Una proposta metodologica per un approccio verbale allo studio dei rudimenti del tamburo

Oggi abbiamo intervistato Ugo Rodolico, autore di Ritmo, linguaggio, strumenti a percussioni: proposta metodologica per un approccio verbale allo studio dei rudimenti del tamburo. Ugo ci spiegherà in che cosa consiste la sua indagine musicale e che cosa ne pensa del panorama musicale italiano attuale.

  • Dove e come nasce la tua passione per la musica?

La passione per la musica nasce e rinasce più volte durante la mia vita. La prima volta fa sicuramente la sua comparsa nella camera di un mio zio che mi insegnò ad armeggiare con giradischi e lettori cd. La mia prima identità musicale viene plasmata attraverso l’ascolto confuso e curioso durante le serate dei fine settimana. La passione per il ritmo e le percussioni si consolida in particolare attraverso una necessità fisiologica: durante la mia adolescenza ero affetto da “balbuzie”. La mia sintomatologia non era estremamente grave ma abbastanza invadente da rendere ogni interrogazione in classe un piccolo inferno. Ricordo che prolungavo certi suoni o evitavo certe consonanti o intere parole come stratagemma per mascherare il problema ma non c’era nulla da fare: prima o poi arrivava il momento delle estenuanti ripetizioni, dei prolungamenti dei suoni che somigliavano a versi di foca e delle totali interruzioni che diventavano rapidi preludi di silenzi imbarazzanti. All’epoca non avrei mai potuto immaginare che attraverso il ritmo avrei compensato questo disagio e che vent’anni dopo mi sarei trovato in classe a scegliere le stesse consonanti o sillabe più appropriate questa volta non per nascondere un difetto ma per portare alla luce il senso del ritmo e del tempo nei miei allievi percussionisti e batteristi. Gli stessi suoni di parole (detti “foni”) con cui facevo a botte mi sono oggi indispensabili per insegnare un “altro solfeggio” della musica ai ragazzi che si accostano agli strumenti a percussione nella Scuola Media ad Indirizzo Musicale.

La mia esperienza di musicista e percussionista mi ha convinto di quanto sia forte il legame tra ritmo, corpo (movimento) e linguaggio (la lingua e i suoi suoni). Sulla scorta di percorsi già esistenti come lo Schulwerk di Orff, è nato in me il desiderio di elaborare alcune prime indicazioni di un metodo che unisca ritmo e linguaggio, spogliando quest’ultimo della sua funzione semantica con l’obiettivo di rafforzarlo quale elemento di espressione umana, nel senso di forma e suono. Il linguaggio, nella sua caratteristica più pura, diventa sostegno del ritmo suonato sugli strumenti a percussione e in particolare sul tamburo. L’utilizzo di alcune sillabe e di onomatopee già in uso nelle tradizioni musicali di alcune civiltà millenarie come quella indiana, costituisce un valido mezzo per memorizzare sequenze ritmiche e per rendere fluida, omogenea e musicale la loro esecuzione.

  • Perché credi che le tue ricerche vadano divulgate?

L’esperienza di insegnamento a bambini e adolescenti che ho accumulato negli ultimi quattro anni ha rafforzato altresì la convinzione che suonare uno strumento musicale non costituisce solo una competenza specifica in un ambito professionale ma, più in generale, contribuisce armonicamente a operare la sintesi dell’intelligenza emotiva tra il pensare e il sentire e avvia un processo educativo atto a fondere la dimensione mentale con la dimensione affettiva, sviluppando la capacità dell’allievo di riconoscere le emozioni, di controllare gli impulsi emotivi senza reprimerli ma indirizzandoli, di aumentare l’efficienza mentale e la comprensione della realtà, di percepire le emozioni altrui e di interagire con gli altri in maniera positiva. Percuotere uno strumento a percussione scandendo il ritmo con giochi di parole, filastrocche e onomatopee procura subito nel bambino ciò che molti esercizi musicali cosiddetti “divertenti” non riescono spesso a conseguire: vera gioia ed entusiasmo. In particolare l’insegnamento del tamburo, con il suo fascino ancestrale, e dei suoi rudimenti, è sicuramente il modo più immediato e accattivante per centrare tutti gli obiettivi tecnici, musicali e formativi previsti nel corso di Strumenti a Percussione istituito nella scuola media a indirizzo musicale. Penso che, per avvicinare il bambino alla lettura e all’esecuzione delle figure musicali, non si può partire da un approccio di tipo matematico e divisivo che sarà possibile affrontare solo successivamente a una prima fase basata sull’esperienza di cose che al bambino piace fare: come scandire uno scioglilingua sempre più velocemente. Penso che divulgare un modo diverso e interdisciplinare di avvicinare l’allievo al ritmo, al solfeggio e successivamente alla musica in generale migliori non solo una competenza specifica ma la formazione globale e la crescita di diverse competenze afferenti a più campi, non solo a quello musicale.

  • Che cosa ne pensi del panorama musicale italiano di oggi? Te la sentiresti di darci qualche nome di tutto rispetto?

Penso che ogni luogo e ogni tempo abbia la sua musica. Certo oggi in Italia e non solo, si è costretti a fare i conti con un modo di produrre e di fruire musica molto “liquido”, quasi effimero grazie all’iperconnessione che interessa tutti i campi e sicuramente anche quello dell’arte, della cultura. Personalmente poi credo, come diceva anche Pasolini, che con l’avvento dell’era industriale non si possa parlare più (con eccezione della musica napoletana), di una “musica italiana” vista l’enorme differenza culturale che da sempre ha caratterizzato le varie regioni dell’Italia e considerata la scomparsa progressiva dei canti, dei suoni e delle musiche originali del folclore. Dopo la stagione del grande cantautorato non saprei rispondere a questa domanda. Ultimamente, a proposito di nuove proposte, ho sentito il concerto di Brunori Sas e mi è piaciuto.

  • Suoni in qualche band e quale stile prediligi?

Suono in vari progetti di musica strumentale. Attualmente sto portando avanti Illogic Trio, un progetto di musica “illogica” intesa come un contenitore dove sperimentiamo contaminazione, improvvisazione ed elettronica. Tutto entra in questo contenitore ma non si sa mai cosa possa uscirne. Siamo su Spotify e altre piattaforme digitali da qualche anno, abbiamo un disco all’attivo e siamo in procinto di produrne un secondo.

  • Facci un mixtape con una canzone, un film e un libro che desideri ti accompagnino in questa intervista.

Day is done di Nick Drake, Birdman di Iñarritu e Se una notte di inverno un viaggiatore di Calvino

Intervista di Stefano Iuliani a Ugo Rodolico

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