MIRA festival 2017: teatro della crudeltà dei giorni nostri

Dal 9 all’11 novembre Barcellona ha accolto la settima edizione del MIRA festival. Musica elettronica e arti digitali confluiscono in uno spettacolo sorprendente, che è diventato ormai un appuntamento imprescindibile per gli amanti del genere. Fa da cornice la maestosa fabbrica Fabra i Coats, ubicata in un complesso industriale ottocentesco in cui si producevano e lavoravano fibre tessili. Nel 2008 il comune di Barcellona decise di riqualificare questo spazio convertendolo in una “fabbrica di creazione artistica” che adesso accoglie eventi culturali, progetti di ricerca, sperimentazione e creazione di varie discipline: arti visive, audiovisuali, teatro e musica. L’area merita di essere visitata a prescindere dagli eventi che ospita ogni anno, di cui il MIRA ne è sicuramente il fiore all’occhiello.

 

In questa edizione il festival ha organizzato 45 attività dedicate alle arti digitali riunendo oltre 80 talenti creativi provenienti da tutto il mondo: 20 spettacoli audiovisivi, 12 show con suoni 3D e un’installazione sonora nel nuovo scenario 3D Sound Room di SON Estrella Galicia, 4 installazioni di arte immersiva, 5 proiezioni di videoarte a 360 gradi e un set di musica ambient accompagnato da proiezioni a 360 gradi all’interno del Dome di Adidas Originals, conferenze, due giorni di workshop e un concerto inaugurale.

L’esibizione che ci è piaciuta maggiormente è quella di James Holden and The Animal Spirits. La band formata da James Holden è composta da Tom Paige (batteria) ed Etienne Jaumet (sassofono). Le sonorità fondono jazz, krautrock, trance e riuniscono le melodie robuste dei sintetizzatori modulari con un sostegno incredibile di corde e percussioni. James Holden è un mago e regala sensazioni forti. I visual di Dan Tombs sono altrettanto interessanti. Un viaggio psichedelico imperdibile.

 

All’interno del Dome, la cupola immersiva di Adidas, ci hanno fatto letteralmente sognare le proiezioni Fantastic Realities ed Evolving Worlds, realizzate da vari artisti digitali tra cui Julius Horsthius, Void, Omar Prole, Adult Swim e Ouchhh. Una volta entrato nel Dome, lo spettatore si accomoda e si perde in un viaggio a 360 gradi in forme geometriche ripetitive, loop sonori accattivanti e un’esperienza complessiva davvero trasbordante. Ne trovate un assaggio nel video qui sotto.

mira festival

Le installazioni artistiche sono, come ogni anno, l’elemento di spicco del festival. La cornice industriale della Fabra i Coats conferisce loro un carattere decisamente surreale. Sembra di trovarsi in una fabbrica di armi nucleari post-conflitto, con giochi di luci e ombre a cui è difficile sottrarsi. Le manifestazioni di questo tipo, che mischiano musica elettronica e giochi di luce, mirano a una forte sollecitazione sensoriale e fisica, per cui lo spazio e l’ambiente che le accoglie sono determinanti. Per questo motivo, la fabbrica Fabra i Coats offre l’interazione giusta tra l’elettronica e i corpi, tra messa in scena ed esperienza collettiva. Le installazioni Quantum Chromodynamics (di Glassworks), Orion (di Ouchhh) e MIRA Ranibow Room (di Eyesberg) sono letteralmente surclassanti e interattive.

mira festival

All’interno del 3D Sound Room (uno scenario con 32 altoparlanti) attendevamo con ansia l’esibizione di Kelly Lee Owens. Purtroppo, però, al suo arrivo a Barcellona l’artista ha perso tutta la sua strumentazione e ha dovuto improvvisare un DJ set. Il risultato non è stato malvagio, ma volevamo sentirla cantare. In ogni caso, dedichiamo a lei il video in basso che funge da racconto del festival e che speriamo possa attirare per l’anno prossimo più partecipanti, perché noi lo consideriamo il migliore tra i festival “piccoli” di Barcellona.

kelly lee owens

Antonin Artaud affermava che il problema principale del teatro fosse il teatro stesso, ossia la gabbia in cui era rimasto rinchiuso per secoli e che delimitava lo spazio della rappresentazione da quello dell’esperienza sensoriale del pubblico. Pertanto, secondo Artaud, per suggerire un’esperienza devastante e “crudele” agli spettatori, era necessario innanzitutto fuoriuscire dalle strutture dei teatri classici e tentare di fare teatro altrove, per esempio nelle fabbriche e negli hangar abbandonati. Ecco, grazie alla maestosa location in cui si immerge e a installazioni di spessore, il MIRA festival appare come un vero e proprio Teatro della Crudeltà dei giorni nostri.

Articolo e video di Stefano Iuliani

Foto di Gemma Capezzone

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