Primavera Sound 2017: “the oscar goes to Tullio De Piscopo”

 

Primavera Sound 2017: “the oscar goes to Tullio De Piscopo”

Il Primavera Sound è il principale festival di Barcellona e forse quello più amato in tutta Europa. Ma a che cosa è dovuto questo successo? E come si è passati da un pubblico di appena 7000 persone alle 200.000 dell’edizione 2017? E da quali paesi provengono le band e il pubblico del festival?

Questo articolo intende decostruire il Primavera Sound, effettuando un’analisi (non troppo seria) della storia del festival, dalle origini fino all’ultima edizione, e indicando le band che hanno deluso maggiormente, quelle che hanno confermato i pronostici e le straordinarie sorprese dell’edizione 2017.

Se sei bipolare non andare al Primavera Sound 🙂

Sono passati 20 giorni e soltanto adesso ci stiamo riprendendo dalle fatiche del Primavera Sound. Anche quest’anno il principale festival di Barcellona ci ha regalato emozioni forti, con una programmazione trasversale e che non ha paura a passare dal rock più duro di qualche decennio fa al pop mellifluo dei giorni nostri, passando per un’intera scaletta dedicata all’elettronica contemporanea.

Nell’oscura foresta di band, palchi e attività del festival più gettonato d’Europa, si fa fatica a trovare un percorso pertinente, un piano da seguire per non smarrirsi o per non vivere emozioni nettamente contrastanti nel giro di pochi minuti. Giusto per fare un esempio, non è stato facile smaltire le lagne degli The XX per immergersi immediatamente nel sudore e nella cattiveria dei The Make-up. In questo senso, il Primavera Sound è innanzitutto un festival che rende bipolari: ora bravi ragazzi poi cattivi guagliuni, ora Azione Cattolica Ragazzi poi tutti Francis Begbie detto “Franco” di Trainspotting.

Nei giorni che precedono il festival si può compiere una scelta: ascoltare una per una tutte le band che si esibiranno, oppure tuffarsi alla cazzo di cane e passare da un palco all’altro senza cognizione di causa, creando una bozza con almeno 4-5 imperdibili band. Noi siamo tra quelli che amano perdere molto tempo nella ricerca preliminare di sorprese musicali.

Quali sono le origini del Primavera Sound e la sua evoluzione nel tempo?

Il Primavera Sound è un festival relativamente giovane. Nasce nel 2001, anno in cui veniva organizzato all’interno del Poble Espanyol (uno dei tanti e finti orrori architettonici della capitale catalana), con un’estensione di appena 1672 metri quadrati, che fa rabbrividire se paragonata ai quasi 200.000 metri quadrati del Parc del Forum, luogo in cui si svolge dal 2005. I palchi all’inizio erano 6, adesso sono ben 14, ma diventano 17 se si aggiungono le tre sale al coperto in cui si tengono i concerti nel giorno inaugurale e conclusivo dell’evento, ossia la Sala Apolo e la Sala Barts, ubicate in pieno centro. Durante la prima edizione si esibirono appena 19 band, nel 2017 le esibizioni sono state ben 233. I grafici seguenti mostrano l’evoluzione del festival dal 2001 al 2014.

Storia Primavera Sound

Il pubblico e le band da dove provengono?

Questi numeri suggeriscono la crescita di un festival che nella prima edizione contava “solo” su un pubblico di 7700 persone. Al contrario, i biglietti venduti nel 2017 sono stati 200.000, ossia 55.000 spettatori al giorno più i biglietti venduti nelle serate organizzate nelle sale cittadine. Il pubblico proviene da 125 paesi diversi e per il 55% è costituito da stranieri. Lo stesso discorso vale per le band. Il grafico qui sotto mostra la provenienza delle band di questa diciassettesima edizione, il 49% da USA e Regno Unito, il 24% dalla Spagna e il resto da tutto il mondo.

provenienza band primavera sound 2017

 

I concerti iniziano alle 11:00 del mattino e si concludono alle 06:00 del giorno successivo, con una programmazione di 20 ore. Ovviamente, è impossibile assistere a tutti i concerti, sia per la durata eccessiva della programmazione che per la loro concomitanza. Inoltre, non tutti siamo figli di Roman Abramovich e pertanto non possiamo aggiungere ulteriori miliardi ai già carissimi costi dei biglietti d’ingresso. In questo senso, il festival è perfetto per gli europei del nord o per le persone che non abitano molto lontano da Barcellona, anche perché non è previsto un servizio di campeggio e il pubblico è costretto a pagare fior di quattrini per una stanza di qualche costoso hotel della città. Visto il dominio di un pubblico di origine anglofona, il Primavera Sound è il luogo ideale per imparare l’inglese.

Dove si svolge il festival?

Come si diceva poc’anzi, il festival si svolge in un parco urbano molto esteso e a ridosso del mare. Per passare dall’Heineken Stage (uno dei due principali palchi) al Bowers and Wilkers, che sono ubicati ai due estremi opposti, ci si impiega più o meno mezz’ora. Grazie ai moderni dispositivi elettronici, la nostra crew ha calcolato che all’interno del recinto del Primavera abbiamo percorso la bellezza di 20 km al giorno. Della serie, oltre alla pancia alcolica, al Primavera lievitano anche i polpacci.

Quali sono le band che hanno deluso di più nel 2017?

Partiamo dalle delusioni. Aphex Twin è stato definito da molti come una delle figure più inventive e influenti della musica contemporanea. Non intendiamo mettere in discussione tesi di questo calibro, né ripercorrere la sua discografia per dimostrare come e quanto abbia contribuito alla nascita di generi e percorsi musicali nuovi, ma a noi sembra che senza aiutino la sua esibizione non abbia senso.

Unica nota divertente è la messa in scena visual scelta dall’artista. I vari schermi del palco del Primavera Sound trasmettevano i volti del pubblico in prima fila cui si sovrapponeva la caricatura mostruosa dell’enigmatico Aphex Twin che tutti conosciamo. La gente veniva ripresa dalla sua troupe, sezionata e ricomposta dal progettista video inglese Weirdcode. Le due ore di live sono state contraddistinte da una combinazione di sonorità industriali, mitragliate di bassi, note drum’n’bass e techno e un flusso ininterrotto di immagini con il sorriso inquietante di Aphex Twin sulle teste di personaggi famosi, di donne sexy su macchine di lusso e di tanti altri.

Insomma, alla fine ci siamo pentiti di non aver potuto ascoltare il concerto degli australiani King Gizzard and the Lizard Wizard, che suonavano contemporaneamente e che con la canzone Am I in heaven hanno provocato un vero e proprio terremoto all’interno del parco.

aphex twin faccia

Quali band hanno mantenuto la promessa?

Tra le band di un certo spessore, non hanno deluso i texani The Black Angels. Il loro è un rock psichedelico, dai toni oscuri e quasi funerei, chiaramente ispirato alle sonorità dei Velvet Underground (dal cui brano The Black’s Angel’s Death Song prendono il nome) e dei 13th Floor Elevators. Sul loro primo album, Passover, è riportata una frase di Edvard Munch: “malattia, insanità e morte sono gli angeli oscuri che continuano a vegliare sulla mia culla e accompagnano la mia vita”. Questa citazione la dice lunga sullo spettacolo che la band offre a ogni concerto. Si tratta dell’esibizione più rock e rumorosa dell’intero festival.

Lo stesso discorso vale per i The Growlers. Nemmeno la band californiana ha deluso. Sul palco combinano suoni country, surf, rock e reggae e il risultato è un cocktail davvero divertente e atipico. Il loro genere è stato definito Beach Goth e dal 2012 la band organizza un festival denominato proprio Beach Goth, cui partecipano gruppi rock, hip hop ed heavy metal. The Growlers chiudono ogni serata di concerti sin dalla prima edizione. Davvero bravi.

Anche Tycho merita di essere annoverato tra le band più apprezzate. Con il suo ultimo lavoro, Epoch, ha trovato la commistione perfetta tra dream pop, techno e note più ambient.

Quali sono state le sorprese del festival?

Il Primavera Sound è interessante soprattutto per l’ingente quantità di sorprese cui si assiste per caso o per scelta, ma che ti rende felice proprio perché una certa band tu non la conoscevi proprio. In tal senso, citiamo i francesi Vox Low, un progetto di musica elettronica avvolgente e oscuro che intende mescolare ingredienti elettronici e rock, a metà strada tra l’oppressione industrial e il krautrock.

I canadesi BADBADNOTGOOD trovano sonorità davvero uniche, navigando in un oceano di onde jazz, elettroniche e hip hop. Il quartetto di Ontario è molto celebre per le collaborazioni fin qui realizzate. In particolare, nel loro ultimo lavoro (“IV”), compaiono i nomi di Colin Stetson e di Sam Harrings dei Future Islands.

Kelly Lee Owens l’avevamo conosciuta qualche mese fa al Primavera Club, la versione invernale del Primavera Sound. Già allora ci aveva stupiti e nell’edizione estiva ha dato ancora più sfogo alla sua elettronica ipnotica, perturbante e cattiva al contempo. Peccato sia stata relegata in uno dei palchi più piccoli del festival.

Tra le band locali, consigliamo sicuramente i Jardin de la Croix (di Madrid), che con il loro ultimo album (Circadia) hanno definitivamente rotto le barriere del math-rock e del rock progressivo, dando vita a un’esibizione abrasiva e indemoniata che li consolida come una delle band più dotate nel genere del rock strumentale iberico.

Infine, una menzione d’onore va a Jamie XX per aver iniziato la sua esibizione con uno splendido remix del brano Primavera di Tullio De Piscopo. Gli inglesi del festival non ne saranno sicuramente accorti, ma il rifacimento è stato davvero eccellente e azzeccatissimo.

Se vuoi imparare l’inglese, il Primavera Sound è il luogo ideale 🙂

Il titolo è provocatoriamente in lingua inglese, ma non per fare i fighi. Il punto è che se vuoi imparare l’inglese questo è il posto che fa per te. Per i motivi elencati poc’anzi, non tutti possono permettersi un festival costoso e organizzato benissimo. Se non si soffre di bipolarismo, per noi ne vale sempre la pena, soprattutto se si vive nella capitale catalana. Se si è curiosi, il Primavera Sound ti regala ogni anno un bagaglio di conoscenze musicali da non sottovalutare, esibizioni di un certo spessore, soprattutto laddove meno te lo aspetti, lontano dai palchi riservati ai big (dove probabilmente c’è l’audio peggiore dell’intero festival).

Non siamo inglesi o svedesi, non guadagniamo miliardi, né otterremo mai un accredito per giornalisti, perché noi non siamo nemmeno giornalisti. Il nostro obiettivo per il 2018 è riuscire a entrare senza pagare, perché sarebbe il massimo. Certo, non siamo più negli anni ’70, in cui i giovani i concerti se li prendevano e basta, sfidando i blocchi della security, ma l’auspicio per l’anno prossimo è entrare senza pagare… e ci riusciremo!

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