Fantacalcio: il social network ante litteram

C’è un fenomeno che da decenni tiene costantemente legati gli italiani al mondo del calcio, che li costringe a restare aggiornati sulle ultime novità in termini di calciomercato e ai risultati in tempo reale delle partite di campionato. Il fenomeno investe tutti: grandi, piccoli, donne, esperti di calcio e meno esperti di calcio. Tutti vogliono essere gli allenatori perfetti della squadra perfetta. Tutti vogliono giocare al fantacalcio!

In questo articolo cercheremo di rispondere alle seguenti domande:

  • Quando è nato il fantacalcio?
  • Chi ha partorito questa idea geniale?
  • Perché il fantacalcio riscuote un successo impressionante?

 

fantacalcio

 

La nascita del fantacalcio

Il fantacalcio è stato inventato da Riccardo Albini che, ispirandosi a un passatempo statunitense basato sul baseball (Fantasy Baseball, noto anche come Rotisserie dal nome del luogo di ritrovo dei primi giocatori, La Rotisserie Française di New York) lo pubblicò per la prima volta in Italia nel 1990 tramite le Edizioni Studio Vit. Alla stesura della versione definitiva del regolamento contribuirono anche Alberto Rossetti e Diego Antonelli.

Un enorme contributo alla popolarità del gioco fu dato dalla collaborazione con La Gazzetta dello sport, che a partire dall’estate 1994 ospitò il gioco sulle sue pagine, che fornivano le votazioni per calcolare i punteggi delle fantasquadre. L’iniziativa fu un successo editoriale senza precedenti, che dai 70.000 partecipanti del primo anno ha raggiunto le cifre incalcolabili dei giorni nostri, perché in Italia è un marchio registrato del Gruppo Editoriale L’Espresso, ma le modalità di gioco sono varie e non tutti scelgono la stessa piattaforma o lo stesso campionato.

Riccardo Albini

Nel 1988 Riccardo Albini inventa il fantacalcio nel bar milanese chiamato Goccia D’oro. Riccardo Albini è un giornalista milanese classe 1953. Dopo qualche anno passato negli Stati Uniti, nel dicembre del 1982 fonda Video Giochi, la prima rivista italiana completamente dedicata a questo settore. Seguirà K, che opera nello stesso mondo. Nel 2004 “importa” dal Giappone il sudoku, contribuendo in quegli anni a farlo diventare un vero e proprio fenomeno di costume. Allo stato attuale è editore del mensile Logic Art, unica rivista in Italia dedicata alle immagini logiche (giochi logici su sfondo “artistico”).

 

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Esordi del fantacalcio

Nella prima edizione, il fantacalcio viene applicato ai Campionati Europei del 1988 che si tengono in Germania. L’autore ha sempre dichiarato che gli Europei rappresentavano un momento di prova fondamentale per la breve durata dell’evento. Infatti, sarebbe stato impossibile coinvolgere alcuni amici in un gioco sconosciuto e della durata di nove mesi. In un paio di settimane il tutto diventava più fattibile. Come c’era da aspettarsi, al termine degli Europei, il gruppo di amici chiese a Riccardo di giocare al fantacalcio, ma applicando il regolamento per la prima volta alla Serie A. Fu in quel momento che l’autore capì che sotto c’era qualcosa di estremamente buono.

Due anni dopo pubblica un libro intitolato “Serie A – Il gioco più bello del mondo dopo il calcio“, di cui ne vengono stampate 10.000 copie e vendute un quarto. Non fu un successone editoriale ma nel 1990 nacquero i primi 15.000 fantallenatori italiani. Il numero cresce sempre di più nel tempo, fino al 1994, anno in cui viene trovato un accordo di diffusione con La Gazzetta dello sport e sorge la modalità definita “Gran Premio”, in cui tutti giocano contro tutti, perché fino a quel momento era possibile giocare solo attraverso gli scontri diretti. Le squadre diventano 70.000! Lo stesso Albini in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano dichiara: “Loro pensavano che sarebbe stato un successo averne diecimila. Se avessimo inserito nell’accordo un bonus economico per ogni squadra iscritta oltre quella soglia, oggi sarei milionario”.

Perché il fantacalcio riscuote così tanto successo?

Quando arriva il momento dell’asta iniziale, non c’è scusa che tenga: per i fantallenatori non esiste più nulla, né famiglia, né fidanzata/o, né lavoro, niente! Si aspetta un anno intero per poter analizzare i movimenti del mercato estivo e individuare la rivelazione del nuovo campionato, che puntualmente azzecca il solito talent scout del gruppo. Si aspetta un anno intero il momento in cui effettuare un paio di telefonate per strappare qualche informazione o fornirne di fasulle, per prendere in giro questo o quell’amico che sbaglia sempre l’asta. Poi c’è quello che piange sempre, quello che gufa sempre, quello che non consegna mai la formazione, il rancoroso, il truffatore, il fanatico e la lista potrebbe continuare all’infinito perché ogni fantacalcio ha i suoi personaggi.

Per quanto possa sembrare strano, il fantacalcio è un gioco che funge da collante sociale. Spesso lo stesso Albini lo ha definito un “social network ante litteram”, perché rappresenta un ottimo pretesto per sentirsi ogni settimana e stare insieme almeno una volta all’anno. È un social network nato molti anni prima dei social network. Ci sono amicizie nate grazie al fantacalcio e che proseguono grazie al fantacalcio. Quasi sicuramente, ci saranno anche amicizie rotte a causa del fantacalcio, ma in generale si può affermare che questo gioco, come lo sport, serve per unire più che per dividere.

A noi di Spacebar piace concludere questo articolo con le parole di uno dei più grandi pensatori di sempre e con un video realizzato per gli amanti di questo fantastico gioco:

“Sei addestrato a essere ubbidiente, hai un lavoro che non ti interessa, in
giro non c’è un lavoro creativo per te, in campo culturale sei uno spettatore
passivo di roba solitamente di cattivo gusto, la vita politica e sociale è al di là
della tua portata ed è nelle mani dei ricchi. Cosa rimane? Resta lo sport,
per esempio: così metti un sacco di intelligenza, di pensiero e di fiducia in te
stesso nello sport. […] Dopo tutto, l’occupazione prevalente dei media non è
fornire notizie su El Salvador a persone politicamente preparate, ma distogliere
la popolazione dalle cose davvero importanti”.

(N. CHOMSKY, Capire il potere, Il Saggiatore, Milano, 2008, pp. 145-146).

 

 

 

 

 

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