Sónar 2017: il più grande serbatoio d’immaginazione

 

Da alcuni giorni si è conclusa la ventiquattresima edizione del Sónar, il principale festival di musica elettronica di Barcellona. Prima di addentrarci in analisi superflue sull’edizione 2017, crediamo sia importante ripercorre brevemente la biografia del festival, perché per capire che cosa significa partecipare al Sónar nel 2017 è necessario innanzitutto conoscere il contesto in cui il festival è nato e che cosa intende proporre al proprio pubblico. Infine, proporremo una breve descrizione dell’ultima edizione, cercando di delineare i punti forti del festival e l’atmosfera di purificazione che si respira.

Quando nasce il Sónar?

Il Sónar nasce nel 1994, in un periodo pieno di strascichi post-olimpici. Il festival irrompe sulla scena culturale di Barcellona con un manifesto ben preciso:

  • la musica tecno va oltre le casse, la droga e lo sballo;
  • le macchine sono un modo più versatile, economico e logico di fare musica;
  • la crisi d’identità provocata dalla Transizione moderata va superata con la sregolatezza.

La prima edizione si tenne presso il CCCB (Centre de Cultura Contemporània de Barcelona), che in linea di massima si poneva lo stesso obiettivo, ossia promuovere movimenti culturali all’avanguardia e di rottura. Il 26 maggio 1994, i fondatori del festival dichiarano in un’intervista pubblicata da El País: “L’intenzione fondamentale del festival è divulgare il lavoro di una serie di artisti appartenenti al settore della musica avanzata, con cui intendiamo lo sviluppo musicale intimamente relazionato con i progressi tecnologici. La scena musicale rock, jazz o della musica classica può contare su vasti canali di diffusione, circuiti e festival. Al contrario, questo genere di musica vanta una produzione discografica sempre crescente, ma non dispone di piattaforme di scambio e di interrelazione tra gli artisti, né tra questi e il pubblico. Il Sónar intende promuovere una relazione stabile tra gli operatori del settore e mettere in contatto Barcellona con i circuiti europei di produzione e divulgazione di questo genere musicale”.

Sónar 2017: i dati ufficiali

La ventiquattresima edizione del festival si è tenuta presso la Fira de Montjuïc (Sónar by Day) e nella Fira Gran Via de L’Hospitalet (Sónar by Night). Ha registrato un’affluenza di 123.000 persone, la più alta nella storia del festival. Il Sónar+D, il congresso tecnologico e creativo del festival, ha raccolto un pubblico proveniente da ben 105 paesi, con la partecipazione di circa 5500 professionisti del settore. Le esibizioni musicali sono state 140, distribuite in nove palchi. La provenienza del pubblico nazionale e internazionale è rispettivamente del 48 % e del 52 %. Le attività complementari svoltesi nelle altre sedi del festival (CCCB, Arts Santa Mònica, Mercat de les Flors, Pavelló Mies van der Rohe, il Museo del Disseny e il Virreina Centre de la Imatge) hanno procurato un flusso di visitatori eccezionale, con dati che oscillano dal 75 % al 100 % della capacità ricettiva complessiva. Insomma, un vero e proprio successo.

Sónar by Day: eterotopia e installazioni imperdibili

Come scrivemmo due anni fa per la rivista online Ziguline (http://www.ziguline.com/sonar-un-rito-di-purificazione-sciamanico/#), l’atmosfera generale che si respira al Sónar by Day è alquanto eterotopica. A proposito di eterotopia, Foucault afferma: “Case chiuse e colonie sono due tipi estremi di eterotopia e se si pensa, dopotutto, che la nave è un frammento di spazio galleggiante, un luogo senza luogo, che vive per se stesso, che si autodelinea e che è abbandonato, nello stesso tempo, all’infinità del mare e che, di porto in porto, di costa in costa, da una casa chiusa all’altra, si spinge fino alle colonie per cercare ciò che esse nascondono di più prezioso nei loro giardini, comprendete il motivo per cui la nave è stata per la nostra civiltà non solo il più grande strumento dello sviluppo economico, ma anche il più grande serbatoio d’immaginazione. La nave è l’eterotopia per eccellenza. Nelle civiltà senza battelli i sogni inaridiscono, lo spionaggio rimpiazza l’avventura, e la polizia i corsari”. Ecco, noi crediamo che il Sónar by Day sia appunto come il battello descritto da Foucault, uno spazio galleggiante che apre al sogno, il più grande serbatoio d’immaginazione.

Per quanto riguarda le esibizioni, i due momenti più balenanti sono stati plasmati da Forest Swords e gli HVOB. In particolare, gli HVOB sono stati una scoperta, una sorpresa, una di quelle band per cui non hai comprato il biglietto perché semplicemente non la conoscevi, eppure la band austriaca ha chiuso la prima giornata del festival con una performance elettrizzante. Gli Her Voice Over Boys riescono a catturare il pubblico proprio grazie alla voce incantevole di Anna Müller e a sonorità profonde, che si muovono tra la deep techno e il pop vocale malinconico. La fusione perfetta tra acustico e sintetico dà vita a un vero e proprio climax musicale e sensoriale. Azrael è sicuramente uno dei brani più riusciti della band. Per chi volesse rivivere o scoprire questi momenti, ecco la loro esibizione:

Forest Swords ha confermato i pronostici. Matthew Barnes ha presentato il suo nuovo disco, pubblicato lo scorso 5 maggio, a tre anni dalla pubblicazione del suo primo lavoro Engravings, giudicato uno dei migliori album del 2013 da Wire MagazinePitchfork e Stereogum (solo per citare alcune testate). Il lavoro si intitola Compassion e rispetta lo stile del primo disco: l’alternanza di strumenti digitali e analogici dà vita a sonorità tetre con digressioni etniche dal carattere più dolce e accattivante, ma per nulla patinato. La sua esibizione è stata molto coinvolgente.

Il Sónar by Day si distingue dalla versione notturna soprattutto per la convergenza di competenze tecnologiche e creative offerte dal programma Sónar+D. Le conferenze, le esibizioni e le installazioni sono imperdibili. Su tutte ci va di citare Phosphere di Daito Manabe e del suo studio Rhizomatiks. Ispirandosi al processo di cristallizzazione di alcuni minerali e alle loro forme inconsuete, Manabe crea uno spazio mutevole a causa della luce. Si tratta di un’architettura ibrida robotizzata in cui specchi sincronizzati, fumo e fasci di luce si fondono per sviluppare un’esperienza spaziale inedita, derivante sia dai nuovi linguaggi della danza contemporanea che dal vocabolario del mapping.

phosphere sonar

Incredibile è stata anche l’esperienza di realtà virtuale denominata APEX, ideata dallo studio House of Secrets di Amsterdam, in cui l’utente viene catapultato in un paesaggio urbano apocalittico fatto di bellezza e distruzione. Infine, va menzionata anche l’installazione Sónar360º sponsorizzata da Movistar+. Dedicata al settore audiovisivo fulldome, l’esperienza è avvolgente e le persone sono immerse in un mondo a 360 gradi fatto di immagini e suoni.

Sónar by Night: delirio e purificazione

Il Sónar by Night è il Non-io del Sónar by Day, l’antitesi, l’altra faccia della medaglia, è la luna piena che trasforma gli agnellini della versione diurna in lupi mannari. Ricorda un po’ la prima scena del film Blade (1998), in cui ci troviamo in una specie di rave, in un contesto industriale, con Confusion dei New Order (Bloodbath remix) di sottofondo e del sangue che all’improvviso inizia a fuoriuscire dal’impianto idraulico del soffitto, trasformando tutti i partecipanti in affamatissimi vampiri.

Il Sónar by Night è uno dei tanti festival di musica elettronica consumabili nel mondo, anche se qui la line-up è sempre di primissimo ordine. Rientra in quella categoria di festival in cui hai l’impressione di perderti sempre qualcosa, perché i palchi sono tanti, la gente incommensurabile e la scaletta fittissima. Quello che c’è da dire però è che rispetto a festival come il Primavera Sound o il Coachella, al Sónar by Night non ti capiterà mai di sentirti bipolare, perché le esibizioni in fondo appartengono tutte allo stesso genere e non passerai mai dalla malinconia dei Radiohead alla cattiveria degli At the Drive-in, come potrebbe succedere altrove (non molto lontano dalla Fira Gran Via de L’Hospitalet).

Quest’anno non mancava proprio nessuno. A partire da Moderat per arrivare a Nicolas Jaar, passando per Nina Kraviz, Cerrone, Dj Shadow, Soulwax, Clams Casino e i Justice. Ciononostante, a nostro parere le due migliori esibizioni sono state quella di Jon Hopkins, che con il brano Open Eye Signal ha fatto letteralmente tremare la città intera, e quella di Clara 3000, stupenda ed ennesima sorpresa di questa ventiquattresima edizione. La giovane DJ francese non compariva tra i nomi più blasonati, ma crediamo che ne farà di strada. Clara predilige sonorità semplici e minimal rispetto ai suoni barocchi e sovrapposti. La sua musica è oscura, ipnotica e profonda. Per i più curiosi, ecco la sua performance:

Sónar 2018: il festival compie 25 anni

Il 14, 15 e 16 giugno 2018 si svolgerà la venticinquesima edizione del festival. Pertanto, il Sónar sorpassa il traguardo di un quarto di secolo e crediamo che il programma e l’atmosfera complessiva saranno più unici che mai. Noi non mancheremo e se ti va di approfittarne, questo è il momento giusto per farlo, perché i biglietti costano poco e l’anno prossimo ne varrà sicuramente la pena.

 

Articolo di Stefano Iuliani

Foto di Federica Zampognaro e Gemma Capezzone

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