Tre proposte serissime per i concerti post-coronavirus

Festival annullati, tour internazionali saltati, artisti declassati a giullari di corte: l’arrivo della COVID-19 si è abbattuto sul mondo della musica come Godzilla su una città giapponese, lasciandosi alle spalle cumuli di macerie fumanti e molti dubbi sul futuro di un settore che solo in Italia muove centinaia di milioni di euro. Una delle domande che più infestano i sogni di lavoratori dello spettacolo e appassionati è: come si svolgeranno i concerti nel mondo post-pandemia? Noi di Spacebar abbiamo pensato a tre proposte serissime, tutte ugualmente realizzabili, analizzandone i pro e i contro.

1: COUCH CONCERTING

Il gruppo registra il concerto in una località segreta senza pubblico, che paga il biglietto per guardarlo in tempo reale sul telefono e senza alzarsi dal divano. Si potrà scegliere tra due modalità di fruizione: streaming in diretta dell’intera esibizione oppure ricezione di tutti i brani già comodamente tagliati in clip di 15 secondi, pronte per essere modificate con l’emoji di due mani a cuore e caricate come storie di Instagram.

Pro:

  • Molte persone riuscivano a guardare interi concerti attraverso lo schermo del cellulare anche prima della pandemia. Per queste, sarà sufficiente tenere il telefono sollevato per rivivere una serata pre-COVID senza notare alcuna differenza.
  • Il contesto casalingo previene tutti gli aspetti più sgradevoli dei locali, come le lunghe code al bagno, la birra scadente a prezzi da crollo della Borsa del ‘29 e la puzza di ascelle che cresce man mano che ti avvicini al palco.
  • Potremo continuare ad alimentare la dipendenza da digitale sviluppata nei mesi di confinamento seguendo in contemporanea concerti, partite di Champions League, serie su Netflix e dirette Facebook dello Sceriffo De Luca.

Contro:

  • Grazie alla continua mediazione di un supporto digitale, il pubblico non saprà più distinguere un musicista vero da un qualsiasi tiktoker. In perfetta continuità con la situazione pre-pandemia.
  • Se ascolti metal, dovrai auto-infliggerti le ferite che avresti altrimenti riportato nel moshpit sotto al palco. Consigliamo l’uso di un rastrello o un gatto fresco di castrazione.
  • I plettri e le bacchette lanciati dalla band a fine concerto saranno messi in vendita su Ebay. Ma è sempre meglio che farsi sbriciolare uno zigomo da una gomitata nel tentativo di acchiapparli al volo.

2: COVIDCOASTER

Attorno all’isolato della venue verrà costruito un tapis roulant che, attraversando la sala, passerà a intervalli regolari di fronte al palco. Un po’ come il sushi nei ristoranti All You Can Eat. Il pubblico verrà sistemato in base alle norme di distanziamento e ciò garantirà una capienza di circa 500 persone per chilometro di nastro. La velocità di scorrimento varierà in base al genere di musica. Per seguire il concerto anche lontano dal palco, verranno distribuiti pratici dispositivi simili alle audioguide da museo con pratiche cuffie Bluetooth. Per consentire il normale passaggio al resto dei pedoni, i tratti esterni verranno sollevati a 3 metri da terra. Alcune venue potranno scegliere di dare un po’ di brio al percorso con salite, discese e curve paraboliche.

Pro:

  • Se ti piace il prog, hai buone speranze di sentire almeno un paio di pezzi quasi per intero.
  • Non dovremo più ucciderci per accaparrarci un posto in prima fila: chiunque vedrà il concerto male alla stessa maniera.
  • Diminuirà la possibilità di avere la vista del palco oscurata dal Gigante da concerto. Se non sai di cosa sto parlando, significa che sei il Gigante da concerto.

Contro:

  • Per gli appassionati di thrash metal, l’esperienza sarà simile a una simulazione di volo su caccia dell’aeronautica militare, con buone possibilità di essere scagliati sul palco a causa della forza centrifuga.
  • Le pause al bagno saranno organizzate tipo pit-stop della Formula 1. Se perdi il giro, non avrai altra scelta che farla nel bicchiere della birra o in testa ai passanti.
  • In inverno, lo sbalzo di temperatura tra interno ed esterno ti esporrà al rischio di prenderti una polmonite. Ma ehi, almeno non avrai contratto la COVID.

3: THEY ARE THE ROBOTS

Per far fronte alla riduzione del numero di spettatori, le band dovranno aumentare il numero di concerti. Quelle che potranno permettersi i costi di automazione si faranno quindi replicare in robot umanoidi, in modo da poter suonare in 10 locali in contemporanea a sera in ogni città. Ciò garantirà un introito sufficiente a pagarsi le bollette e coprire le spese e la manutenzione dei replicanti.

Pro:

  • I nostri gruppi preferiti non dovranno mai più ritirarsi per vecchiaia o problemi di salute: potranno continuare a suonare e fare album finché sulla Terra resterà silicio.
  • I musicisti robot garantiranno un’esecuzione sempre perfetta, senza stonature, serate no o stecche. In pratica i Dream Theater con un cantante vero.
  • Le voci artefatte in modo digitale diventeranno la normalità e ciò porterà all’estinzione dei trapper. Quelli meno tatuati verranno riciclati come blocchetti per gli appunti.

Contro:

  • A causa dell’impossibilità da parte dei robot di riprodurre i poliritmi e le polimetriche dei loro pezzi, i Tool diventeranno un gruppo punk-rock. Ciò non gli impedirà di continuare a far uscire un disco ogni 15 anni.
  • Le band indie-hipster saranno le più costose da seguire: i loro replicanti prodotti da Apple dovranno essere cambiati ogni anno con modelli identici ai precedenti. Ciò si tradurrà in un aumento costante e immotivato del prezzo del biglietto.
  • Il grande pubblico non saprà più distinguere tra musica suonata dagli umani e musica suonata da un robot. Vuoi vedere che in fondo in fondo la pandemia non cambierà poi così tanto?

L’incertezza intorno alla musica dal vivo nel mondo post-pandemia è talmente grande che persino proposte del genere potrebbero sembrare plausibili. In Italia, per esempio, sembra che potremo andare a messa o allo stadio molto prima che a un concerto o un festival. Ma nessun Osanna o po-po-po-po cantato a squarciagola potrà colmare il vuoto lasciato dalla musica.

In qualche paese sono già stati fatti esperimenti tipo i concerti drive-in, che però hanno ricevuto un’accoglienza piuttosto tiepida da parte del pubblico. Qualsiasi scenario preveda il futuro, è importante che continuiamo a sostenere gli artisti, credendo nei loro progetti, andando ai loro concerti, comprando i loro dischi. Senza di noi, non possono farcela.

Articolo di Ruben Vitiello
Foto di copertina di Camilla Lundby
Gif by Tenor e Giphy

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