Arianna Porcelli Safonov: una piaga antisociale

“Piaga [pià-ga] s.f. (pl. -ghe):

• 1- Lesione della cute o di una mucosa, con perdita di pus o di siero e difficoltà di cicatrizzazione; estens. ferita, lacerazione, taglio: avere le p. ai piedi, alle mani;

• 2- fig. Dolore dell’animo, pena, tormento || mettere il dito nella, sulla p., toccare un argomento delicato, che rinnova la sofferenza di qlcu.; anche, mostrare con chiarezza dove sta il nocciolo di un problema;

• 3- fig. Problema sociale grave e diffuso: la p. dell’alcolismo, della corruzione.

Sono piccole cose, niente di grave. O forse si. Sono messaggi subliminali, spacciati per avveniristici, pensieri morali che non puoi contraddire, altrimenti sei anacronistico. E poi negozi dove vieni telecomandato a comprare senza scelta personale oppure tendenze e professioni che l’universo ha decretato essere cool e tu non puoi dissentire. Sono stili di vita ai quali, se vuoi essere accettato, non puoi sottrarti. Queste sono le nostre Piaghe: castighi che pensavamo fossero divini e che invece la nostra società si autoinfligge, senza dirselo. Meccanismi culturali che inaridiscono, frustrano, immiseriscono il nostro genere. E mentre il mondo le chiama, appunto, tendenze, noi sentiamo una vocina nello stomaco che le chiama col loro nome proprio: problemi sociali, Piaghe”.

Sono solo alcune delle parole che contraddistinguono il carattere illuminante, affilato e “crudele” (per dirla alla Antonin Artaud) della protagonista di questa intervista: Arianna Porcelli Safonov. Arianna è sicuramente uno dei personaggi più irriverenti del panorama artistico italiano contemporaneo. Le sue analisi sferzanti prendono di mira quelle dinamiche sociali che intendono renderci persone con “mille chilometri di terreno incolto nel cervello”, per usare le sue stesse parole.

Dopo aver viaggiato a lungo e vissuto per decenni in varie città del mondo, Arianna si è trasferita nelle campagne dell’Oltrepò Pavese. Le sue staffilate possono essere definite “tristocomiche”, perché a metà strada tra la comicità e l’amarezza. Cerchiamo di scoprire qualche dettaglio in più sulla sua vita e sulla sua poetica.

arianna porcelli safonov

1) Di che ti occupi tu?” Scherzi a parte, in che modo spiegheresti quello che fai a un pubblico che non ti conosce?

Mi occupo di andare al mare almeno una volta al mese, anche in inverno. Poi mi occupo di mangiare cose nuove e bere più vini naturali possibile. Mi occupo di sperare di riprendere a fare sport e di scrivere il terzo libro, ma sono troppo occupata a bere vini naturali…no, seriamente (o quasi): scrivo testi comici. Utilizzo la satira, come tutti coloro che la usano, per denunciare cose brutte. E, per diffondere queste denunce, mi servo di una mia modesta attitudine a parlare sul palco. Non sono un’attrice, semmai scrittrice. Preferisco scrivere anziché mettermi a piangere in una fiction e vorrei che la comicità ritrovasse un po’ del suo impegno missionario e sociale anche attraverso la mia produzione.

2) Perché Madame Pipì? Com’è nata l’esigenza di raccontarti in un blog o, visto che odi questa parola, in un diario online?

Il blog di Madame Pipì è nato nel 2008, mentre vivevo a New York: allora la parola Blog non mi faceva così pena come oggi. Rientravo in casa ed ero talmente satura di cose e situazioni viste che avevo bisogno di buttarle fuori, metterle su carta o sullo schermo per rispondere alla domanda primordiale: sono tutti matti o sono matta io?

3) Ci vuoi spiegare in che modo quella che definisci “depressione urbana” ti ha condotto a rivoluzionare la tua vita, abbandonando la città per andare a vivere in campagna e infine a scrivere il tuo esordio letterario Fottuta Campagna (Fazi Editore)?

Definisco Depressione Urbana, quel malessere che appare poco spiegabile che ci fa prendere tutte le mattine alle 7 la metro e ci fa tirare fuori lo smartphone fuori dalla tasca che non ci permette di guardare in faccia il tizio di fronte, fino alla stazione di destinazione. Definisco DU quella patologia che ci fa accontentare del programma preconfezionato che la maggior parte delle città italiane ci impone, omologandoci a un unico modello, a prescindere da quali siano le nostre attitudini.

arianna porcelli safonov

4) La mia è una curiosità personale. Sono nato e ho vissuto a lungo sugli Appennini e tu in una recente intervista hai dichiarato che le zone appenniniche d’Italia salveranno il nostro paese. Che cosa intendi precisamente?

Gli Appennini hanno, prima di tutto, salvato me dalla Depressione Urbana. Quindi, se ho ancora un po’ di speranza per la Nazione (e ne ho, altrimenti sarei rimasta all’estero col mio cervello), credo che un luogo abbandonato, ricco di tradizioni, valori e materie prime essenziali come gli Appennini, possa essere patrimonio e punto di ri-partenza per un paese che ha bisogno di rinnovarsi non ora ma subito. Personalmente, nel momento in cui ho scelto il posto in cui vivere, non più in base alla convenienza per la mia professione ma in base ad una qualità della vita che irradiasse tutti gli altri contesti, ho migliorato diversi aspetti della mia vita: è banale ma la miglior qualità di vita ottimizza le mie prestazioni, come un qualsiasi altro mammifero.

5) Nel 2017 hai pubblicato il tuo secondo libro: Storie di matti (Fazi Editore). Chi sono i matti?

I matti sono le persone che si considerano perbene, che si nascondono dietro a professioni prestigiose o dentro a famiglie perfette. Per sintetizzare e citare miserabilmente il mio libro “I matti sono tra noi e hanno un sacco di like”.

6) Sulla vita di quale celebre personaggio tesseresti una storia di matto?

Tutti i personaggi di Storie di Matti sono personaggi celebri perché si tratta di veri e propri archetipi: l’amministratore delegato di una grande azienda, la PR, il signore di sessant’anni che vive con sua mamma o la maestra, persone che cercano di contenere il loro profondo, secolare disagio. Un matto contemporaneo, a mio avviso, è il cittadino italiano che non si indigna ma ti dice “Eh, cosa vuole…è uno schifo l’Italia”.

7) Oltre a Marina Abramović, chi ti “fa cadere le palle” oggi?

Meno male che c’è Marina Abramovic a ricordarci che non potremo mai capire tutto dell’arte! Seriamente: mi fanno cadere le palle coloro che approfittano, cavalcano e tessono il proprio successo approfittando della corruzione e della decadenza del nostro assetto politico e del paese, in generale. Quei piccoli, miserabili sciacalli che si adeguano alla filosofia del contatto giusto, del malfunzionamento del sistema giudiziale per accaparrarsi qualche briciola da portarsi a casa.

8) Parlando del concetto di visibilità, il Comité Invisible nel libro L’insurrezione che viene dichiara: “basta guardare le facce di quelli che sono qualcuno nella nostra società per godere del fatto di non essere nessuno”. Ecco, ti spaventa l’eccessiva visibilità e che cosa ti auguri di non perdere nella tua relazione con il pubblico?

Non credo spaventi l’eccessiva visibilità, ormai siamo tutti schedati da Google! L’augurio che mi faccio è di non scendere a compromessi o perdere la mia dignità per…la visibilità. Se mi va male, ho sempre la fottuta campagna.

9) Di recente Wired ha pubblicato un articolo in cui si evince che tra le domande più ricercate su internet dagli italiani ci sono: “perché i gatti hanno paura dei cetrioli?”, “perché un uomo sposato tradisce?” e “perché si intasa il braciere?”. Che cosa ti auguri si chiedano gli italiani a partire da questo nuovo anno?

“Perché ho permesso che rovinassero il mio paese?” oppure “Da dove posso cominciare la mia piccola rivoluzione?”, “E se mi cancellassi da Tinder?!”

arianna porcelli safonov

10) A parte lo smartbox, quale pensierino ti piacerebbe ricevere nel 2018?

Con uno smartbox sarei già una donna completa, ma se potessi chiedere un pensierone per il 2018 vorrei che i supermercati diventassero illegali.

11) Quale canzone, film/serie tv e libro desideri ti accompagnino in questa intervista (non dirmi Voglio andare a vivere in campagna di Toto Cutugno perché sarebbe troppo semplice)?

Non conosco abbastanza film o serie tv per averne di preferiti, rischierei di fare una pessima figura proponendo Coming to America/Il Principe cerca moglie. Toto Cutugno lo lasciamo alla sua nuova campagna elettorale, preferirei Andrew Bird, ma non solo in questa intervista! Lo ascolterei in qualsiasi altra circostanza. Libro: non saprei. Sono innumerevoli i libri che mi hanno fatto da colonna sonora; cerco di leggerne un paio al mese nonostante alle dieci di sera, quando non lavoro, sia già in fase REM! Non posso nascondere l’imbarazzo nel dover ammettere che il libro più bello letto nel 2017 è la trascrizione degli atti di processo a Giovanna D’Arco.

Non perdetevi l’ultimo progetto di Arianna, Piaghe, da cui è tratto l’incipit di questo post. Lo spettacolo si terrà presso il Teatro lo Spazio di Roma, dal 4 al 7 gennaio. Si tratta di nove monologhi scritti da Arianna Porcelli Safonov con le videotele create da Steve Magnani. Una linea comica cruenta, a metà strada tra satira e stand-up comedy, per raccontare le Sette Piaghe: il falso biologico, la filosofia del contatto giusto, il lavoro giovanile e creativo non retribuito, i centri commerciali, i giudici dei talent show, il dramma di chi non è abbastanza cool, il dramma di chi lo è troppo. Piaghe è uno studio sui disastri culturali ai quali siamo assuefatti, una caccia alle streghe del nostro secolo, scherzosa ma serissima, una protesta contro l’intrattenimento e i suoi temi ideati per far dimenticare invece che pensare.

Intervista di Stefano Iuliani ad Arianna Porcelli Safonov

Foto di copertina di Giovanni Canitano

Foto a colori di Fottuta Campagna di Luca Chinaglia

Foto live in bianco e nero di Luigi Viroli

Foto in primo piano in bianco e nero di Carolina Galiano

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