Due chiacchiere con la scrittrice italiana più scomoda di oggi: Yasmin Incretolli

Oggi siamo in compagnia di Yasmin Incretolli. Abbiamo scovato per caso il suo esordio letterario (Mescolo Tutto, edizioni Tunué) e abbiamo deciso di invitarla al bancone di Spacebar perché crediamo che si tratti di un testo molto innovativo, sia dal punto di vista linguistico che narrativo. Inoltre, a noi piacciono i libri che agiscono un po’ fuori dagli schemi e Mescolo Tutto lo fa con una disinvoltura incredibile, sembra quasi procedere per gioco in un labirinto linguistico molto spigoloso, senza anelli di congiunzione, e in una trama molto giovanile e antisistema. Parlare a telefono con Yasmin è stato illuminante e speriamo che questa intervista lo sia anche per voi.

1) Mescolo Tutto è un esordio letterario che mi ha letteralmente fatto impazzire, soprattutto per le tematiche affrontate e per il linguaggio utilizzato. Ci puoi raccontare com’è nata l’idea del libro e quanto di te c’è dentro?

Nasce per esaudire le mie esigenze da lettrice di letteratura “sperimentale” e di narrativa adolescenziale. Maria, la protagonista, ha 19 anni come me al tempo della stesura. E condividiamo la stessa storia familiare al femminile. Anch’io sono cresciuta con mia madre e mia nonna. Ho scritto il libro dopo un trasferimento particolarmente improvviso e traumatico, ma la rabbia che provavo mi ha aiutata mettendosi tra me e tutto il resto, permettendomi uno stato di concentrazione senza il quale non sarei riuscita a creare qualcosa di così intenso.
Inoltre, e ci tengo a precisarlo, nonostante la pubblicazione sia stata preceduta da episodi poco piacevoli da parte di una fetta molto grande del cenacolo letterario italiano, credo di essermi presa la mia rivincita con la menzione speciale al Premio Calvino.

2) A noi di Spacebar piace molto un verso di una canzone dei Marlene Kuntz che fa: “Noi stiamo per generare l’idea di vomitare sui vostri piatti migliori”. E crediamo che Mescolo Tutto rientri molto bene in questo contesto per l’irriverenza con cui ha fatto irruzione nel panorama letterario italiano. Ci sbagliamo? Ti reputi una scrittrice irriverente e scomoda? Se no, perché?

Penso che ogni scrittore, non so per quale strana sfaccettatura dell’ego, si ritenga in parte scomodo. Comunque, più che altro, credo solo di essere poco appetibile. Editorialmente parlando. Ma ci sto lavorando.

3) Torniamo al linguaggio impiegato. Io l’ho adorato. In tanti hanno utilizzato la parola “ipotassi” per descriverlo. A me piace più l’idea di una lingua nuova che esprime al meglio il carattere della protagonista (Maria): spezzato, slegato, senza anelli di congiunzione, frammentato, brandelli di esistenza sparsi qua e là. A prescindere dalla descrizione del linguaggio che usi, come lo definiresti tu e come è nata l’idea di proporlo in questo modo?

Intendevo raccontare la storia di una ragazza che non trova un posto nel mondo. Questa insofferenza deriva più che altro da fattori esterni, il cui fulcro occhieggia alla condizione femminile nella nostra società. Il “rispetto” è incarnato dall’uomo e non essendoci figure maschili nella vita di Maria a essa viene negato. Non pensavo plausibile che una ragazza bistrattata dalla società potesse utilizzare un linguaggio comune. Non allineandosi all’identità degli altri non acquisisce le loro regole comunicative e così diventa alloglotta.

4) Ci puoi parlare un po’ di te e della tua vita privata? Dove vivi? Lavori/studi/squatti?

Vivo a Roma. Ma ho vissuto anche a Verona, nel frusinate e nelle isole Baleari. Studio Lettere Moderne, ma il tempo che dovrei impiegare sui testi universitari invece lo passo leggendo tanta narrativa contemporanea (italiana, sopratutto) e bevendo caffè. Sono sposata da due anni. Bazzico la comunità trans e il mondo veg. E, come Maria, continuo a cercare un posto nel mondo.

5) La pandemia di coronavirus ha creato un prima e un dopo per ogni settore della società. In particolare, il mondo dell’arte, e quindi anche quello della letteratura, ne è stato fortemente colpito. Detto questo, come hai vissuto la quarantena e in che modo ha influito sulla tua vita privata e artistica?

Essendoci un membro della mia famiglia che sta affrontando una grave patologia ho avuto modo di confrontarmi con il sistema sanitario e l’inedita organizzazione degli ospedali: infermieri del pronto soccorso che sconsigliano il trasporto rimbalzandoti al tuo medico di base che invece vuole altro, visite specialistiche rimandate che costringono a ricorrere ai privati, la somministrazione di farmaci a casa quando precedentemente sarebbe stato consono un ricovero. Credo, e questo vale un po’ per tutti, che la pandemia abbia permesso di riscoprire i propri limiti e la propria capacità d’arrangiarsi.

6) Sempre restando in tema di COVID, come credi che questa pandemia farà irruzione nel mondo della letteratura? Sarà cibo per gli scrittori o sarà ignorata? Nei romanzi sarà presente e come se ne parlerà? In fondo, se ci pensi, se la situazione non dovesse cambiare, romanzi come On the Road (giusto per citarne uno) e tutti quelli che parlano di esperienze all’aperto, orgie e vita sociale avranno un sapore del tutto diverso nel mondo post-COVID, non trovi? Puoi dirci come ne uscirà il mondo letterario in termini di creazione secondo te?

Ho sentito che molti suppongono che la letteratura distopica troverà un terreno fertile dove attecchire più di quanto abbia fatto prima, ma invece penso si tenderà alla ricerca del normale e della consuetudine anche in noi stessi e nelle cose che creiamo. Secondo me alla notizia che ci sarebbe stata la quarantena, molti editori si sono strizzati le chiappe, e l’emergenza sanitaria è riuscita a dare un ulteriore input per trovare nuove forme di comunicazione che avessero come fulcro il libro e la letteratura. Quindi più che le tematiche, credo che sussisterà una nuova modalità di promozione dei libri, volta ad accelerare l’esigenza di adeguarsi ai nuovi media e ai nuovi strumenti comunicativi.

7) Su Spacebar si parla molto di musica. Cosa ascolti e quali dischi metti quando scrivi?

Sonorità anni ’90 e pop. Mescolo tutto l’ho scritto con la voce di Miley Cyrus in sottofondo. Ma vengo stimolata anche dalle atmosfere elettroniche. Alcuni brani del libro li ho scritti in discoteca.

8) In che senso lo hai scritto in discoteca? Puoi dirci nel dettaglio come hai fatto?

Mi chiedevo: cosa farebbe Maria in questo momento? Che cosa penserebbe? È appena l’ispirazione arrivava, annotavo tutto sul telefonino, dando origine a veri e propri brani alla fine di qualche serata.

9) Restando nel settore musicale, se non ricordo male in Mescolo Tutto la musica ha poca rilevanza, nel senso che non c’è una colonna sonora né brani di riferimento, a parte il rave a cui Maria partecipa a un certo punto. Se dovessi scegliere una colonna sonora per il tuo film, quale credi ci starebbe alla perfezione? Io opterei per qualcosa di molto criptico, sullo stile di Aphex Twin, degli Autechre… e tu?

Scary Monsters and Nice Spirits di Skrillex, assolutamente.

10) Stai lavorando a qualche altro libro?

Sì: un romanzo sulla transessualità scritto leggendo solo autori trans: Imogen Binnie, Kai Cheng Thom, iO Tillett Wright. Avrà uno stile più tradizionale, tendente al classico e alla letteratura adolescenziale.

11) Quali autori hanno ispirato il tuo primo lavoro?

Burroughs, J.T. LeRoy, Gadda, Stephenie Meyer, Tondelli, molti. Anche Silvia Ballestra, con Il compleanno dell’iguana e il successivo La guerra degli Antò.

12) Una citazione con cui desideri concludere questa intervista?

“Non ho il dono di caratterizzare, in prosa, i veri discorsi degli altri, e così, a fini letterari, preferisco far parlare tutti come me”, da Il caso Myra Breckinridge di Gore Vidal.

13) Hai scritto questo testo a 19 anni, come immagini il tuo futuro editoriale oggi Yasmin?

Aspetto di esordire, per davvero. Credo che Mescolo Tutto non possa essere considerato un vero e proprio esordio letterario. Per me è stato più un esercizio di scrittura che è stato apprezzato subito dalla critica. Se devo essere sincera, non mi aspettavo questo successo e forse non lo desideravo nemmeno, nel senso che non credo di aver detto tutto quello che volevo dire con quel libro. Per questo motivo, il mio futuro me lo immagino con un esordio vero, ancora più personale e senza troppi impedimenti.

14) Ti va di dire lasciarci con un messaggio in particolare? Qualcosa che vorresti urlare in qualche modo alla società?

Destrutturate le vostre convinzioni continuamente, alla fine troverete veramente voi stessi.

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