolescente tra Brasile, Angola, Stati Uniti e poi da adulto a Chicago, Barcellona e Rio De Janeiro.

I was told to be quiet è il suo ultimo album registrato a Los Angeles con la firma alla produzione di Tom Biller e a noi di Spacebar ha colpito molto tanto che abbiamo voluto scambiare due chiacchiere con lui sul suo ultimo lavoro.

momo musica

1. Ciao MOMO, nel tuo ultimo album “I was told to be quiet” sentiamo non solo il portoghese e l’inglese, ma anche il francese, è una novità! Tutte convivono in armonia, ci sveleresti come ti approcci alla scrittura plurilinguistica? Credi che ciascuna lingua abbia la capacità di evocare sensazioni differenti?

1. Sì, sono d’accordo che le lingue hanno questa capacità. Nel mio caso, scrivo in inglese fin da piccolo. Il francese è una cosa recente. È come se avessi la possibilità di incarnare personaggi diversi in tutto l’album, ma cercando sempre di mantenere un’essenza. Non so se riesco a spiegarmi…

2. Prima di MOMO c’era il Fino Coletivo, gruppo musicale che spaziava dalla bossa nova al funk passando per il rock e il soul; parlando di influenze, quanta rilevanza ha avuto la MPB (Musica Popolar Brasileira) nell’elaborazione del tuo sound personale? Come hai metabolizzato questo processo?

2. La MPB è venuta durante l’infanzia attraverso i miei genitori che hanno ascoltato Milton Nascimento, Gonzaguinha, Djavan, Gal Costa. Da adolescente mio fratello mi ha influenzato con le band pre post-grunge come i Pixies, i Sonic Youth, i Pavement e i Breeders, ma ammetto che la Musica Popolare Brasiliana scorre forte nelle mie vene di compositore, sembra essere nel mio DNA.

3. I luoghi della tua vita abbracciano ben tre continenti, dall’Angola, al Brasile agli Stati Uniti e ancora fino in Portogallo. Sorge spontaneo chiederti che peso abbia questa geografia personale nel tuo immaginario. In che misura può rispecchiarsi nella tua opera?

3. In effetti questi spostamenti\cambiamenti si riflettono nel mio lavoro. Sebbene viviamo in un mondo in cui l’accesso a nuove culture è sempre più possibile tramite internet, penso che l’esperienza di viverci in questi luoghi sia diversa.

4. MOMO, hai esordito nel 2006 con “A Estética do Rabisco” e ora il tuo ultimo album uscito nel novembre scorso è “I was told to be quiet”. Al di là dell’evoluzione artistica, abbiamo notato come alcune parole siano ricorrenti, quasi speculari tra il primo e l’ultimo lavoro; non solo nei titoli dei brani, ma anche all’interno dei testi citi spesso “a felicidade”, “o tempo”, ma anche il binomio “secreto/verdade”; sono casualità o possono considerarsi una chiusura del cerchio? Sapresti dirci che rilevanza hanno queste parole nella tua vita?

4. Sono un esistenzialista, penso che il cerchio non si chiude mai. Il tempo, la felicità, la verità fanno parte dell’esistenza e dell’esperienza dell’essere. Continuo a cercare un significato più grande a questa esistenza. La musica e l’arte sono mezzi che mi aiutano in questo processo.

5. Mi ricollego all’ultima domanda. In “I was told to be quiet”, il testo del brano “Diz a verdade” riporta per ben quattro volte la frase “Dignidade é ver o sol diariamente” (in italiano Dignità è vedere il sole quotidianamente), dà l’impressione di essere un promemoria, ma puoi spiegarci cosa si cela dietro quest’ultimo?

5. Questo verso è stato scritto dal mio amico e partner nei testi, Thiago Camelo. Ma ho la stessa impressione, è una specie di di promemoria.

6. Sei un cantautore, le tue parole e la tua musica creano suggestioni intime, raffinate, trasportano in una dimensione raccolta, terapeutica e al contempo universale; allora mi chiedo, a chi è indirizzata la tua musica? Ma non solo, che sensazioni ti auguri di trasmettere a chi ti ascolta?

6. La mia musica è indirizzata a coloro che si permettono di risparmiare qualche minuto delle loro giornate per entrare in uno stato contemplativo, di silenzio e di gioia. Voglio trasmettere amore, pace, calmare le loro anime e dire che non sono soli in questo intenso viaggio che è la vita.

7. Prima di salutarci, dicci un libro, un film e una band che consiglieresti a Spacebar.

  • Lettera a un giovane poeta” di Rainer Maria Rilke
  • Ballando Ballando” di Ettore Scola
  • Ted Lucas, un compositore americano degli anni ’70

    Articolo di Giulia Astolfi e Andrea Sanzari

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