PS 2019: un muscolo rosso d’amore

Vado o non vado? Questo è il dilemma! Il 2018 è alle porte e fra qualche mese avrà inizio la diciannovesima edizione del Primavera Sound di Barcellona. Questo articolo non intende convincere o dissuadere nessuno dall’acquistare il biglietto d’ingresso, è piuttosto un discorso a vanvera dell’autore, una specie di gorgheggio con effetto Auto-Tune sul festival più discusso d’Europa.
Ecco i principali punti affrontati:
1) La filosofia 2019: The New Normal
2) The Old Normal
3) La festa della musica
4) Dove sono finiti gli album?
5) Muscoli rossi per tutti!

La filosofia 2019: The New Normal

L’edizione dell’anno scorso qualche segnale di rinnovamento lo aveva già dato. Ci eravamo lasciati con C. Tangana che urlava il suo odio contro il re, la regina e il governo spagnolo.

Se il 2018 è stato l’anno del rinnovamento, il 2019 è l’anno della svolta, anzi della “nuova normalità”. Sinceramente a me il concetto di normalità è sempre stato sui coglioni. Voler affermare una nuova normalità significa ribadire che nel mondo le cose vanno diversamente, per esempio che la parità tra uomini e donne ancora non esiste. Ciononostante, una cosa va detta: la scelta di destinare più del 50% del cartel alle donne è coraggiosa. Perché? Beh, fosse anche solo per il fatto di innescare una riflessione, l’organizzazione ha già colto nel segno. Poi gli artisti, siano essi uomini o donne, andranno giudicati per quello che faranno sul palco e non per la parola che segue la voce “sesso” sulla carta d’identità. Viva le donne! Il primo brindisi del festival andrà a loro.

The Old Normal

Vivisezionando il programma, l’impressione è che ci sia più merda nella “vecchia normalità” che nella nuova. Che cosa intendo dire? Che probabilmente per tutti quelli che adorano reggaeton, hip hop, musica urbana ecc. vale davvero la pena destinare centinaia di euro al PS. Ci sono tra i migliori artisti del settore e il successo sarà garantito. Per gli amanti delle chitarre, invece, c’è ben poca roba rispetto agli anni passati. Se si confronta il cartel di quest’anno con quello delle precedenti edizioni, ci si rende conto che qualcosa è davvero cambiato. A dirla tutta, però, il discorso sul Primavera Sound è un po’ come il discorso sulla televisione: chi riflette cosa o si tratta di una proiezione vicendevole? Per quanto mi riguarda, il cartel lascia intendere che il punto di vista dell’organizzazione sul mondo musicale è cambiato, ma in fondo è la realtà che sta andando in una determinata direzione. Nel 2005 al Primavera Sound ci si sballava con i Sonic Youth, nel 2010 con i Pixies, nel 2015 con Alt-J, negli anni ’20 ci si sballa con Cardi B. Perché lamentarsi della trap se sono trent’anni che la televisione e il mondo dello spettacolo vomitano merda e nelle librerie si vendono libri da cenacolo MariaDeFilippesco? A chi appartiene al mondo della “vecchia normalità”, un po’ dispiace, perché in giro qualche band più desiderata c’era e soprattutto perché sono stati invitati artisti triti e ritriti che al PS hanno partecipato già (e non parliamo di decenni fa). Siamo sinceri, se uno guarda le facce dei Beaks, che dovrebbero in qualche modo soddisfare il vecchio pubblico, si capisce perché è meglio aprire le porte del festival ai culetti danzanti del reggaeton. Il secondo brindisi andrà ai Beaks! Intanto ecco un assaggio a 360 gradi di quello che sarà il concerto di JPEGMAFIA (concerto tenutosi al Primavera Club 2018).

La festa della musica

Il Primavera Sound è così tanto una festa della musica che sul palco mi piacerebbe vedere un’esibizione improvvisata tra J. Balvin e Jon Hassell. Si scherza ovviamente! Credo che il PS è stato e sarà sempre una grande festa della musica. C’è davvero di tutto: pogo metal, i soliti culetti danzanti reggaeton, supereroi volanti elettronici e nazisti della musica (quelli che ascoltano solo la musica “fatta bene”). Facendo riferimento al settore culinario, e senza andare troppo lontano dal Forum, il PS si potrebbe definire una “paella completa”: carne, pesce, verdure, legumi e chi più ne ha più ne metta!
Per noi di Spacebar, Amil and the Sniffers dimostrano che fare bordello con le chitarre nel 2019 è ancora possibile e che i vecchi criticoni del PS devono adottare una mentalità più flessibile. La filosofia del festival ha cambiato un po’ rotta, ma si cerca sempre di far partecipare tutti alla grande festa con cui ogni anno, a giugno, ci delizia Barcellona. La terza birra va all’improbabile duetto tra J. Balvin e Jon Hassell (o tra Cardi B e i Fucked Up?).

Dove sono finiti gli album?

Finiamola con questa storia dei trappari che sono i nuovi Sonic Youth! O i nuovi punk! Per chi non lo sapesse, Gabi Ruiz, il direttore del festival, in un’intervista del 2018 ha dichiarato che la trap, nell’atteggiamento, gli ricorda un po’ il punk degli anni ’70. E se avesse ragione? Forse sì, forse no. A me solo una cosa sta sul cazzo, perché proprio i punk o i Sonic Youth? Cazzo, non potevano citare Elio e le storie tese? O le Lollipop?
Però forse un senso ce lo trovo… In effetti, i rappresentanti della trap sembrano avere la stessa irriverenza di numerose band rock degli anni ’80 o anche di band punk di qualche decennio prima. Sembrano un bel calcio in faccia alla musica che pretende di essere perfetta, da museo e che ormai si ascolta nei teatri da seduti. Il mio primo concerto trap (Yung Beef al Primavera Sound 2018) è stata una rivelazione assoluta. Ho scoperto, con enorme stupore, che ai concerti trap ci si diverte. Al contrario, nel 2018, ai concerti rock di band del 1915-1918 vedi parrucche bianche, sguardi persi nel vuoto e disagio totale. Ma forse è normale così. Una domanda però sorge spontanea: ma dove sono finiti gli album? Beh, la produzione e la fruizione della musica sono cambiate, d’accordo, ma l’ideazione di un album è paragonabile alla stesura di un libro, alla realizzazione di un film, insomma a qualcosa in cui si cerca di trasmettere un’esperienza. Invece oggi pare che la maggior parte delle band non voglia trasmettere un cazzo. Il primo cocktail lo brindo a loro: Spotify e YouTube!

Muscoli rossi per tutti!

A proposito di irriverenza, ringrazio la tipa (Aïda Camprubí) che durante la diretta televisiva di presentazione della line-up ha riportato sotto i riflettori uno dei brani più insolenti della storia della musica: Muscolo rosso di Cicciolina. Ti ringrazio! Perché? Beh, per l’ennesima volta, la citazione e il brano dimostrano come alla cacca ci si sia arrivati poco a poco. Cacca per alcuni, rivoluzione per altri. Credo che la bellezza del PS 2019 risieda proprio in questo, nella scommessa sul genere più discusso degli ultimi anni. Sarà interessante capire dal vivo come e se ripagherà la scelta e in che modo il “vecchio” pubblico reagirà. Come leggevo in un forum online nelle ultime settimane, una cosa è certa: quest’anno quanto meno ci saranno meno muscoli rossi e tanta fregna. Si scherza! Il brindisi finale va a DJ Coco e a Ilona Staller!
Nei prossimi mesi, proporremo una playlist con le band e gli artisti imperdibili. Come al solito, mentre ascoltiamo uno a uno tutti i partecipanti, stiamo già scoprendo cose incredibili.

primavera trap

Articolo di Stefano Iuliani
Foto di copertina di Espherika

 

 

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