La città senza auto e incidenti stradali…

Oggi abbiamo deciso di tradurre un articolo pubblicato il 15 luglio scorso su eldiario.es e scritto da José Precedo. Si parla di una città della Galizia (Spagna) diventata modello di riferimento per numerose città del mondo grazie a un primato straordinario: a Pontevedra non ci sono (o quasi) automobili…

 

Nel 2016, la polizia municipale di Pontevedra non ha emesso nemmeno una multa per eccesso di velocità. Lo stesso è successo l’anno precedente. E l’altro ancora pure. A Pontevedra mancano perfino i radar di rilevamento della velocità. Per non parlare degli incidenti mortali. L’ultimo si è verificato quattro anni fa. Nell’ultimo decennio, i sinistri stradali gravi sono diminuiti del 90%: sulle stesse strade che avevano registrato la morte di 30 persone tra il 1996 e il 2006, hanno perso la vita solo 3 persone nei dieci anni successivi. Questa tendenza non esiste in nessun altro comune spagnolo. Parlare di miracolo è superfluo, i risultati sono una pura logica statistica. In un periodo in cui altre città spagnole si sono riempite di automobili, favorite da guadagni facili e dalla bolla immobiliare, a Pontevedra si è verificata un’inversione di tendenza: il 70% degli spostamenti che prima si effettuavano con una vettura privata adesso si fanno a piedi o in bicicletta. Solo tre persone su dieci che si spostano in città lo fanno in auto. Ed è risaputo che quando i pedoni si scontrano raramente ci sono dei feriti.

La formula va oltre la mera pedonalizzazione del centro storico o la riduzione dei decessi dovuti agli incidenti stradali. Le emissioni di CO2 sono state ridotte del 70%, una mezza tonnellata per abitante e per anno. Rispetto a quello che è successo in tutta la Spagna, negli ultimi due decenni a Pontevedra non sono stati costruiti nemmeno grandi poli commerciali. Non ce n’è nemmeno uno. E il 72% della popolazione effettua gli acquisti a piedi, secondo un’inchiesta recente condotta dal municipio. Solo il 30% della popolazione va al supermercato in auto. Circa 2000 studenti di età compresa tra i sei e i dodici anni vanno a piedi a scuola e la maggior parte senza essere accompagnati. Dal 2009, nel centro storico si sono installate ben 12.000 persone. Sebbene l’economia locale abbia sofferto gli effetti della crisi, hanno chiuso i battenti meno negozi rispetto alla media nazionale. Il modello di Pontevedra ha ricevuto premi in tutto il mondo. Citiamo solo quello più importante: l’ONU ha assegnato a Pontevedra il premio Habitat per l’organizzazione dello spazio pubblico. New Orleans studia il modello Pontevedra per recuperare il quartiere francese (Vieux Carré) in seguito ai danni provocati dall’uragano Katrina.

 

pontevedra mobilità

 

Il sindaco

Una rivoluzione simile è stata avviata da un sindaco senza maggioranza assoluta e in testa a un partito minoritario che non aveva mai governato nessuna delle sette città della Galizia. Nella Pontevedra conservatrice, la città natale di Mariano Rajoy, una città fatta di gente “come dio comanda”, come piace ripetere al presidente, dal 1999 governa il BNG, un blocco di partiti la cui formazione di maggioranza, l’Unione del Popolo Galiziano, si dichiara marxista-leninista.

Il padre della Pontevedra del ventunesimo secolo è Miguel Ánxo Fernández Lores, che è stato 12 anni all’opposizione prima di diventare sindaco. “Dal mio ufficio apro la finestra e posso ascoltare le conversazioni che si fanno per strada, qualcosa che un tempo era impensabile”, dichiara Lores.

Il sindaco è salito al potere nel mese di luglio del 1999 e ad agosto emise immediatamente un’ordinanza che prevedeva l’abolizione di 500 vetture dal centro storico. Pedonalizzò 300.000 metri quadrati in una sola volta. A quei tempi, molto prima che la città ottenesse il riconoscimento della Federazione spagnola dei municipi e delle province, della DGT o del Governo basco, furono architettate anche piattaforme e campagne di protesta, così come succede in altre città che cercano di adottare decisioni simili. Il Partito popolare si oppose alla pedonalizzazione con un processo durato ben sette anni, dopo i quali è stato archiviato.

Il sindaco ci tiene a precisare: “Furono organizzate proteste, ma si trattava di pura politica. Noi, prima di avviare qualsiasi tipo di pedonalizzazione, organizzavamo assemblee con gli abitanti delle aree interessate. E c’era sempre un signore a cui la stampa dava molto spazio con titoloni tipo «i vicini si oppongono». Poi risultava che delle riunioni a cui partecipavano 200 persone, se ne opponevano solo due, meno di quante ne fossero citate dalla stampa. Avevamo l’OK delle persone, che erano a favore. Dopo quel periodo, tutto si è spento”.

“I commercianti che ponevano manifesti con messaggi contrari, tipo «Il blocco ci blocca», adesso difendono la pedonalizzazione. In una delle zone in cui decidemmo di edificare un giardino, volevamo destinare una corsia al traffico automobilistico, ma fu la stessa assemblea a decidere che non era necessario perché in questa zona non c’erano garage. Si trattò di una proposta dei vicini, perché quando pensano che una certa azione sia positiva, la difendono a denti stretti. Nella zona monumentale successe che, dopo la pedonalizzazione, quando compariva una vettura parcheggiata male, i primi a chiamare erano proprio i vicini. Ma oltre a pedonalizzare, è necessario generare attività. Se non ci sono bar, attività culturali, bambini che giocano per strada, il signore che aveva parcheggiato lì la sua macchina penserà di essere stato derubato in qualche modo. Così non si guadagna nulla. Ma quando quel signore si renderà conto che tutto migliora, è più pulito e che l’economia cresce al passo delle attività culturali e ludiche, la sua prospettiva cambierà rapidamente. La prima misura che adottammo fu finanziata dalla Once (Organizzazione nazionale dei non vedenti spagnoli), che prevedeva lo stanziamento di 100.000 euro per la realizzazione di un progetto di accessibilità. Noi dicemmo: “dateci i 100.000 euro e ce ne occuperemo direttamente”.

[…] Il successo del modello Pontevedra lo facilita una città compatta, di sei chilometri quadrati, in cui il tragitto più lungo dura mezz’ora a piedi e dove quasi tutti i quartieri sono distanti quindici minuti dal centro. “Per questo abbiamo ideato il Metrominuto, una cartina locale che si rifà a quelle delle metropolitane delle grandi città e che segnala la distanza in minuti a piedi tra le varie zone”.

 

metrominuto pontevedra

 

[…] “Guarda questa piazza, si chiama Plaza de España. Di qui un tempo passavano 26.000 auto. Oggi ce ne passano 500, 1000 o 2500, fa lo stesso. Ci passano quelle che ci devono passare. Come controlliamo tutto questo? Grazie alla polizia. C’è bisogno dei controlli delle autorità, ma senza esagerare. La differenza con altre pedonalizzazioni è che questa lascia spazio al carico e allo scarico delle merci. Se è necessario fare una commissione, qui la gente può sostare trenta minuti senza pagare. I servizi vengono espletati in maniera eccellente e rapida. Per esempio le operazioni di scarico e carico o di consegna della posta sono le più veloci della Spagna, ma è logico perché non c’è traffico né costi”.

Via le auto!

Il sindaco diffida dei progetti che stanno nascendo in altre parti, in cui si pianificano le aree pedonali destinate agli studenti, perché restano iniziative isolate in città stracolme di auto. L’unico modo per recuperare lo spazio pubblico e donarlo alle persone è eliminare i veicoli privati. Anche quelli elettrici. Occorre limitare anche la circolazione di veicoli turistici e motociclette.

“Rubiamo spazio pubblico alle auto private. Se disponi di un parcheggio libero in una strada, si genera un traffico stupido per cercare parcheggio in zone in cui non c’è, tutti fanno dei giri interminabili aspettando che si liberi un posto. Viene definito traffico di congestione. Succede anche con le zone di parcheggio a pagamento, che qui non ci sono. Vogliamo che questa storia finisca”, afferma il sindaco. Quando gli viene chiesto se la formula Pontevedra è esportabile altrove, non ha dubbi e dice di sì. Nelle città fino a 180.000 abitanti si possono vivere esperienze simili, anche se ci tiene a precisare che non vuole insegnare nulla a nessuno. “Nelle grandi metropoli si potrebbe provare a intervenire a livello di quartiere”, precisa.

Il sindaco conclude con la seguente affermazione: “Là dove entra una macchina, possono starci dieci persone. La persona che compra una macchina sta comprando un pezzo di suolo pubblico. Non dobbiamo dimenticarcelo”.

 

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L’articolo integrale è disponibile al link seguente: http://www.eldiario.es/sociedad/Pontevedra-ciudad-coches_0_664934417.html

Le foto sono state scaricate dal sito web ufficiale della città di Pontevedrahttp://www.pontevedra.gal/

Traduzione di Stefano Iuliani

 

 

 

 

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