Una chiacchierata online con un fonico per parlare della crisi delle maestranze della cultura

Rimanendo sul filone della crisi dei lavoratori del mondo della cultura, Spacebar ha avuto l’opportunità di intervistare una persona del settore che ha vissuto sulla propria pelle la difficile situazione degli ultimi mesi. Buona lettura o buona visione.

 

 

1) Presentati. Chi sei? Qual è stato il tuo percorso di studi? Da quanto lavori in questo settore, e con che mansione?

Ciao Spacebar. Mi chiamo Ludovico Pansolli, sono un fonico e ho studiato ingegneria del suono alla SAE Institute di Milano. Lavoro nel settore degli “eventi dal vivo” da un paio di anni.

2) Facendo riferimento alla situazione pre-emergenza Coronavirus, come descriveresti le tue condizioni di lavoro (salari, contratti, ore, tutele nei periodi di disoccupazione ecc.)?

Le nostre condizioni di lavoro pre-Covid presentavano molte problematiche. Nella maggior parte dei casi, nel mio settore che riguarda congressi, conferenze e concerti, i contratti di lavoro riguardavano pochi tecnici, e hanno SEMPRE riguardato pochi tecnici, perché ad essere assunti sono veramente un numero piccolissimo di lavoratori. Le assunzioni avvengono soprattutto in teatri o nei magazzini dei service dove hai il tuo contratto con le tue ore da svolgere e uno stipendio mensile. Mentre nella stragrande maggioranza delle situazioni i tecnici, come me, sono “freelance” quindi ci sono in gioco i tecnici, i service con cui collabori, le organizzazioni che stanno alle spalle degli eventi e la cooperativa per cui lavori allo stesso tempo e con cui alla fine del mese dovrai dividere in parte il tuo guadagno. Inoltre, ci sta una piccola fetta di tecnici che hanno la partita IVA e fatturano per conto loro la prestazione. Alla fine, tutto si riduce a dei contratti “a chiamata” come se tu fossi l’azienda di te stesso. La realtà dei fatti, se vogliamo andare al sodo, era già molto borderline.

3) Che conseguenze ha avuto la crisi Covid-19 sul vostro settore lavorativo? Come vedi il tuo futuro?

Penso che le conseguenze della crisi Covid-19 le conosciamo tutti visto la grandissima attenzione mediatica che c’è stata in questi mesi verso il nostro settore. Io direi che nel nostro futuro vedo due punti importantissimi che rivoluzioneranno il mondo dello spettacolo. Il primo riguarda lo svolgimento degli eventi e probabilmente cambierà assetto quindi entrate contingentate, screening dei partecipanti, regole sul distanziamento o molti altri limiti che verranno definiti con il tempo e l’esperienza. Il secondo, per me il più importante, è la speranza che avvenga un percorso di inquadramento sulle peculiarità delle figure lavorative e maggiori leggi sulla sicurezza sul lavoro per le maestranze del settore da parte delle istituzioni.

4) Hai potuto accedere agli ammortizzatori sociali straordinari predisposti dal governo?

Si, io sono stato tra i fortunati che li hanno ricevuti e non ho avuto nessun problema. A parte il fatto che i primi mesi, aprile maggio e giugno, me li hanno addebitati a fine luglio, perciò quel periodo è risultato difficile per me e per tutti. Poi ho continuato a riceverli anche con “i mille euro una tantum” e quindi quello che mi spettava mi è stato dato ma aggiungo che questa somma è servita solo a tamponare il vuoto economico che si era venuto a creare, mettiamola così per non essere più ingiuriosi. Più che altro, io ho 25 anni e vivo ancora con i miei genitori quindi ho delle uscite limitate, penso ai miei colleghi che hanno una famiglia da mantenere, un affitto da pagare e altre spese da sostenere e credo che ritrovarsi senza tutele sia stata una situazione dura da vivere.

5) Esistono dei sindacati o delle forme di autorganizzazione fra lavoratori e lavoratrici dello spettacolo? C’è una qualche possibilità di organizzarsi per far valere le proprie ragioni?

Allora per la questione sindacati non sono molto informato ad essere sincero, perciò ti parlo per esperienza. Probabilmente ci sono anche dei sindacati, anzi quasi sicuramente, ma io conosco pochi colleghi che sono iscritti o comunque che me ne abbiano parlato e questo significherebbe, purtroppo, che non abbiano molto rilievo. Mentre forme di autorganizzazione ce ne sono state, sono nate e cresciute in questi mesi soprattutto. Non sarà sufficiente quello che abbiamo fatto fino ad ora ma stiamo crescendo. Principalmente ci sono stati vari incontri con il ministro Franceschini da parte di “Bauli in Piazza” e “Scena Live” con cui abbiamo raccolto in un database il profilo di molti tecnici perché è molto variegato il settore dello spettacolo. Il loro lavoro ambisce a strutturare un settore tramite la identificazione dei profili delle maestranze e a farle rientrare in specifiche categorie costruite “ad personam”. Questo sforzo serve a garantire diritti e di conseguenza ad avere opinioni in merito ma i risultati effettivi di questo lavoro ancora dobbiamo vederli.

 

 

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6) Che cosa chiederesti al governo per te e tutti quelli che si trovano nelle stesse condizioni?

Credo che la cosa che vada chiesta al governo con maggior forza è di guardare anche ai modelli di soluzione dello svolgimento degli eventi che si stanno attuando all’estero e mi riferisco nello specifico a nazioni come l’Inghilterra e la Spagna. Basterebbe anche solo ampliare e potenziare gli strumenti già esistenti per far sì che si ritorni a organizzare qualcosa, sicuramente non fare quello che è stato fatto con i teatri mentre i centri commerciali erano aperti. Ecco l’Italia non ha mai dato una grande mano alla cultura anzi in questi ultimi anni, insieme all’istruzione e alla sanità, è stata uno di quei luoghi dove bombardare e questo non può avvenire soprattutto nella nostra nazione che è la terra della cultura e quest’ultima andrebbe salvaguardata. Teniamo presente che la cultura è fondamentale, non solo perché ci si mangia al contrario di come si dice, ma anche perché se andiamo a vedere i dati l’Italia è il sesto paese al mondo per incidenza degli introiti dal mondo dello spettacolo sul PIL nazionale. L’Italia vive molto di spettacolo.

7) In un futuro almeno prossimo, le norme di distanziamento sociale cambieranno senza dubbio in profondità quella che poteva essere l’esperienza di uno spettacolo teatrale, di un concerto, di un festival letterario ecc. Quali diversi scenari si prospettano? E quali, fra questi, ti senti di preferire?

È molto complicato, io per esempio lavoro al Forum di Assago in cui ci sono quasi 20000 posti e un palazzetto non può tenere aperto per 500/600 persone quindi quelli sono luoghi in cui sarà difficile trovare un modo per organizzare eventi perché prevedono investimenti e spese maggiori. Mentre nel range delle 500 persone sarebbe più semplice trovare un punto d’incontro, cioè riuscire a regolamentare lo svolgimento di un evento e, per ipotesi personale, mi immagino un luogo all’aperto con posti a sedere per un numero di partecipanti precisi e regole specifiche per il consumo di bevande e luoghi circoscritti per fumare oltre agli strumenti già previsti (mascherine, gel per le mani, etc.) per contrastare il contagio da Covid-19.

8) C’è il rischio che questa crisi rafforzi le disuguaglianze e le barriere economiche nell’accesso alla musica, all’arte e alla cultura?

È un rischio reale, un’ipotesi possibilissima perché viste tutte le misure di sicurezza che si dovranno prendere per la realizzazione di un evento, quindi una spesa maggiore, e il minor numero di partecipanti che potranno partecipare, sicuramente il prezzo del biglietto d’entrata aumenterà. Non c’è cosa più dannosa che escludere automaticamente una fascia sociale dalla partecipazione a un evento di intrattenimento sulla base di una disponibilità economica.

9) Che tipo di messaggio vorresti mandare al pubblico del mondo dello spettacolo e della cultura, in questo momento? Anche con un tono di responsabilità e sensibilità nei confronti del vostro settore.

Lancio un messaggio molto pratico, ora come ora, è molto importante impegnarci a non dimenticare che le aggregazioni, anzi voglio usare una parola che ultimamente ha assunto un’accezione negativa, gli assembramenti sono il leitmotiv del mondo dell’intrattenimento e della cultura e non devono scomparire. Non ci dobbiamo accontentare e cambiare le nostre abitudini in ambito culturale pensando che un programma televisivo le possa sostituire e rimanere con la fame e la speranza di poter partecipare tutti insieme a un evento di qualsiasi genere. Quando si avrà la possibilità di creare e partecipare a eventi, spero vivamente che le persone non abbiano perso questa voglia di averne bisogno.

10)…e un messaggio per i tuoi colleghi?

Facciamoci forza e spero che tutti non saremo costretti a cambiare mestiere perché ti assicuro che le persone che lo fanno, lo fanno con dedizione e con una passione pura.

 

 

Articolo e intervista di Andrea Sanzari

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