:Papercutz.
Abbiamo incontrato la band di Porto al Linecheck.

Al Linecheck 2018 erano molti gli artisti e le band selezionate per esibirsi dal vivo negli showcase in programma per la tre giorni del festival. Per le band emergenti che hanno voglia di misurarsi con un pubblico internazionale, partecipare a music conference come il Linecheck rappresenta non solo la possibilità di esibirsi live in contesti prestigiosi, ma anche di farlo davanti ad addetti ai lavori che sono lì in qualità di promoter, giornalisti, discografici, booking agent, per ascoltare, selezionare quanto di meglio offre il mercato musicale emergente.

Per gli artisti scelti dalle varie circuitazioni europee, come ad esempio lo European Talent Exchange Program, essere presenti ai music meeting richiede un grande impegno. Impegno che non riguarda solo la performance live, generalmente di 30/40 minuti durante i quali bisogna dare il massimo, ma che è relativo soprattutto alla possibilità di incontrare di persona gli addetti ai lavori. Ci si scambia i contatti, si parla del proprio progetto con giornalisti radiofonici o della carta stampata cercando di colpirli positivamente e far passare loro l’ultimo singolo in radio, o far sì che scrivano una recensione dell’ultimo album appena pubblicato. Inoltre, buona parte del tempo, trascorre a rilasciare interviste alle varie testate presenti, per far girare quanto più possibile il nome della propria band all’estero, dunque fuori dai confini nazionali.
Io ho incontrato i :Papercutz, band elettronica di Porto desiderosa di farsi conoscere in Italia. Con loro ho fatto due chiacchiere sull’esperienza al Linecheck, su Milano e sui prossimi progetti.

Dietro al nome :Papercutz c’è soprattutto il produttore e compositore Bruno Miguel. Al progetto prendono poi parte altri musicisti e voci ospiti. Il primo album dei :Papercutz, intitolato “Lylic”, è stato rilasciato nel 2008 dalla Apegenine Recording. “Ultravioleta”, il singolo dell’EP che ha preceduto la pubblicazione del primo disco, è stato remixato dalla producer Riz Maslen aka Neotropic (Ninja Tune). Dopo due anni di tour intenso è stato pubblicato “Do Outro Lado Do Espelho (Lyliac ambient reworks)”, per l’etichetta Audiobulb Records. Il lavoro include un pezzo nuovo dal titolo Encantamento e remix del primo disco. In questo secondo lavoro compaiono collaborazioni importanti, prima fra tutte quella con Simon Scott degli Slowdive.
Il secondo disco, “The Blur Between Us”, pubblicato nel 2012 da Rastilho Records/Sounds Of A Playground, è stato prodotto da Chris Coady che ha curato, tra i tanti, i lavori di Beach House, Yeah Yeah Yes e TV On the Radio.

Dicevamo che dietro al nome del progetto :Papercutz, c’è soprattutto quello del producer Bruno Miguel, che nel corso degli ultimi anni ha collezionato una serie di esperienze significative per la sua attività di compositore. È stato invitato dalla compositrice avant garde Lucretia Dalt per remixare “Escopolamina” traccia contenuta nella special edition del suo disco, Commouts (2012), e dalla producer, cantante e dj, Nite Jewel, per lavorare al suo progetto Heart Shaped Rock. Nel 2013 è stato selezionato dalla Red Bull Music Academy di New York per prendere parte a delle studio session con i tutor Four Tet e Flying Lotus.
Nel corso degli ultimi anni la band ha suonato molto live e in showcase enormi come l’ Eurosonic e SXSW.  La loro musica ha attirato l’attenzione positiva  di testate come The Fader e Impose Magazine.

A Milano ho incontrato Bruno Miguel e la nuova cantante dei :Papercutz, Caterina Miranda, entrata a far parte del progetto da circa un anno. Ho chiesto subito loro come stesse andando l’esperienza del festival. “Molto bene” mi rispondono entrambi. “Ci troviamo bene qui a Milano”. Chiedo se sono ospiti del Base e mi rispondono: “sì, dormiamo qui, è davvero un posto figo”. Chiedo anche se hanno avuto modo di conoscere gente interessante e soprattutto interessata al loro progetto. Mi rispondono di sì, ovviamente, e che dal primo pomeriggio stavano tenendo una serie di incontri, tra cui quello con Spacebar.

Passo subito all’argomento live e gli chiedo come pensano sia andato. “Molto bene”, mi dicono, e sempre a proposito dell’esperienza live, ci mettiamo subito a parlare di empatia col pubblico e di quanto sia fondamentale, soprattutto per Caterina, stabilire una forma di contatto profondo. Mi dice: “Mi piace catturare lo sguardo degli spettatori, catturare quella condizione di vulnerabilità in cui in fondo anche io come artista mi trovo essendo sul palco”. Le chiedo allora cos’altro fa oltre a guardare negli occhi il pubblico. Mi risponde mentre sorseggia il suo vino: “Trovo il coraggio e scendo in mezzo alla gente. La prima volta che l’ho fatto ero spaventata, poi mi sono lasciata andare e adesso pare che non ne possa fare a meno”.

Chiedo quindi, chi è tra i due quello che si concede di più al pubblico. Risponde sempre Caterina dicendo: ”Io sono quella che si muove di più, che cerca di più il contatto diretto col pubblico, mentre Bruno tende ad essere super concentrato”. E lui: “Questo non vuol dire che sia emotivamente meno presente, è solo che abbiamo trovato questa forma di equilibrio”. “Esatto”, risponde lei. “Amiamo anche sperimentare molto durante il live, lasciarci andare a cose diverse, impreviste”.
Le chiedo come si trovi a far parte di un progetto già esistente in fondo, e mi dice: “Sono stata chiamata da Bruno per interpretare pezzi scritti da lui. Il punto è che, prima che lui mi chiamasse, io già scrivevo e producevo le mie cose. Non avevo mai interpretato cose degli altri”. Le dico che deve essere stato stimolante. E Caterina mi risponde: “Sì certo, la sfida è stata quella di riuscire ad interpretare i pezzi dei :Papercutz in modo personale”.

A questo punto chiedo a Bruno, se si è fidato subito di lei. “Sì, assolutamente”, mi dice, “mi sono fidato del suo talento, l’ho contattata proprio per questo. Volevo che il suo modo di stare nel progetto fosse personale”. Gli ho rivolto poi un paio di domande relative alle sue esperienze precedenti. In particolare gli chiedo com’è stato lavorare con Chris Coady per il disco “The Blur Between Us”. Mi dice: “Questo è successo un po’ di tempo fa naturalmente. Beh, il top. Non potevo chiedere di meglio. Come fai a descrivere qualcosa che sta a un livello altissimo?”. E poi gli chiedo di raccontarmi dell’esperienza alla Red Bull Accademy. “Fichissima”, mi risponde subito. E continua: “Sono stato a New York per sei mesi, ho imparato tantissimo da gente come Four Tet, mi ha dato molti strumenti per migliorarmi”.

Ho ancora un altro paio di domande sulle prossime mosse e sulla continuazione del tour dopo la tappa milanese. “Stiamo per ripartire per un tour in Germania e contiamo di ritornare presto in Italia nel 2019”, mi dice Bruno. A questo punto l’intervista è diventata una vera chiacchierata informale su Milano e la Milano Music Week, su quali siano i festival di musica più belli in Italia, e su quali possano essere i locali e le città dove poter provare a chiedere di suonare, su cosa facessi io, sul perché stessi lì, e altro ancora. Mi sono accorta, dopo un po’, di aver smesso di prendere appunti, perché in fondo l’atmosfera dei festival è questa, ce lo siamo detti anche tra di noi lì, di fronte all’ingresso con le scalette basse dove ci siamo dati appuntamento. Ci si dimentica del proprio lavoro e del proprio ruolo e si finisce per ritrovarsi la sera tra il pubblico dello stesso concerto.
Che dire, speriamo di rivedere i :Papercutz dal vivo in Italia nel 2019.

Intervista di Danila Simeone

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